40 anni

Oggi, giorno del mio compleanno, apro gli occhi e sono a Dubai. Oggi compio quarant’anni. 40 anni. Quattro zero. Non mi sembra possibile. Ho scelto di festeggiare questo traguardo lontana dalla routine quotidiana e in un luogo caldo vicino al deserto. Penso che svegliarmi in vacanza sia un omaggio alla mia grande passione: viaggiare. Penso che così non dò così importanza a questo numero che a pensarci bene è solo un numero. Eppure al raggiungimento della cifra tonda nella mente implacabilmente si insinuano i bilanci. Che cosa ho fatto fino ad ora? Sono nella direzione giusta? Sono felice? Cosa mi manca?

Se mi guardo indietro gli ultimi dieci anni sono stati anni rivoluzionari, sconvolgenti, decisivi. Dieci anni fa avevo un altro fidanzato. Un altro stato civile. Un’altra casa. Un altro colore di capelli.

Insomma… ero un’altra.

Eppure non ho tanta voglia di paragonarmi alla me che mi ero immaginata quando ero adolescente. La vita mi ha dato molto di più e allo stesso tempo molto di meno di ciò che avevo sognato e sperato.

Rifletto sull’emancipazione della donna che ha riguardato moltissimi aspetti della vita familiare e sociale, ma c’è sempre uno sguardo compassionevole, sospetto e giudicante nei confronti di una donna di una certa età senza figli. A pensarci bene la società ti spinge a barrare delle caselle. Se hai un figlio, quando fai il secondo (che deve essere rigorosamente di sesso opposto rispetto al primo). L’idea che la funzione della donna sia procreare si insinua nelle più piccole fessure del DNA in ogni donna. Sempre. Tutte le donne ad un certo punto della loro vita si chiedono se un figlio lo desiderano oppure no. Io non ci credevo, ma l’orologio biologico esiste. Mi sono interrogata a lungo se ciò che desideravo fosse reale o suggerito in modo non tanto celato dalla società. Però non ho ancora trovato una risposta. Perché alla fine i figli …  ‘è tanto bello averne’ perché ‘danno soddisfazioni’ e poi sono ‘così teneri’ anche se è un impegno per la vita da cui non si ci può staccare mai. Avere un figlio per alcuni è il senso della vita ed la scelta più naturale del mondo.

Io invece per la realizzazione personale devo fare i conti solo con me stessa, non ho neanche la possibilità di mettere in atto il meccanismo di proiezione dei miei sogni su un figlio. Così è arrivato il momento di fare pace con me stessa, perdonare i miei limiti e ringraziare. Guardare alla vita prestando attenzione a ciò che ho e non a quello che mi manca.

Sono grata di aver conosciuto o, come mi piace dire, riconosciuto mio marito e per avermi permesso di provare un Amore così potente e totalizzante.

Sono felice di avere un lavoro che mi permette di viaggiare e vivere in una casa che guarda il mare.

Ringrazio per non svegliarmi la mattina con un macigno sul petto che non mi permette di respirare per un dolore immenso.

Ringrazio di non rimanere di notte sveglia per qualche preoccupazione che non mi lascia tranquilla.

Ringrazio di essermi liberata dalla sensazione di vivere con un cappio intorno al collo.

Ringrazio di essere arrivata a quota 40, il mio corpo ed il mio aspetto sta invecchiando ma al contempo mi sento più saggia. Ho imparato che per raggiungere i propri obiettivi ciò che conta di più è la tenacia e la perseveranza, con una buona dose di autostima. Ho imparato che è più deleterio e difficoltoso rimanere in una vita infelice piuttosto che lanciarsi verso l’ignoto. Ho imparato che la tolleranza è un paradosso, tutti vorremmo gli altri diversi da come sono, a partire dalla vita privata. Ho imparato che ci sono ancora tante cosa da imparare.

Così continuo a sognare e credere che si può sempre migliorare.

Demi

Stoccolma giorno 3: Palazzo del municipio, giro in battello, Fotografiska Museet

C’è un po’ di stanchezza stamattina … i 40 km di cammino nei 2 giorni precedenti si fanno sentire.
Comunque non rallentiamo e dopo la solita ed abbondante colazione, ci dirigiamo verso il Palazzo del municipio (autista indiano, pakistano dal pesante alito di vino in 10 minuti ci porta all’ingresso).
Qui bisogna prenotarsi, ogni tot ore partono i tour e sono a numero chiuso. Prendiamo il biglietto per il nostro tour delle 10 in inglese.

È situato sulla punta orientale dell’isola di Kungsholmen, affacciandosi sulle acque del lago Mälaren.
Una bravissima guida ci illustra la sua storia e le decorazioni all’interno.
Nel 1907 il consiglio comunale decise di costruire un nuovo edificio municipale al posto del mulino Eldkvarn, distrutto dalle fiamme nel 1878. Dopo alcune selezioni, fu scelto il progetto dell’architetto Ragnar Östberg.
La sua costruzione iniziò nel 1911 e impiegò complessivamente 12 anni, durante i quali furono utilizzati quasi 8 milioni di mattoni rossi. L’inaugurazione avvenne il 23 giugno 1923.

Al suo interno ospita uffici, sale da cerimonia (infatti noi non siamo riusciti a visitare una sala in quanto occupata da un matrimonio), sale congressuali ed un ristorante di lusso.
È inoltre la sede del banchetto dei premi Nobel, che si svolge al pianterreno, nella cosiddetta Sala Blu (che non è blu).

La vera meraviglia è rappresentata da una grande sala al 1° piano (Sala dorata) completamente mosaicata con 18 milioni di tessere che insieme costituiscono 10 kg d’oro 23 carati.
Viene considerato uno degli esempi più importanti di romanticismo svedese.

