Ti è sempre piaciuto viaggiare?

Recentemente mi è stata rivolta la domanda: ‘Ti è sempre piaciuto viaggiare?‘ Dopo un attimo di esitazione ho risposto si, nonostante non provenga da una famiglia di viaggiatori.

Mi sono fermata a riflettere su quando sia nata in me questa passione. Non so neppure se passione sia il termine più idoneo, forse sarebbe meglio definirla esigenza, bisogno, necessità.

Eppure a scuola la geografia non era la mia materia preferita, anzi trovavo noioso imparare a memoria le venti regioni italiane, i capoluoghi o le capitali dei vari paesi. Mi sembrava una materia così astratta.

Ora adoro conoscere un luogo nuovo e andarlo a cercare subito sull’atlante.

Eppure ho sempre considerato normale il desiderio di scoprire il mondo, anzi non concepivo un pensiero opposto.

Non ho mai avuto paura di volare. Ricordo l’emozione della prima volta che sono salita su un aereo, un volo breve con destinazione Barcellona. Al momento del decollo ho provato una strana sensazione allo stomaco, la stessa di quando da piccola volevo toccare il cielo sull’altalena e andare sempre più su.

Questo solletico allo stomaco dopo un paio di volte è sparito, ma non è sparita la voglia di prendere l’aereo. Anche se ora non conto più su quanti aerei sono salita, neppure ora la voglia di andare lontano è sparita.

Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati.

(Gore Vidal)

Mi sono interrogata sul perché mi piaccia così tanto viaggiare.

Il primo motivo, forse banale, che mi viene in mente è collezionare ricordi. Il viaggio è come se fosse un amplificatore della vita. La vita quotidiana, ogni tanto, sembra la ripetizione di un unico giorno. Invece, durante un viaggio di ricordi se ne collezionano tanti. Non è detto che tutti siano piacevoli, ci possono essere delle disavventure.

Un altro motivo è scoprire nuove prospettive, scoprire che un altro modo di vivere e vedere le cose è possibile. Un viaggio apre la mente e ci fa capire quanto i nostri pensieri siano condizionati dal continente, dallo stato, dalla città in cui viviamo e che il nostro punto di vista è uno e non l’unico possibile. Per me è stato illuminante il viaggio in Giappone dove tutto funziona perfettamente, i treni sono superveloci ed in orario, le persone sempre gentili ed educate. Mi è sembrato di essere in un altro mondo.

Il modo migliore per cercare di capire il mondo è vederlo dal maggior numero di angolazioni possibili.

(Ari Kiev)

Il viaggio permette di mettersi alla prova e conoscere meglio se stessi. Viaggiare significa uscire dalla propria confort zone. Ogni tanto bisogna non lasciarsi sopraffare da un aereo in clamoroso ritardo, dalla pioggia durante una vacanza di mare o altri piccoli ostacoli che possono succedere durante un viaggio.

Viaggiare significa sperimentare cibi nuovi, sentire nuovi profumi, interagire con la gente locale. Mi ricordo a Zanzibar dove mangiai per la prima volta un’aragosta alla brace (ed io non mangio pesce) e mi piacque tantissimo.

Viaggiare è una ricchezza e secondo me sono i soldi meglio spesi.

Si viaggia non per cambiare luogo, ma idea.

(Hippolyte Adolphe Taine)

Demi

Giorno 9 in Spagna: relax al parco del Buen Retiro a Madrid

Ci svegliamo con calma nel nostro bellissimo Hotel a Madrid e con malinconia penso che è l’ultimo giorno di vacanza. Domani un aereo ci porterà a casa.

Dopo una super colazione siamo pronti a trascorrere la giornata nel Parco del Buen Retiro.  Non stento a credere che sia definito il polmone verde della città: è immenso.

A vedere la quantità di gente che entra al Parco pensiamo che forse non è stata una buona idea recarci in questo posto di domenica, la domenica delle palme per di più. Invece il parco è talmente grande che non si percepisce la sensazione di sovraffollamento.

La prima cosa che notiamo è che qui è scoppiata la primavera: gli alberi sono completamente fioriti e le temperature sono davvero piacevoli mentre si passeggia. Ci sono tantissimi artisti di strada, personaggi dei cartoni animati che attendono di essere fotografati assieme ai bambini, gruppi musicali che propongono le loro canzoni e vendono i loro cd (Johnny ha acquistato il cd dei Mr.Black dopo aver sentito le loro performance country-folk in spagnolo).