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Dopo aver visitato il Municipio ci dirigiamo verso la zona di partenza delle barche dove abbiamo acquistato il pass per un giro in battello.

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La barca (con audioguida in italiano) percorre un lungo e stretto canale che costeggia l’isola di Djurgarden, praticamente circumnavigandola.
Purtroppo non troviamo posto all’esterno, ma il giro è comunque piacevole. Si possono ammirare bellissimi scorci, con gli alberi che mostrano già i tipici colori autunnali del foliage.
Lungo le rive scopriamo bellissime ville, per lo più di personaggi VIP (cantanti, attori), ma anche banchieri e ricche famiglie svedesi.

Ultima tappa della giornata è il museo della fotografia: il Fotografiska Museet
Il palazzo che ospita il museo della fotografia Fotografiska si trova alle pendici della collina di Södermalm ed è un edificio mercantile del 1906, dai tipici mattoni rossi, una volta utilizzato come dogana.
Si tratta di un edificio storico, ma con interni moderni, appositamente creati per valorizzare le mostre fotografiche.
Le mostre non sono permanenti, noi abbiamo visto i seguenti artisti:
– Christian Houge con Residence of Impermanence

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Jimmy Nelson con Homage to Humanity

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Saga Wendotte con In Between Realities
Sebastiao Salgado con Gold

Personalmente ho apprezzato la bellezza e qualità artistica delle foto di J Nelson, davvero dei quadri e la follia stravagante di C Houge, artista che con questa mostra ci manda un messaggio radicato nei concetti ormai antiquati di colonialismo, ma gemellato con un interrogatorio sullo sfruttamento eccessivo delle risorse della Terra.

Il sole è quasi tramontato, il museo ospita un lounge bar e zona ristorante in bellissimo stile industriale, con DJ che si alternano alla console ed una vista mozzafiato dalle ampie vetrate verso l’isola di Diurgarden.
Ci rilassiamo con dei cocktail apprezzando ancora una volta la grande cultura artistica di questa città, dove tutto sembra sempre curato e mai lasciato al caso, dove si respira un’aria nordica, un po’ come ce la si aspetta, dove le cose, almeno in apparenza, sembrano funzionare un po’ meglio che altrove.

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E come direbbero qui: det är allt för nu, på nästa resa (per ora è tutto, al prossimo viaggio).

Johnny

Stoccolma giorno 2: Ericsson Globe, Skansen, Museo Vasa e Museo dei Vichinghi

Secondo giorno a Stoccolma.
Oggi la giornata è con un sole splendente, ma c’è un vento gelido che ci sveglia subito non appena usciti dal Motel dove abbiamo fatto come di consueto la nostra lauta colazione (oggi era la giornata svedese dei dolcetti alla cannella)

Ci dirigiamo (ovviamente) a piedi al Ericsson Globe. Trattasi di una struttura piuttosto grande, semisferica, che ospita fondamentalmente eventi, concerti, spettacoli, ma che ha la peculiarità di avere una sorta di cabina trasparente all’esterno che ti permette di godere dalla sommità della costruzione, una bellissima vista di Stoccolma e dintorni. Dopo un simpatico e breve video introduttivo, lentamente saliamo ed in effetti, attraverso i vetri della cabina trasparente, lo spettacolo dall’alto non delude.

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La nostra tappa successiva è l’isolotto di Djurgarden, dove c’è il grande parco Skansen e numerosi musei. L’isola in passato era la riserva di caccia reale ed oggi invece richiama turisti ed è una favolosa meta per passeggiate e picnic.
Per raggiungere l’isola optiamo per un comodo Uber che ci lascia alle porte del parco di Skansen, in pratica un museo storico all’aperto con la ricostruzione realistica della Svezia del ‘900, ma anche una sorta di grande zoo dove poter ammirare lupi, bufali, alci, renne, orsi ed altri animali.
Devo ammettere che il parco è davvero grande ed è assai piacevole passeggiare tra vecchi borghi perfettamente ricostruiti, vecchie casette in legno con tanto di “comparse” all’interno vestite come gli abitanti di un tempo. Atmosfera che ti riporta in un lontano passato, fatto di semplicità e ruralità.

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Terminata la visita al parco, ci dirigiamo all’attrazione principale di quest’isola, ovvero il famoso museo Vasa, che ospita al suo interno il famoso vascello del 1600 affondato poco dopo il suo varo

Il vascello Vasa è infatti la sola nave del 1600 ancora esistente al mondo e rappresenta quindi un tesoro artistico d’inestimabile valore.
Venne costruito per ordine del re Gustavo II Adolfo come nave da guerra, ma fu probabilmente mal progettata, avendo un’altezza esagerata rispetto alla larghezza, si inabissò nel porto di Stoccolma proprio durante il viaggio inaugurale del 10 agosto 1628. La nave fu recuperata oltre 300 anni più tardi, nel 1961.
Il veliero è davvero maestoso ed imponente, specie visto dal vivo, lungo 62 metri.
Le parti mancanti sono state ricostruite quasi interamente da pezzi originali.
Ci sono vari livelli di altezza dal quale poterlo ammirare, così da poter vedere le bocche dei cannoni, i rilievi decorativi, le sculture in legno dorato sulla prua che dovevano intimidire il nemico.

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Si tratta pertanto di una visita obbligata se venite a Stoccolma. L’unico aspetto negativo per chi ama fare foto è che l’interno è molto buio e la maestosità della nave, rapportata allo spazio disponibile, vi obbligherà a dei miracoli con il grandangolo.

Il museo successivo è quello dei Vichinghi. Si tratta di un museo che raccoglie reperti del tempo ed illustra con video e ricostruzioni la vita di questa popolazione.
Molto simpatico il trenino che all’interno di una galleria sotterranea ti racconta una saga vichinga, con effetti scenografici e musiche d’atmosfera. Tutto anche in lingua italiana.

Ultimo giro della città al tramonto e poi a cena in un locale un po’ fuori dal costosissimo centro a mangiare pulled pork e birra.

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Johnny

Stoccolma giorno 1: Gamla Stan, Museo Nobel, Palazzo Reale, Museo della Corona, Museo Moderno

Risveglio non facile vista l’ora tarda alla quale ci siamo addormentati, ma dopo una veloce doccia siamo nella Hall dell’albergo a fare la nostra abbondante colazione che ci deve far arrivare fino a cena.

Eravamo indecisi se fare la colazione in albergo (8€ a testa) o andare alla ricerca di qualche bar, però con il senno del poi, possiamo dire che la scelta si è rivelata vincente. I prezzi per mangiare fuori sono assolutamente poco realistici per noi italiani, a meno che di voler prendersi un caffè in Piazza S Marco a Venezia, difficilmente riusciremo a spendere 3-4€ per un caffè o 5€ per una cioccolata calda ed altri 5€ per un piccolo Muffin.
Il consiglio che possiamo dare a chi vuole risparmiare, è trovare un hotel con la colazione inclusa o comunque acquistabile.

Il nostro albergo si trova leggermente a sud del centro, ci sarebbe un autobus per portarci a Gamla Stan, ma preferiamo camminare.

La nostra prima tappa è il Museo Nobel.
Si tratta di un piccolo museo che raccoglie un po’ la storia dei premi Nobel, con alcuni memorabilia, una saletta interattiva ed alcune teche in vetro che raccolgono, documenti o esempi dell’oggetto per il quale un dato personaggio è stato insignito del premio.
E’ un museo che può portare via 30-45 minuti.

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Girovaghiamo per questa penisola, ricca di stradine, locali e negozi fino ad arrivare al Palazzo Reale.
Il palazzo internamente si compone di 2 piani e numerosissime stanze, alcune davvero meritevoli ed altre un po’ più anonime.
Nel complesso secondo me è un edificio che va visto, senza aspettarsi Versailles ovviamente.

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Quello che a me incuriosiva invece è il museo della corona.
Un paio di piccole sale, molto scure, ci mostrano all’interno delle teche in vetro, svariate corone in oro, diamanti, smeraldi ed altre pietre preziosi, appartenute ai vari Re e regine dalla metà del 1500. A completare la mostre possiamo ammirare 2 antiche spade del 1500 ed altri gioielli.
Sinceramente mi sento di consigliare assolutamente la visita.

Il tempo ci regala degli squarci di sole e di cielo azzurro che si aprono tra nuvoloni bassi e grigi, regalando comunque sempre un bellissimo panorama, sempre diverso.

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La meraviglia di un arcobaleno ad arco totale di 180° ci regala uno spettacolo mozzafiato dalle finestre del Museo di arte Moderna (Moderna Museet).
Qui ovviamente il discorso è molto semplice: se vi piace l’arte moderna, è un museo abbastanza interessante, altrimenti lo potrete saltare senza rimpianti.

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La prima installazione che ci colpisce è una sorta di tempio del porno e del sesso. Buie sale con rappresentato il degrado fatto di cartacce e preservativi buttati a terra, svariati video disturbanti di donne intente all’autoerotismo o scene di sesso esplicito tra coppie omosessuali, altre sale con dei letti e dei personaggi digitali intenti al sesso … Insomma una visione vietata ai minori di 15 anni, ma che lascia un po’ interdetti.

Le altre sale sono dedicate per lo più alla pittura. Cubismo, impressionismo ed altri movimenti del 900 fanno bella mostra, assieme a qualche altra sala con le solite opere d’arte da “interpretare” o solo da visionare.

Passeggiare per Stoccolma fino al tramonto è molto appagante.
In questa stagione c’è l’inizio del foliage e visto il tanto verde che adorna la città, è uno spettacolo che non stanca mai e merita esser immortalato in qualche foto.

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Dopo una veloce cena a base messicana (qualche piatto tipico ce lo lasciamo per i prossimi giorni) facciamo finalmente ritorno al nostro Hotel. Sempre rigorosamente a piedi. Nel frattempo, come la sera prima, ha iniziato a piovere.

Johnny

Arrivo a Stoccolma in tarda serata

Lo confesso, non amo volare. Sembra paradossale detto da chi ha viaggiato in parecchi posti con tratte anche molto lunghe, ma è la verità.
Volare con Ryanair è un qualcosa che ti fa quasi rimpiangere di non avere preso una barca, un treno o fatto l’autostop.

Comunque, nonostante sedili scomodi, passeggeri indisciplinati e dalla dubbia pulizia personale, malati con tosse persistente, raggiungiamo questo curioso aeroporto costruito nel nulla a 100 km da Stoccolma.

Un leggero nevischio ci accoglie e siamo appena il 2 ottobre. Non posso non pensare a tutte le polemiche di questi tempi sul riscaldamento globale, che pure ci sarà, ma intanto noi ci stiamo gelando le cosiddette.

Il pullman che ci porterà in centro è già pronto. Biglietti acquistati online prima di partire e dopo circa 1 e 15, qui per fortuna in un silenzio tombale e su sedili comodi, arriviamo al Cityterminalen.
Qui in effetti, almeno per noi, vista l’ora tarda e l’hotel non proprio in centro, optiamo per un comodissimo Uber che in 10 minuti cca ci lascia davanti il nostro Motel L.


Una bella dormita adesso è il nostro unico pensiero.

Johnny

Guida di viaggio di Zagabria e mercatini di Natale

[Dicembre 2018]

Visitare Zagabria, la capitale croata, durante i mercatini di Natale significa essere catapultati nel villaggio di Babbo Natale, quello che ha lasciato il polo nord e si è trasferito a Zagabria per mangiare salsicce e bere Malvasia.