Al centro del parco c’è un laghetto artificiale, l’Estanque grande, dove è possibile noleggiare una barchetta a remi per 45 minuti. Non ci siamo certo lasciati sfuggire questa opportunità e poi la capienza è 4 adulti e noi siamo in 4.

Mi ricorda lo Chidorigafuchi ryokudo a Tokyo, quando abbiamo noleggiato la barca per ammirare i sakura dal fiume. Uno spettacolo!

Johnny rema, io scatto foto con la reflex, filmo con la GoPro mentre la dottoranda e my brother si godono il panorama. Il tempo, tra risate e relax, in questa piccola barchetta a remi azzurra scorre velocemente.

Continuiamo poi a passeggiare tra i viottoli del parco, la giornata è calda e abbiamo voglia di un gelato, quindi ci sediamo in un bar accanto al Palazzo di Velázqueze e sinceramente non abbiamo più voglia di alzarci. Ma il Palacio de Cristal ci attende.

Il Palacio de Cristal fu costruito nel 1887 per l’Esposizione delle Filippine di quell’anno, è di vetro e metallo. La struttura è spettacolare, quasi fiabesca. Entriamo, fantastico vedere da quella prospettiva il parco all’esterno. Sembra una serra e dentro fa parecchio caldo.
Osserviamo che ci sono tantissimi ragazzi armati di quaderno e matita, appostati fuori dal Palazzo, intenti a disegnarlo. In effetti ha un’architettura davvero originale.

Passeggiamo lungo il perimetro del laghetto antistante dove vediamo anatre, pulcini e due cigni neri, le vere star considerato quanto sono fotografati dai visitatori (noi compresi).

La nostra visita finisce nella Rosaleda giardino dove si possono ammirare oltre 4000 rose, pecato che fioriscono a maggio e giugno e quindi rimaniamo un po’ delusi. In piena fioritura deve essere uno spettacolo incredibile.

Lasciamo il parco per dirigerci al Museo del Prado. Abbiamo scoperto che due ore prima della chiusura l’ingresso è gratuito. Non siamo solo noi a saperlo: la fila di gente è talmente lunga che non si vede la fine. Rinunciamo.

Andiamo a visitare la stazione Atocha. L’avevo vista in numerose fotografie. Una stazione dei treni che accoglie al suo interno una foresta pluviale. All’interno infatti c’è un’umidità pazzesca.

Attraversiamo la strada e sbattiamo contro il Museo d’arte contemporanea Reina Sofia. Anche qua l’ingresso è gratuito (dalle 13.30), almeno la fila è più umana. Questo museo espone uno dei quadri più famosi di Picasso: Guernica. Il quadro che rappresenta l’orrore e le barbarie della guerra. Questo quadro mi ha fatto innamorare dell’arte moderna e finalmente vederlo dal vivo è una gioia immensa.

Non c’è tanto tempo e ci dirigiamo subito nella sala dedicata a Picasso (le opere sono tante e poco conosciute, certamente meriterebbero molta più attenzione) e cerchiamo il famoso dipinto. Non è difficile individuarlo: è davvero un dipinto gigante ed infatti occupa un’intera parete della sala. Non credevo che fosse così imponente.

Giusto il tempo per ammirare l’opera e le porte delle sale chiudono. Peccato non esser entrati prima in questo museo. C’è anche Richard Serra (presente al Guggenheim di Bilbao) esposto al primo piano.

Passiamo in Puerta del Sol proprio durante una processione pre-pasquale (è la domenica delle Palme) accompagnata da una banda che rallegra i passanti e la marcia è accompagnata da una calca tutto attorno attenta a immortalare il momento. La cosa più triste è che tutti e quattro abbiamo pensato che un camion guidato da un attentatore avrebbe potuto mietere tantissime vittime. Madrid è già stata teatro di un attentato l’11 marzo 2004.

Non ci lasciamo sopraffare da questi tristi pensieri e ci dirigiamo verso l’hotel con una sosta in un ristorante americano per cena. Mi prendo un’insalata: il mio fegato sta chiedendo pietà per il troppo fritto!

La vacanza purtroppo è finita. Domani andiamo a Valencia a prendere l’aereo.

Demi

Giorno 8 in Spagna: Madrid

Uno dei vantaggi di alloggiare in un Hotel 4 stelle nel centro di Madrid, oltre la vicinanza ai vari musei, monumenti, è la possibilità di usufruire di un’abbondante colazione continentale.
Ci ritroviamo quindi tutti e 4 nella zona ristoro ed approfittiamo della vasta scelta di dolce e salato.
Sufficientemente satolli iniziamo il nostro tour della città.

La prima tappa che facciamo è il Palazzo Reale.


Anche oggi la giornata è spettacolare. Cielo azzurro, nessuna nuvola ed un caldo sole quasi estivo.
Il Palazzo è davvero maestoso, così come tutta la piazza che lo circonda.
Attorno al Palazzo c’è di tutto, venditori abusivi di magliette, ritrattisti, venditori di ventagli, personaggi più o meno affidabili che vogliono venderti altre escursioni, personaggi travestiti che richiamano qualche turista per un selfie in cambio di un po’ di denaro.
E poi c’è una gran fila all’ingresso. Centinaia di persone.
Siamo un po’ indecisi se farla quando scopriamo che c’è un ingresso preferenziale vuoto per chi ha già i ticket.
Compriamo i biglietti online e procediamo spediti.

L’origine del palazzo affonda le sue radici al IX secolo, in piena epoca di dominazione araba sulla Penisola Iberica; il regno musulmano con sede a Toledo decise di costruire una grandiosa fortificazione difensiva (Alcazar, in arabo), che venne utilizzata anche dopo la Reconquista dai re di Castiglia fino al XVIII secolo.
Un incendio scoppiato la Vigilia di Natale del 1734 distrusse completamente il Real Alcazar e l’edificio dovette essere ricostruito completamente da zero. Il re Felipe V decise che venisse edificato unicamente in pietra e mattoni e così i lavori iniziarono nel 1738 e terminarono ufficialmente diciassette anni più tardi, anche se ci furono numerosi adattamenti nel corso degli anni per assecondare i voleri dei re che vi soggiornarono.
Lo stile del palazzo è chiaramente barocco, ispirato ai più noti palazzi francesi (uno su tutti, il Louvre) ma con una forte impronta italiana.
Le decorazioni dell’edificio sono cambiate di pari passo con i tempi, a seconda delle mode artistiche del momento; tra le stanze conservate dall’epoca di Carlos III si segnalano il Salón del Trono e la Cámara del Rey, così come la Sala de Porcelana, mentre al suo successore si deve il Salón de Espejos (Sala degli Specchi). Il Salón del Trono in particolare presenta una volta affrescata dal Tiepolo nel 1766 che rappresenta un’allegoria della monarchia spagnola. Di notevole valore artistico sono anche la mobilia dorata e le tende di velluto realizzate a Napoli, dove Carlos III aveva regnato; i grandi lampadari di quarzo puro invece sono originari di Venezia e datati XVIII secolo, mentre provengono da Roma i leoni di bronzo che ornano il baldacchino che sovrasta il trono.
Ci sono notevoli opere pittoriche presenti all’interno del Palacio Real: la galleria ospita infatti dipinti di Juan de Flandes, del Caravaggio, e degli spagnoli Velázquez e Goya, senza tralasciare altri pezzi pregiati presenti a palazzo come un quartetto di autentici Stradivari (due violini, una viola ed un violoncello) o la collezione della Real Armeria.
Quest’ultima in particolare è una delle collezioni più importanti al mondo nel suo genere: le armi e le armature qui presenti sono quelle originali della Famiglia Reale fin dal XIII secolo; dopo un lungo lavoro di restauro questa spettacolare sezione del palazzo è stata aperta al pubblico nel 2000.

La visita di un simile palazzo non poteva concludersi che con una domanda fondamentale: ma i Reali di Spagna vivono ancora lì? La risposta è no. Vivono nelle immediate vicinanze di Madrid, per la precisione nel Palacio de la Zarzuela, nel Parco del Monte de El Pardo.

Proseguiamo verso il Mercado de San Miguel dove compriamo qualcosa per un veloce pranzo tra un ressa di gente incredibile.

Arriviamo poi a Plaza Mayor.Questa piazza è un simbolo di Madrid e la sua costruzione cominciò nel XVII secolo per ordine del re Filippo III, di cui è presente la statua equestre scolpita in bronzo.Inaugurata nel 1620, si tratta di una piazza a pianta rettangolare, fiancheggiata da portici. Questo luogo, in tempi passati, è stato scenario di numerosi atti pubblici, come corride, processioni, feste, rappresentazioni teatrali, giudizi dell’Inquisizione e anche esecuzioni capitali.
Qui il caldo si fa sentire e così, seduti ad un tavolino di uno dei tantissimi bar e ristoranti, ci prendiamo una pausa.
Assistiamo ad una variopinta quantità di personaggi, dall’uomo capra che col suo continuo ticchettio della bocca in legno cerca di attirare l’attenzione soprattutto dei bambini, ad un grasso spiderman, a ragazzi che ti fanno fare un giro della piazza sul Segway, a ragazze cosplayer forse in giro per un addio al nubilato, a suonatori ambulanti (a proposito, qualsiasi suonatore ambulante dotato di fisarmonica o violino, intonerà sempre almeno una volta il tema de Il Padrino) e tanti mendicanti.