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Sono sicura che Babbo Natale sia a Zagabria perché la città festeggia il periodo più magico dell’anno indossando un meraviglioso e scintillante abito bianco e qui lo puoi vedere guidare un tram dalla stazione alla piazza Bano Josip Jelačić mentre trasporta persone allegre e sorridenti durante una nevicata. Servono altre prove? Sono sicura che Babbo Natale ora parli croato e declami Sretan Božić [Buon Natale] !!

Anche e non solo per tutto questo la capitale croata vanta il riconoscimento del miglior mercatino di Natale in Europa nel 2017 e 2016.

Intorno al centro della città sono collocate le maggiori attrazioni ed in ogni piazza e strada principale sono allestiti dei villaggi di Natale, un sacco di punti dove scattarsi selfie ricordo e alla sera, quando la quantità di gente aumenta, è possibile ascoltare musica dal vivo {se potete, non visitate i mercatini di Natale nel weekend perché la quantità di persone ci ricordava la folla di Madrid durante la semana santa. Sabato alle 18 abbiamo girato a lungo prima di trovare posto in un qualsiasi bar dove potersi riscaldare con una cioccolata calda}

Nella piazza principale anche la Fontana Manduševac è natalizia: decorata come se fosse una corona dell’avvento. A fianco una zona che sembra completamente innevata con tantissime bancarelle dove mangiare. Diciamo che le bancarelle dove assaggiare salsicce di vario tipo, la tipica sarma o le fritule non mancano. Anzi, rappresentano la maggior parte delle casette in legno.

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Per scovare artigianato locale bisogna dirigersi verso il parco Zrinjevac. Due file di casette bianche in un parco costeggiato da 220 platani importati da Trieste e illuminati in modo da farli brillare. Uno spettacolo che non lascia indifferenti. Proseguendo lungo il cammino, verso la stazione dei treni si incontra una bellissima e lunghissima pista di pattinaggio.

Il mercatini non sono finiti qui. Prendendo la funicolare si sale alla città alta e ci sono i mercatini con un plus maggiore: una vista spettacolare di Zagabria. Non solo, le balaustre sono decorate con vari oggetti così da rendere curiosa e imprevedibile la camminata.

Quanto tempo stare a Zagabria?

Per visitare la capitale bastano 3 giorni. Le principali attrazioni sono abbastanza circoscritte e facilmente raggiungibili a piedi.

Se arrivate a Zagabria in macchina parcheggiatela e dimenticatevene. Il traffico è davvero intenso ed i parcheggi non sono molti. Inoltre durante il periodo del l’avvento i tram, uno dei simboli della città, sono gratuiti. [Agli inizi del Novecento tutti i tram vennero tinti di azzurro, colore ufficiale di Zagabria]

Se volete magari spostarvi fuori del centro cittadino o fate tardi la sera, un’ottima alternativa piuttosto economica, è Uber (una corsa mediamente costa 5-6€).

Dove alloggiare a Zagabria?

Noi non abbiamo dubbi su dove alloggiare: EMBASSY ROW B&B. Lo consigliamo ad occhi chiusi. La struttura dispone di due sole camere, quindi se siete fortunati a trovare posto vi sentirete meglio che a casa. Nadia, la padrona di casa, vi delizierà con un’abbondante e variegata colazione fatta in casa. Inoltre è vicino al centro e contemporaneamente in una zona tranquilla.

Cosa vedere a Zagabria?

Come primo approccio alla città è possibile partecipare a delle visite guidate gratuite tenute in inglese da giovani croati che raccontano la loro città.

Zagabria è divisa in Città Alta e Città Bassa ed è nata dall’unione dei due villaggi Kaptol e Gradec. Il centro della città è la piazza Bano Josip Jelačić, molto affollata e frequentata principalmente da giovani ed è attraversata dalla via Ilica, la più famosa via di Zagabria ricca di negozi.

La parte alta della città si raggiunge facilmente a piedi o con la più piccola funicolare al mondo, che è anche il mezzo di trasporto più antico della città.

Nella parte alta c’è la cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. La sua costruzione ha permesso la coesistenza di diversi stili architettonici: dal gotico al barocco. Il terremoto del 1880 ha danneggiato la parte interna della cattedrale e la ricostruzione ha dato un’impronta in stile neogotico: i due campanili gotici che donano l’attuale aspetto risalgono infatti ai primi anni del Novecento.

Un’altra chiesa famosa che si trova in questa parte della città è la Chiesa di San Marco che si erige nell’omonima piazza. La particolarità di questa costruzione è sicuramente il tetto decorato con due stemmi, che risale ad una ristrutturazione in stile neogotico verso la fine del XIX secolo. I due stemmi rappresentano il regno Trino della Croazia, Dalmazia e Slavonia e la città di Zagabria.

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La Porta di Pietra è l’unica porta antica rimasta ed ospita la cappella della Madonna. L’affresco della Madonna con bambino è diventato meta di pellegrinaggio dopo esser rimasto illeso durante l’incendio del 1731. Il culmine di affluenza è il 31 maggio, giorno della Madonna della Porta di Pietra e protettrice della città di Zagabria.

Nella Città Alta menzioniamo due vie in cui passeggiare: via Radićeva, una via vivace piena di locali e negozi di souvenir originali (in questa via segnaliamo Design and More dove potete trovare bellissime cornici, miele rigorosamente naturale e Made in Zagreb)

e Viale J.J.Strossmayer da cui si gode una meravigliosa vista della città.

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Sopra la piazza principale c’è il più famoso mercato della città mercato Dolac, soprannominato il ventre della città dove ogni mattina si vendono prodotti alimentari provenienti da tutte le regioni della Croazia.

La passeggiata nella Città Bassa parte da Zrinjevac, una zona verde molto elegante che conduce fino alla Stazione dei treni. Si parte dalla colonna meteorologica che dal 1884 misura la temperatura e la pressione dell’aria e poi si passa davanti al Padiglione Musicale, all’Accademia delle scienze e della arti, una Galleria d’arte, delle fontane e dei busti.

Zrinjevac è la prima di una serie di otto piazze chiamate Ferro di Cavallo di Lenuci, nome dell’ingegnere che ha progettato lo sviluppo urbanistico che ricorda la Ringstrasse di Vienna.

Accanto alla stazione ferroviaria c’è l’Orto botanico, chiuso al pubblico d’inverno. La meravigliosa oasi verde con le sue diecimila varietà diverse di piante apre le sue porte ogni primavera.

Quali musei visitare?

Noi ne abbiamo selezionati 3 assolutamente da vedere.

Museo dei cuori infranti. Uno dei più originali musei visti. Si tratta dell’esposizione di oggetti da parte di donatori anonimi che rappresentano la fine di una storia. Leggere le didascalie ci ha fatto divertire, emozionare e pugnalato il cuore.

Museo della tecnica Nikola Tesla. Museo dedicato allo scienziato nato e cresciuto in Croazia e poi emigrato a New York. Sono esposti vari veicoli del secolo scorso, tra cui delle meravigliose e antiche camionette dei vigili del fuoco. Interessante è assistere alla riproduzione su schermo degli esperimenti di Tesla con la strumentazione originale.

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Glittoteca. Questo museo/scuola è ubicato in un ex edificio industriale dove si lavorava il cuoio. Nonostante le zone delle sculture e del giardino fossero chiuse al momento della nostra visita, solo la mostra di pittura, la collezione lica koja poznajem, merita la visita.

Segnaliamo altri due musei da visitare solo se avete tempo, in aggiunta ai primi tre della lista.

Museo d’arte moderna, un po’ distante dal centro. È un edificio moderno che di sera si illumina con giochi di luce. All’interno due piani dedicati alla mostra permanente con varie installazioni, quadri e sculture dagli anni Cinquanta ad oggi che però non ci hanno colpito molto.

Atelier Ivan Meštrović. Il più importante scultore croato del Novecento. Nella sua casa diventata museo si possono osservare molte delle sue sculture.

Dove mangiare a Zagabria?

Mali bar. Ristorante con pochi coperti, molto carino adatto anche ai vegetariani. Piatti sfiziosi.

Aperitivo bar. Ristorante e bar sono due zone divise. Noi abbiamo provato il ristorante. La location è molto curata nei dettagli. Pochi piatti nel menù e più ricercati rispetto alla cucina locale. Prezzi un po’ più alti del Mali bar.

Menzioniamo anche il ristorante Mano, vicino alla glittoteca, perché ci è stato consigliato, ma non siamo riusciti a provarlo.

Curiosità

Nella Città Alta e Kaptol è stata mantenuta l’illuminazione a gas dell’inizio del XIX secolo e ogni giorno all’ora del tramonto vengono accese manualmente oltre 200 lampioni

L’origine della cravatta affonda le radici nei militari croati che nel Seicento, al servizio del re di Francia, portavano intorno al collo un fazzoletto. Tale accessorio ha destato l’interesse del Re sole Luigi XIV diventando così di moda e diffondendosi in Europa.

Se a mezzogiorno sentite un forte botto non preoccupatevi: è un colpo di cannone dalla torre Lotrščak che ogni giorno dal 1877 viene sparato alle ore 12 puntuale.

Spero che qui abbiate trovato qualche notizia utile per la vostra permanenza nella capitale croata. Andate durante i mercatini, sarà certamente un’esperienza magica.

Demi

Oman: da leggere prima di partire

Andiamo in Oman. Davanti a noi occhi che non celano perplessità. Oman? E dov’è? Nella penisola arabica! Ma è un posto sicuro?

In effetti, prima di partire non abbiamo trovato molti post che raccontavano dell’Oman. È una meta ancora poco conosciuta, ma che sta puntando tanto sul turismo come ricchezza del paese.

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Descrivere l’Oman in poche parole non è facile. Questo paese si scopre piano piano, man mano che inizi a conoscerlo e apprezzarlo. L’Oman è deserto, è un’oasi incastonata come una perla tra le montagne, è essere salutati per strada da sconosciuti uomini omaniti, è un’enorme moschea bianca che si riflette sul marmo lucente, è passeggiare per i suoi suq, è fare un pieno di benzina per pochi rial, è il profumo d’incenso, è mangiare carne di cammello o squalo essiccato, è un locale con il narghilè, è tolleranza. L’Oman è tanto.

Abbiamo voluto scrivere questo post per aiutare altri viaggiatori nell’organizzazione di un viaggio in questo magnifico territorio. Il post che avremmo voluto trovare prima di partire.

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Prima cosa che tutti ci hanno chiesto: ma è sicuro? Assolutamente sì! L’Oman è un posto sicuro ed il turista viene trattato con molto rispetto.

Visto – Prima di entrare in Oman è necessario richiedere il visto online a questo indirizzo (le istruzioni le trovate qua, mentre cliccando qui trovate un video esplicativo). Tale procedura è cambiata a marzo 2018. Abbiamo letto che era necessario richiederlo almeno due settimane prima e così abbiamo fatto. Invece dopo il pagamento il visto è arrivato praticamente immediatamente all’indirizzo mail indicato. Così veloce che ci ha piacevolmente sorpreso. Non dimenticate di stamparlo. A noi è stato richiesto già in Italia.

Guida – Abbiamo comprato la guida di Marco Polo. Tascabile e leggera e ci ha accompagnato per tutto il viaggio. Nonostante i commenti negativi che abbiamo letto su Amazon, ci sentiamo di consigliarla.