Lasciamo una piazza e ne raggiungiamo un’altra: Puerta del Sol, sin dalla nascita della capitale spagnola, fu il salotto di città e la culla prima di ogni attività commerciale, culturale, amministrativa di Madrid.

E’ sabato pomeriggio. Potevamo non fare un shopping lungo la rinomata ed altrettanto affollata Calle Gran Via? Certo che no ed eccoci quindi ad affrontare el pueblo all’interno di più o meno famose catene di negozi, tra le quali spicca Primark, nota catena irlandese (da poco sbarcata anche in Italia) che vende a prezzi stracciati abbigliamento, articoli per la casa e cosmetici.
Il negozio è enorme, 5 piani stracolmi di gente. La gran ressa ed il caldo miete qualche vittima. Una signora sviene davanti a noi in prossimità delle casse. Niente di grave per fortuna, ma tanto basta per far capire che sicuramente il posto è sovraffollato.Proseguiamo per le vie del centro fino all’ora di cena.
Questa volta riesco a mangiarmi finalmente la paella (in condivisione con il fratello di Demi e la sua ragazza), mentre Demi si limita ad un hamburger.
All’uscita dal ristorante, se era possibile, c’è ancora più gente in giro che di giorno.
Passiamo nuovamente a Puerta del Sol ed assistiamo ad un divertente spettacolo di street dance.
Stanchi, ma soddisfatti della bella giornata, rientriamo finalmente in Hotel.

Johnny

Giorno 7 in Spagna: Oviedo e rotta verso Madrid

Il risveglio è lento. Oggi tipicamente spagnolo.
Ci alziamo con calma e troviamo ottimi dolci lasciati dalla nostra cara Ross. Nonostante siamo ancora un po’ sazi della frittura asturiana della sera prima, non ci tiriamo indietro e mangiamo abbondantemente a colazione.
Dopo una bella doccia e con il rientro della nostra ospite, ci dirigiamo in macchina verso il centro di Oviedo.

La giornata è da tarda primavera con un bel sole che è una decisa rarità per il posto.
Passiamo nuovamente davanti la cattedrale, passeggiamo per le vie del centro, dove notiamo che c’è un sacco di gente, raggiungiamo poi la statua di bronzo di Woody Allen, un bel giardino con laghetto e cigni e dove ci facciamo un paio di foto con la statua di Mafalda.


Raggiungiamo una bella piazza e decidiamo di fermarci per un aperitivo che poi si trasforma in un mezzo pranzo. Questa volta mi cimento con la Sangria. Il sole che ci scalda ci regala una magnifica pausa pranzo, facendoci un po’ rinunciare a faticose camminate attraverso le stradine ed i vicoli dal sapore lontanamente medievale.

La Cruz de la Victoria è il simbolo più importante di Oviedo: la leggenda vuole che sia stato grazie a questa cruz che Pelayo (condottiero asturiano dell’VIII secolo, animatore di un’insurrezione contro il governo musulmano e fondatore del regno delle Asturie) abbia vinto la battaglia di Covadonga ed è quindi per questo motivo che la Vergine di Covadonga ha per trono la culla di Spagna e la croce campeggia su sfondo azzurro nella bandiera del Principato delle Asturie.
La croce 
originale, si trova dal IX secolo nella Cámara Santa della Cattedrale di Oviedo ed è il suo cimelio più prezioso. Che sia autentica o meno non importa, è bellissima.

Tuttavia non riusciamo a visitare l’interno della cattedrale e questa croce, decidiamo allora di andare a visitare il famoso monte Naranco dove troneggia una grande statua del Cristo.

Questa scultura, risalente al 1950, rappresenta la figura di Gesù che si riflette simbolicamente abbracciando e proteggendo la città di Oviedo. E’ illuminato dal 1992 e nel suo piedistallo è incassata la Victoria Cross (alta 35 metri), simbolo di Oviedo e della storia delle Asturie.