Quanti giorni – Noi abbiamo fatto un piccolo tour di 4 giorni e poi 6 a Salalah con un giorno di escursione. Ci siamo resi conto che ci vorrebbero almeno 5 giorni per visitare con calma le principali attrazioni al nord alle quali si possono aggiungere dei giorni al mare a Salalah o una visita ai fiordi a Musandam.

Quando andare – Il nostro tour è iniziato il 9 aprile e in alcune giornate il termometro è arrivato a 42 gradi. Troppi anche per una freddolosa come me. Il periodo migliore va da metà ottobre a metà marzo.

Viaggio organizzato o fai da te – Siamo fautori del fai da te poiché preferiamo la libertà di movimento e questa soluzione permette di risparmiare parecchio. Scelta che rifaremmo e che consigliamo anche a chi si accinge per la prima volta ad organizzarsi da solo il viaggio. Basta organizzarsi per tempo con le prenotazioni.

Noleggio auto con GPS – Innanzitutto noleggiate una macchina, meglio se 4×4, da subito. Anche per visitare Muscat è meglio muoversi in macchina. Le maggiori attrazioni sono molto distanti tra loro.

Se avessimo saputo che il navigatore sarebbe stato totalmente inefficiente non lo avremmo certo richiesto. Per muoverci ci siamo affidati a Google maps, indispensabile per trovare le destinazioni. All’aeroporto potete acquistare la scheda turistica Ooredoo che al costo di 10 rial vi offre per 10 giorni 2 giga di internet e 50 minuti di chiamate nazionali e internazionali. Per noi questa scelta è stata fondamentale ed internet è presente praticamente ovunque, anche nel deserto in mezzo alle dune.

Invece una nota dolente è stata la restituzione dell’auto a noleggio. Abbiamo noleggiato automobili durante i nostri viaggi più volte, ma questo è stato particolarmente difficoltoso. L’aeroporto di Muscat è stato aperto da poco tempo e le indicazioni non sono sufficientemente chiare, inoltre il navigatore aveva impostato ancora il vecchio aeroporto quindi anche in questa occasione è stato totalmente inefficace. La prima volta abbiamo sbagliato l’ingresso per restituire la macchina e per ritornare abbiamo impiegato un’ora… quindi per restituire la macchina entrate nel parcheggio P1 P2 e allo stesso livello dove c’è un agglomerato di macchine sono le varie società di noleggio (se non vi avvicinate non si vedono le insegne).

Quanto costa mangiare – In generale costa meno che in Italia. Per darvi un’idea [aprile 2018] a Sur in un posto carino frequentato da locali 2 succhi di mango fresco, una coppa di gelato e una crêpes con formaggio 5 rial (circa 10 euro). A Nizwa una cena omanita con tante pietanze, a seconda del numero, il prezzo variava da 5 a 10 rial cadauno. Mentre nel centro turistico di Salalah abbiamo letto che per una cena si arriva a pagare anche 30 rial, per cui abbiamo preferito pagare il nostro upgrade a mezza pensione a 23 rial in due al giorno.

Dove dormire e mangiare– Questi gli hotel dove abbiamo alloggiato e consigliamo tutti a occhi chiusi per l’ottima posizione e la facilità di parcheggio

MUSCAT: Somerset Panorama Muscat che si trova all’interno di un centro commerciale

Candle cafe qui potete consumare un pasto veloce, gustare un gelato o fumare il narghilè osservando il mare assieme ai locali

NIZWA: Al Diyar Hotel vicino al suq ed al forte, abbiamo usufruito anche della colazione non tanto varia ma con tutto il necessario

Nel ristorante Arab Heritage vicino al suq potete assaporare i tipici piatti omaniti. Si mangia per terra in una stanzetta privata. In base al prezzo ci sono più o meno pietanze da assaggiare. Assolutamente da provare.

WAHIBA SAND: Sami desert camp facile da raggiungere nonostante i 10 km di deserto da percorrere, avevamo paura di imboccare la via sbagliata e non riuscire a guidare invece è stato molto semplice. Il campo è ben segnalato e la strada non presenta alcuna difficoltà. Offre la mezza pensione e gli spiedini di cammello ancora ce li sognamo.

SALALAH: Juweira Boutique Hotel, piccolino, tranquillo, poco affollato, personale gentile, con una piccola spiaggetta adatta ai bambini perché senza onde. Abbiamo acquistato la mezza pensione: colazione abbondante con frittate e pancake preparati al momento e per la cena si poteva scegliere tra i vari ristoranti lì intorno che fanno parte dello stesso comprensorio, non mancava certo la scelta.

Diario di viaggio:

Giorno 1 – MUSCAT

Giorno 2 – NIZWA E JEBEL SHARMS

Giorno 3 – WADI BANI KHALID E WAHIBA SAND

Giorno 4 – SUR E BIMMAH SINKHOLE

Se avete altre domande, non esitate a chiedere.

Demi

Oman – giorno 4: SUR e BIMMAH SINKHOLE

Lasciamo a malincuore il Sama Al Wasil Desert Camp. Ancora un po’ di deserto ci attende prima di incontrare la strada asfaltata. Io spero che non arrivi mai. Guidare in mezzo al nulla, incrociando placidi cammelli è davvero rilassante. Ma come si dice? The trip must go on. Così proseguiamo in direzione Sur, una piccola città di pescatori. Le caratteristiche imbarcazioni che si trovano lungo la spiaggia, rendono il panorama unico. La temperatura che a metà aprile supera i 40° rende invece più difficoltoso passeggiare sul bagnasciuga tanto che dopo aver scattato qualche foto, non vediamo l’ora di rientrare in macchina ed accendere l’aria condizionata.

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In questa cittadina di cose da fare comunque ce ne sono: ad esempio visitare il cantiere navale dove vengono costruite a mano le dhow (le tipiche imbarcazioni), salire al faro di Al Ayiah o ancora visitare il castello. Noi purtroppo, per questioni di tempo, non riusciamo a dedicare la giusta attenzione a questa località che offre scorci da cartolina. Ci rinfreschiamo un attimo con il più buon smoothie di mango fresco mai assaggiato e proseguiamo lungo la rotta verso Mascate.

La prossima tappa è il Tiwi Badhi. Vogliamo arrivare fino alla fine, in alto. Ci addentriamo lungo una strada stretta a doppio senso, impervia ed in salita. Impegnativa. Qui il 4×4 è fondamentale. La strada sembra infinita. Ci fermiamo a guardare dall’alto del canyon la fitta vegetazione in basso. Visto che non abbiamo indicazione sulla distanza rimanente e la strada sembra peggiorare ulteriormente, preferiamo fare ritorno.

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Prima di raggiungere l’aeroporto ci fermiamo al Bimmah Sinkhole. Uno splendido ‘buco’ rotondo (del tutto simile ai cenote messicani) con acque color smeraldo dove potersi immergere. Sembra quasi un occhio verde in mezzo alle alte pareti rocciose che lo circonda. Lo spettacolo è meraviglioso. Quando usciamo da questo parco, un uomo omanita che sorveglia all’entrata scambia quattro chiacchiere con noi. Ci chiede da dove veniamo, cosa pensiamo dell’Oman e alla fine ci dice grazie per aver visitato il suo Paese. La gentilezza della gente del luogo ci stupisce ancora.

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Ora sì che è arrivato il momento di andare all’aeroporto per dirigerci a Salalah.

Qui inizia la più grande disavventura del viaggio. La restituzione della macchina a noleggio. Il navigatore dell’automobile non è aggiornato. Porta ancora l’indicazione del vecchio aeroporto. Le indicazioni non sono chiare. Sbagliamo strada e ci vuole un’ora per tornare nuovamente in aeroporto. Ad un certo punto ci rassegniamo quasi all’idea di perdere il volo. Fortunatamente riusciamo a chiedere indicazioni alla polizia che ci aiuta e dopo poche procedure ai vari check-in, magicamente siamo seduti sul nostro volo. Destinazione mare, relax e dolce far niente.

Il viaggio on the road in Oman finisce qua.

Demi

Oman – giorno 3: WADI BANI KHALID E WAHIBA SAND

Una lunga strada ci porta ad Al Wasil e poi Bidiyah. Sono 3 ore abbondanti in macchina attraverso un paesaggio molto marziano, piccole montagne rocciose, scarsa vegetazione e lunghi tratti di una strada comunque ben asfaltata davvero poco trafficata.

Numerosi cantieri mostrano un continuo voler migliorare la rete autostradale, rendendola più ampia e scorrevole.

Facciamo tappa in una sorta di saloon pakistano, dove Demi prova l’ebbrezza del peggior bagno della sua vita e dove ci dissetiamo un po’.

Passiamo per Al Wasil da dove poi dovremo trovare la strada nel deserto verso il nostro Camp, ma ora è tempo di raggiungere il Wadi Bani Khalid.

I Wadi Bani sono delle vere e proprie oasi nel deserto e tra le montagne, l’acqua è verde smeraldo e sono meta molto frequentata sia per la bellezza del paesaggio che per il potere refrigerante che può offrire.

Il Wadi tutto sommato è abbastanza ben indicato. Questa cosa sorprende abbastanza vista la pochezza di indicazioni che abbiamo sempre trovato fino ad ora.

In pratica si arriva con la macchina a poche centinaia di metri dal Wadi. Da lì ci si può incamminare alla scoperta delle “pool” meno frequentate e più suggestive oppure fermarsi a quella principale, sicuramente molto suggestiva ma pur sempre la più affollata. C’è anche una sorta di punto ristoro per chi vuole mangiare qualcosa o dissetarsi.

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Ci fermiamo un’oretta, provando l’ebbrezza del bagno (attenzione che l’acqua è piena di quei pescetti che fanno la pedicure) e visto il gran caldo, si tratta di una scelta quasi obbligata.

Bisogna sottolineare anche che dall’alto delle rocce che sovrastano gli specchi d’acqua, i colori sono molto belli ed è realmente sorprendente trovare così improvvisamente tanta acqua in mezzo al deserto.
Qui purtroppo decide di abbandonarci anche il nostro gimbal stabilizzatore della GoPro … forse il troppo caldo o forse qualche altro difetto. Peccato perchè per i video era davvero utile.

Pranziamo con un gelato all’ombra di una tendone e poi facciamo ritorno ad Al Wasil.

Qui parte l’avventura con il 4×4 verso il Sami Desert Camp. Un Camp in parte tendato ed in parte con delle strutture fisse. Noi abbiamo scelto la tenda.

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L’arrivo al campo prevede il percorso di cca 10 km in pieno deserto, lungo una strada appena tracciata.
Una delle regole fondamentali della guida sulla sabbia è quella di mantenere sempre una buona andatura, evitando di fermarsi o rallentare specie se ci si deve inerpicare sopra una duna, pena il rischio di insabbiamento.
Devo dire che il nostro fuoristrada è perfetto per questo off-road e non abbiamo mai avuto nessun problema.
Arriviamo quindi al campo tendato dove abbastanza velocemente effettuiamo il check-in e poi ci dirigiamo verso la nostra tenda (aiutati da un facchino che ci porta le valigie). La tenda è posizionata esattamente all’estremità nord del campo, proprio alle pendici di una grande duna.