Finita questa ultima visita, abbandoniamo definitivemente le Asturie e proseguiamo in direzione Madrid.


Il viaggio è parecchio lungo (circa 5 ore). Attraversiamo un paesaggio molto brullo a tratti deserto.
Qualche sosta in autogrill e finalmente in serata ed in perfetto orario raggiungiamo l’aeroporto e lì recuperiamo il fratello di Demi.
Ci dirigiamo poi verso l’Hotel Eurostar, ubicato strategicamente in pieno centro.
Molto belle le camere, davvero di design e particolarmente spaziose.
Nonostante la stanchezza, decidiamo comunque di fare un giro ed assaporare un po’ di movida. E’ comunque venerdì sera.
C’è una quantità incredibile di gente che mangia e beve … Bienvenidos a Madrid!!

Johnny

Giorno 6 in Spagna: svegliarsi a Bilbao e addormentarsi a Oviedo

Ci svegliamo nel nostro moderno hotel a Bilbao. La prima tappa della nostra visita è il famoso Museo Guggenheim. Abbiamo già i biglietti acquistati on line con l’ingresso stabilito alle 10. Per fortuna l’hotel è vicinissimo al Museo per cui arriviamo addirittura in anticipo (non da noi, dato che abbiamo scelto di sposarci nella cappella dello stesso hotel dove alloggiavamo a Las Vegas per non rischiare di arrivare tardi anche quel giorno).

Il caldo sole che la Spagna ci aveva abituato, oggi non si vede. Il cielo è grigio, però almeno non piove. Attendiamo l’apertura del museo nel bar all’interno con un caffè (carissimo anche per il target italiano). Finalmente entriamo: non possiamo accedere al museo con gli zaini e non si possono scattare foto all’interno delle sale, almeno l’audio guida italiana è compresa nel costo del biglietto.

La visita comincia con un artista basco e dei pezzi di legno colorati e assemblati, un tavolo composto da cartone da imballaggio colorato d’argento. Johnny già comincia a lamentarsi dell’arte moderna. Cominciamo bene.

Io, al contrario di Johnny, amo l’arte moderna semplicemente perché suscita una reazione in me. Sinceramente aver visto Leonardo o Giotto al Louvre, mi ha lasciato indifferente. Riconosco la loro importanza ed il loro genio, concetti ribaditi più volte a scuola, però la loro visione dal vivo non mi tocca. Spero che non mi consideriate blasfema.

La sala accanto ospita le gigantesche sculture di Richard Serra. L’insieme delle opere si chiama The matter of time (la materia del tempo) e l’obiettivo è camminare all’interno di questi enormi lamine poiché tutto ruota attorno al visitatore e alle sue percezioni. Infatti in una spirale mentre cammino le pareti si inclinano e mi accorgo che il mio busto segue le inclinazioni della parete mentre Johnny anche se più alto di me cammina dritto e non ha questa sensazione. L’ultima scultura è un vicolo cieco e anche se so di aver camminato ho la sensazione di essere sempre nello stesso punto. L’audioguida spiega come Richard Serra abbia progettato queste sculture: grazie ad un programma usato per progettare navi e aerei, demandando poi la realizzazione vera e propria a dei professionisti.

Le opere di Richard Serra mi sono proprio piaciute. Ora la visita può proseguire. Entriamo in una sala dove proiettano delle immagini angoscianti di Pierre Huyghe. Una scimmia vestita da cameriera con una maschera del teatro Noah cammina incessantemente tra la sala di un ristorante e la cucina. È completamente sola. Tutti gli essere umani se ne sono andati a causa del disastro nucleare di Fukushima. Dopo qualche minuto devo uscire, la desolazione rappresentata in questo modo mi inquieta tantissimo.

E siamo solo al primo piano, ce ne sono altri due e vediamo quadri di Pollok, di Andy Wharol, Basquiat …

Se volete fare un giro virtuale all’interno delle opere del museo cliccate qua: il sito ufficiale del museo con la descrizione delle mostra permanente e le collezioni.

Dopo tre ore all’interno del museo possiamo uscire e visitare Bilbao. Ieri sera in hotel ci è stata fornita la cartina con le zone da visitare e le principali attrazioni e la stessa receptionist ci ha confermato che Bilbao è una città piccolina.

Usciti dal museo non potevamo non farci la foto con il ragno gigantesco posto fuori. Quando mi trovo sotto penso che è proprio uguale a quello che abbiamo visto nel quartiere di Roppongi a Tokyo.

Passeggiamo lungo le rive del fiume fino ad arrivare alla parte vecchia della città, Casco Viejo. Si è fatta ora di pranzo ed entriamo in un ristorante americano: hamburger e patatine ci stanno sempre.

Proseguiamo il nostro tour e molti negozi sono chiusi dato che è ora di pranzo spagnola. Riesco comunque ad intercettare un negozio aperto, dove adocchio uno zaino più femminile di quello che indosso (total black e di Johnny).

Mancano ancora due tappe: Plaza Moyua e Azkuna Zendroa, un centro polifunzionale che sotto le vesti di un vecchio edificio, Philippe Stark ha trasformato in qualcosa di decisamente originale: una grande sala centrale con un maxi schermo, la sala auditorium sospesa e sorretta da tantissime colonne colorate ed ognuna diversa dall’altra. Davvero notevole.
La strada che ci porta a destinazione è vivace, piena di negozi e gente che passeggia. Peccato avere poco tempo per approfondire la visita di questa zona.

Siamo attratti dalla musica provenire vicino all’ Azkuna Zendroa, all’inizio pensiamo sia una banda. Invece è un enorme amplificatore che trasmette musica balcanica accompagnando dei bambini chiassosi e allegri che corrono attorno all’isolato.

È giunto il momento di recuperare la macchina e dirigerci ad Oviedo dove ci attende la dottoranda. Con stupore notiamo che la zona accanto al garage è transennata e non passano le automobili. Il giro dei ciclisti ci perseguita. Johnny è preoccupato per come lasciare la città. Io no, infatti alla fine riusciamo ad uscire dal dedalo di divieti senza difficoltà.

Arriviamo dopo tre ore di viaggio ad Oviedo. E’ una città piccolina, pulita e con tanti sali e scendi. Città natale del famoso pilota di Formula 1 Fernando Alonso e città amatissima da Woody Allen.

Ci riposiamo un po’ e poi siamo pronti per uscire a cena. La destinazione è il modaiolo quartiere La Gascogna ed anche se è un qualunque giovedì sera di aprile, i locali sono pieni di gente. A nostro avviso la temperatura non permette di cenare fuori, ma non la pensano così gli asturiani che occupano tutti i tavolini all’aperto.

La bibita ufficiale è il sidro, un succo alcolico ottenuto dalle mele e viene versato un po’ alla volta nel bicchiere tenendo la bottiglia distante. Si beve in un sorso e l’ultima parte viene obbligatoriamente versata a terra, così a fine serata la strada è appiccicaticcia.

Ordiniamo patatas bravas, croquet de jamon, pollo ajillo e mega dolce finale. Non ce lo aspettiamo, ma il pollo all’aglio arriva fritto. Ho scoperto che qui in Spagna si frigge come se non ci fosse un domani.

Satolli e boccheggiati usciamo dal ristorante, per fortuna mezz’ora di strada a piedi ci separa dal letto.

Demi

Giorno 5 in Spagna – Donostia-San Sebastian ed arrivo a Bilbao

San Sebastian dista solo 20 km dalla Francia.
Il pittoresco lungomare di San Sebastián, con le spiagge di Ondarreta, Zurriola e La Concha, la rendono una popolare località turistica.

C’è un po’ di vento e grosse nuvole grigie minacciano pioggia, ma piccoli squarci azzurri ci fanno anche sperare in una giornata che volge al bello.

Decidiamo per una bella colazione presso un bar vicino alla Artzain Onaren Katedrala, ovvero alla cattedrale neogotica del Buon Pastore edificata a partire dal 1889.

Piccola nota: dimenticate di comprendere il basco scritto e parlato. E’ una lingua incomprensibile, tanto distante dallo spagnolo.
Conosciuta col nome nativo Euskara, viene definita dai linguisti come una lingua isolata, ossia che non ha alcun legame con altre lingue e la sua origine rimane ancora un po’ misteriosa. Attualmente si tende a considerare il basco come l’unico idioma sopravvissuto di una famiglia di lingue parlate nell’Europa occidentale estintesi quasi interamente con le invasioni indoeuropee a partire dal XIII secolo a.C.

Seguendo la riva sinistra del fiume arriviamo alla città vecchia, situata tra il porto ed il monte Urgul che la sovrasta.


La zona della città vecchia è interessante perchè è un dedalo di stradine con un’incredibile quantità di tapas e locali. C’è parecchio movimento e ci sono ovviamente tantissimi turisti francesi.