Il primo impatto è terrificante. La temperatura interna credo sia ben oltre i 40 gradi, per fortuna c’è l’aria condizionata che ci metterà comunque parecchie ore a raffreddare l’aria.
Nel complesso è una piccola tenda molto spartana, con un bagno/doccia e poco altro, però mantiene il fascino della location.

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Ci organizziamo per effettuare subito il cosiddetto “dune bashing”, ovvero un giro tra le dune serto con un pickup.

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Devo dire esperienza divertentissima, il nostro pilota davvero bravo ad ogni discesa da una duna alta e ripida mi guardava e con fare perplesso e timoroso mi diceva: Yalla? Ed io rispondevo: Yalla Yalla. E si partiva come sugli sci giù per una pista nera.

Poi sosta per ammirare il tramonto ed il silenzio che solo il deserto può offrirti. Paesaggi che ti riempiono di pace.

Arriva l’ora di cena e c’è uno spettacolare buffet arabo ad attenderci. Devo dire che la cucina da queste parte è molto buona tanto da invogliarti a provare anche i famosi spiedini di cammello che ammetto essere squisiti. Non guarderò mai più un cammello con gli stessi occhi 😀

Concludiamo la cena in relax seduti sotto un grosso patio rotondo, adagiati su dei cuscini.

Rientrando verso la tenda, ci soffermiamo spesso ad osservare il cielo stellato. Un privilegio dell’essere in mezzo al nulla, senza tutto l’inquinamento luminoso delle nostre città.

L’ultima fatica prima di andare a dormire è scalare l’immensa duna dietro la nostra tenda.
C’è una corda che aiuta a raggiungere la cima, ma la fatica è davvero tanta e fortunatamente la sera non fa molto caldo.
Dall’alto, nell’oscurità totale osserviamo il cielo e respiriamo l’aria del deserto, i suoi profumi e cerchiamo di assorbire quella sensazione di relax che ti offre questo luogo magico.

Johnny

Oman – giorno 2: NIZWA E JEBEL SHAMS

Dopo un veloce colazione in camera con Tè, Caffè e biscotti saliamo a bordo del nostro Pathfinder alla volta di Nizwa e Jebel Shams.

Necessario un primo rifornimento di benzina (la macchina consuma uno sproposito) e qui ci accorgiamo con grandissima gioia uno dei vantaggi di essere in un paese mediorientale, dove il petrolio è la principale fonte di reddito: 40 litri di benzina fanno 16€ … alla faccia delle accise italiane.

La lunga strada verso Nizwa si insinua tra paesaggi aridi e montagne rocciose dal colore ocra. Dopo circa 1 ora e mezza arriviamo in prossimità del famoso suq (in pratica quasi ogni città omanita sembra essere famosa per un forte portoghese ed un suq) e dell’adiacente forte. Il mercato (che di venerdì ospita anche il mercato degli animali, cammelli inclusi) è per noi una mezza delusione perchè alle 11:30 sta in pratica già chiudendo, ma giusto in rispetto del posto provo fare anch’io il mio acquisto al mercato della frutta e verdura. Individuo un bancone con delle banane (sembrano le mini banane che avevo apprezzato tanto in Malesia). Cerco di spiegare al vecchio omanita che ne voglio solamente un paio da assaggiare. Niente da fare, mi riempie mezza borsa nonostante continui ad indicargli con le dita che ne volevo solo 2. Pazienza, ci ritroviamo con oltre un kg di banane (mezzo rial il costo, che equivale ad 1€) ma non sono buone, per niente! Abbandonato il suq andiamo al forte. Qui si paga per entrare ed è qui che mi accorgo di non avere più il portafoglio. Momenti di panico che mi porterò dietro per tutta la visita. Comunque il forte è molto ben conservato.

Dall’alto offre una bella vista al panorama circostante.

Fa sempre un caldo estenuante e così decidiamo di rientrare in Hotel per vedere se per caso il portafoglio era rimasto da qualche parte. Niente da fare, fino a quando rientrati in macchina eccolo spuntare sotto il sedile di Demi. Felici ci dirigiamo al famoso Jebel Shams.

Si tratta di un monte la cui cima vera e propria è a 3000 slm e che offre degli scenari bellissimi specie da un Point of View che si affaccia su un bel canyon (ok, non è il Grand Canyon, ma è comunque uno squarcio nella terra che non lascia indifferenti). Da Nizwa sono circa 2 ore di strada, con l’ultima parte che si inerpica notevolmente fino a raggiungere il resort e da lì ci sono alcuni sterrati che portano ai vari affacci. Il 4×4 in effetti qui è un valido aiuto, anche se probabilmente con un po’ di fatica lo si riesce a fare anche con una macchina normale, che personalmente comunque sconsiglio. In cima la temperatura è decisamente sopportabile, tanto che anche durante il tragitto è caduta qualche goccia di pioggia. Nuvoloni neri ed una leggera brezza arricchiscono il paesaggio con dei contrasti di luci ed ombre sulle pareti rocciose delle montagne e proviamo quassù l’ebbrezza di venir travolti da un piccolo windmill.

Facciamo ritorno a Nizwa dopo una sosta ad AlHamra, famosa per le vecchie case d’argilla. In realtà sono i resti, in gran parte crollati, di quelle che erano una volta le case di questo villaggio. Complice anche i caldi colori del sole al tramonto, anche qui il posto mantiene una certo fascino, seppur decadente.

Una volta a Nizwa ci fermiamo a cenare in un tipico locale omanita. Ci si siede a terra su un tappeto ed il menu presenta una vasta scelta di specialità locali, tra le quali ha destato molta curiosità lo squalo essiccato in salsa yogurt e curry. Devo dire molto buono. Ed anche il nostro secondo giorno si è così concluso.

Ecco il riassunto della giornata in un video

Domani ci attendono i Wadi Bani e finalmente il deserto.

Johnny