Percorriamo il lungomare ocra della Playa de la Concha fino quasi Pico del Loro ed è qui che assistiamo allo spettacolare infrangersi delle onde del golfo di Biscaglia sugli scogli, che bagnano turisti e passanti. Davanti a noi l’isoletta di Santa Clara.
Qui c’è un’atmosfera strana, molto più da Bretagna che da Spagna. Un po’ di video e foto nebulizzati dalle onde e poi ritorniamo alla città vecchia in cerca di un locale dove pranzare.


Una tapas dove assaggiare finalmente i pintxos ed una buona cerveza e siamo nuovamente davanti al porto, poco distante dalla Kaimingaintxo Plaza, a goderci seduti su un moletto un fantastico sole. Il tempo ha cambiato velocemente ed ora fa decisamente più caldo.
Valutiamo se salire il monte Urgul. Alla fine siamo traveller che nulla temono e quindi in circa mezzora di salita siamo in cima.
Qui domina dall’alto il Castillo de la Mota (da non confondere con quello più celebre di Valladolid).
Questo monte nel XI secolo era parte del sistema di difesa della città e passeggiando intorno al colle si possono ancora vedere i resti delle antiche mura di difesa ed il castello.

La visita del castello è gratuita e c’è un interessante museo all’interno che traccia la storia di Donostia San Sebastián.
Dopo aver visto il museo attraverso uno stretto passaggio si giunge fino alla piattaforma panoramica superiore, sovrastata della grande statua di Gesù Cristo, che è possibile vedere da molti punti della città.


Anche quassù a farla da padrone sono i bambini. Un po’ il leit motiv di questa vacanza finora. Ce ne sono tantissimi, ovunque ed a qualsiasi ora della giornata, tanto che ad un certo punto ci viene il sospetto che le scuole siano del tutto chiuse in questo periodo.

Finita questa visita facciamo nuovamente ritorno all’Hotel Amara Plaza e riprendiamo possesso della nostra Golf. Direzione Bilbao. Ci attende circa 1 ora e mezza di strada, ma prima vogliamo fare una deviazione verso San Juan de Gaztelugatxe, che è un’isola spagnola lungo le coste della Biscaglia, collegata alla terraferma da un ponte del XIV secolo. Sulla parte più alta dell’isola sorge un eremo, denominato Gaztelugatxeko Doniene in basco o San Juan de Gaztelugatxe in spagnolo, dedicato a San Giovanni Battista risalente al X secolo e meta di pellegrinaggio.

Arriviamo lì verso le 18.30 e decidiamo, vista l’ora tarda, di osservarlo dall’alto e scendere al viewpoint più vicino, che dista 300 mt dai parcheggi.
Ci appartiamo in una zona boschiva sul promontorio, proprio sopra l’isoletta e da qui provo a far decollare il drone. Il forte vento però mi rende inquieto e quindi desisto dall’idea di farlo volare. Peccato perchè la vista dall’alto è davvero spettacolare, anche se il cielo è nuovamente grigio.

Raggiungiamo Bilbao. Il traffico è notevole. Rimpiango il deserto della zona interna.
Alloggiamo nel piccolo Cosmov Hotel, a soli 5 minuti a piedi dal Guggenheim, vero motivo di questa sosta in questa città che altrimenti avrebbe poco da dire.
La sera siamo indecisi se mangiare fuori o prenderci qualcosa da consumare in Hotel. Optiamo per la seconda opzione e così finalmente possiamo rilassarci in camera ad un’ora decente.

Domani mattina giornata dedicata all’arte moderna.

Johnny

 

Giorno 4 in Spagna – Castelli e chiese sulla rotta per San Sebastian

Oggi abbandoniamo Saragozza per dirigerci al nord, praticamente al confine con la Francia, verso la città di San Sebastian.
Il giro che ci prefiggiamo di fare in realtà è un po’ più articolato e prevede delle soste lungo la strada per visitare alcuni castelli ed un monastero.

Superata Huesca ci fermiamo a Bolea. Prima di arrivare al paese, troviamo un luogo abbastanza appartato dove far volare finalmente il drone. Il paesaggio non è memorabile, ma è giusto per prendere un po’ di confidenza … un paio di panoramiche dall’alto e poi raggiungiamo il paese, che sembra quasi disabitato. Su una rocca, domina dall’alto la Chiesa gotica de Santa Maria la Mayor, edificata nel XVI secolo sul terreno di un vecchio castello di palazzo arabo che ha servito come difesa contro i regni cristiani del nord.

Un piazzale adiacente la chiesa ci permette una magnifica vista dall’alto del paese e dei campi attorno. La giornata è calda e soleggiata e ne approfittiamo per scattare qualche foto.

Lasciamo Bolea per andare a Loarre, sede dell’omonimo castello.
Qui riesco a fare delle belle riprese con il drone, facendolo volteggiare in alto sopra il castello, regalandoci un punto di vista davvero spettacolare.
Paghiamo il ticket d’ingresso e andiamo a visitare il castello. Con noi solo altri 2 turisti … decisamente è un luogo poco frequentato, così come tutte queste strade che da Saragozza vanno verso il nord. Guidare qui è piacevolmente rilassante.

E’ stato costruito nel XI secolo ed è in buone condizioni (tranne per la parte del vecchio castello di Sancho III di Navarra , molto più deteriorato).
Considerato la fortezza romanica meglio conservata in Europa, lo rende uno dei migliori esempi di architettura romanica militare e civile in Spagna.

Il castello si trova in posizione strategica, proprio all’ingresso Pirenei e domina l’intera regione. Sul retro del castello verso nord ci sono i Pirenei e la città di Jaca .

Questo castello fu costruito nel XI secolo dal re Sancho III e serviva come avamposto di frontiera, da cui partivano attacchi ai villaggi vicini, come quello di Bolea.  A questo periodo risale la costruzione vera e propria, la cappella, la torre della regina, la sfilata, le camere militari e di servizio e il mastio (torre di guardia).

Finita la visita troviamo un bel ristorante che ci offre un ottimo pranzo a base di antipasto di asparagi e Jamon, chorrizo, birra ed un tipico dolce del nord: la Cuajada, una sorta di yogurt denso di latte di pecora, guarnito con miele e noci.

Proseguiamo per Riglos, in direzione del cosiddetto Los Mallos, delle affascinanti rupi rosate scolpite dagli agenti atmosferici. Sono molto frequentati da chi fa arrampicate.

Ci fermiamo ai bordi della strada e veniamo subito attratti dal potente ed insistito miagolio di un gatto. Va stranamente subito da Demi e dalla sua GoPro, mentre io tento di coccolarlo un po’. Niente da fare … rimane attratto sempre e solo da Demi. Ci accompagna per un po’ nella nostra visita, attraversando con noi addirittura la strada quasi fosse un cane. Troppo simpatico.

Proseguendo seguiamo il corso del turbinoso fiume Rio Gallego, molto apprezzato da chi fa tubing e rafting.

Siamo ovviamente in leggero ritardo sulla tabella di marcia. Ci manca ancora il Monasterio Viejo de San Juan de la peña.
Dopo circa 1 ora di macchina raggiungiamo il posto. In realtà la nostra guida della National Geografic ci dice che non è possibile parcheggiare la macchina davanti il monastero e così la lasciamo in un parcheggio e ci dirgiamo a piedi.
In realtà il percorso è piuttosto insidioso. Una lunga discesa tra pietre e terreno sdrucciolevole e poi una lunga discesa di scalini in un sentiero mal segnalato attraverso i boschi. Dopo quasi mezzora cominciamo a dubitare seriamente che ci sia un monastero in questi boschi così isolati ed inoltre il sole comincia quasi a nascondersi dietro le alte montagne che proteggono questo luogo abbastanza inospitale.
Finalmente arriviamo a destinazione. Scopriamo che in realtà ci si poteva benissimo arrivare anche con la macchina. Il luogo è ovviamente deserto, vista l’ora. Il monastero sembra decisamente abbandonato e comunque non è visitabile. Grossa delusione.

Facciamo alcune foto, che con nostra gran sorpresa sembrano delle vecchie cartoline e poi con immensa fatica risaliamo al parcheggio seguendo questa volta la strada. Decisamente stravolti arriviamo alla nostra cara Golf e iniziamo il piuttosto lungo viaggio verso San Sebastian. Arriviamo verso le 21 al nostro Hotel. Una leggera pioggerella ci fa capire che il paesaggio caldo dell’Aragona è un lontano ricordo.
Donostia-San Sebastian è nella provincia autonoma dei Paesi Baschi: é il norte grande. Lunghe spiagge stile Normandia e scogliere stile Bretagna. E normalmente vento e poco sole.
Niente cena. Saccheggiamo due schifezze dal frigobar e stanchissimi andiamo a letto.
Domani ci attende la visita della città ed il trasferimento verso Bilbao. Fuori è notte e piove. Buona notte.

Johnny