Guida di viaggio di Zagabria e mercatini di Natale

[Dicembre 2018]

Visitare Zagabria, la capitale croata, durante i mercatini di Natale significa essere catapultati nel villaggio di Babbo Natale, quello che ha lasciato il polo nord e si è trasferito a Zagabria per mangiare salsicce e bere Malvasia.

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Sono sicura che Babbo Natale sia a Zagabria perché la città festeggia il periodo più magico dell’anno indossando un meraviglioso e scintillante abito bianco e qui lo puoi vedere guidare un tram dalla stazione alla piazza Bano Josip Jelačić mentre trasporta persone allegre e sorridenti durante una nevicata. Servono altre prove? Sono sicura che Babbo Natale ora parli croato e declami Sretan Božić [Buon Natale] !!

Anche e non solo per tutto questo la capitale croata vanta il riconoscimento del miglior mercatino di Natale in Europa nel 2017 e 2016.

Intorno al centro della città sono collocate le maggiori attrazioni ed in ogni piazza e strada principale sono allestiti dei villaggi di Natale, un sacco di punti dove scattarsi selfie ricordo e alla sera, quando la quantità di gente aumenta, è possibile ascoltare musica dal vivo {se potete, non visitate i mercatini di Natale nel weekend perché la quantità di persone ci ricordava la folla di Madrid durante la semana santa. Sabato alle 18 abbiamo girato a lungo prima di trovare posto in un qualsiasi bar dove potersi riscaldare con una cioccolata calda}

Nella piazza principale anche la Fontana Manduševac è natalizia: decorata come se fosse una corona dell’avvento. A fianco una zona che sembra completamente innevata con tantissime bancarelle dove mangiare. Diciamo che le bancarelle dove assaggiare salsicce di vario tipo, la tipica sarma o le fritule non mancano. Anzi, rappresentano la maggior parte delle casette in legno.

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Per scovare artigianato locale bisogna dirigersi verso il parco Zrinjevac. Due file di casette bianche in un parco costeggiato da 220 platani importati da Trieste e illuminati in modo da farli brillare. Uno spettacolo che non lascia indifferenti. Proseguendo lungo il cammino, verso la stazione dei treni si incontra una bellissima e lunghissima pista di pattinaggio.

Il mercatini non sono finiti qui. Prendendo la funicolare si sale alla città alta e ci sono i mercatini con un plus maggiore: una vista spettacolare di Zagabria. Non solo, le balaustre sono decorate con vari oggetti così da rendere curiosa e imprevedibile la camminata.

Quanto tempo stare a Zagabria?

Per visitare la capitale bastano 3 giorni. Le principali attrazioni sono abbastanza circoscritte e facilmente raggiungibili a piedi.

Se arrivate a Zagabria in macchina parcheggiatela e dimenticatevene. Il traffico è davvero intenso ed i parcheggi non sono molti. Inoltre durante il periodo del l’avvento i tram, uno dei simboli della città, sono gratuiti. [Agli inizi del Novecento tutti i tram vennero tinti di azzurro, colore ufficiale di Zagabria]

Se volete magari spostarvi fuori del centro cittadino o fate tardi la sera, un’ottima alternativa piuttosto economica, è Uber (una corsa mediamente costa 5-6€).

Dove alloggiare a Zagabria?

Noi non abbiamo dubbi su dove alloggiare: EMBASSY ROW B&B. Lo consigliamo ad occhi chiusi. La struttura dispone di due sole camere, quindi se siete fortunati a trovare posto vi sentirete meglio che a casa. Nadia, la padrona di casa, vi delizierà con un’abbondante e variegata colazione fatta in casa. Inoltre è vicino al centro e contemporaneamente in una zona tranquilla.

Cosa vedere a Zagabria?

Come primo approccio alla città è possibile partecipare a delle visite guidate gratuite tenute in inglese da giovani croati che raccontano la loro città.

Zagabria è divisa in Città Alta e Città Bassa ed è nata dall’unione dei due villaggi Kaptol e Gradec. Il centro della città è la piazza Bano Josip Jelačić, molto affollata e frequentata principalmente da giovani ed è attraversata dalla via Ilica, la più famosa via di Zagabria ricca di negozi.

La parte alta della città si raggiunge facilmente a piedi o con la più piccola funicolare al mondo, che è anche il mezzo di trasporto più antico della città.

Nella parte alta c’è la cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. La sua costruzione ha permesso la coesistenza di diversi stili architettonici: dal gotico al barocco. Il terremoto del 1880 ha danneggiato la parte interna della cattedrale e la ricostruzione ha dato un’impronta in stile neogotico: i due campanili gotici che donano l’attuale aspetto risalgono infatti ai primi anni del Novecento.

Un’altra chiesa famosa che si trova in questa parte della città è la Chiesa di San Marco che si erige nell’omonima piazza. La particolarità di questa costruzione è sicuramente il tetto decorato con due stemmi, che risale ad una ristrutturazione in stile neogotico verso la fine del XIX secolo. I due stemmi rappresentano il regno Trino della Croazia, Dalmazia e Slavonia e la città di Zagabria.

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La Porta di Pietra è l’unica porta antica rimasta ed ospita la cappella della Madonna. L’affresco della Madonna con bambino è diventato meta di pellegrinaggio dopo esser rimasto illeso durante l’incendio del 1731. Il culmine di affluenza è il 31 maggio, giorno della Madonna della Porta di Pietra e protettrice della città di Zagabria.

Nella Città Alta menzioniamo due vie in cui passeggiare: via Radićeva, una via vivace piena di locali e negozi di souvenir originali (in questa via segnaliamo Design and More dove potete trovare bellissime cornici, miele rigorosamente naturale e Made in Zagreb)

e Viale J.J.Strossmayer da cui si gode una meravigliosa vista della città.

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Sopra la piazza principale c’è il più famoso mercato della città mercato Dolac, soprannominato il ventre della città dove ogni mattina si vendono prodotti alimentari provenienti da tutte le regioni della Croazia.

La passeggiata nella Città Bassa parte da Zrinjevac, una zona verde molto elegante che conduce fino alla Stazione dei treni. Si parte dalla colonna meteorologica che dal 1884 misura la temperatura e la pressione dell’aria e poi si passa davanti al Padiglione Musicale, all’Accademia delle scienze e della arti, una Galleria d’arte, delle fontane e dei busti.

Zrinjevac è la prima di una serie di otto piazze chiamate Ferro di Cavallo di Lenuci, nome dell’ingegnere che ha progettato lo sviluppo urbanistico che ricorda la Ringstrasse di Vienna.

Accanto alla stazione ferroviaria c’è l’Orto botanico, chiuso al pubblico d’inverno. La meravigliosa oasi verde con le sue diecimila varietà diverse di piante apre le sue porte ogni primavera.

Quali musei visitare?

Noi ne abbiamo selezionati 3 assolutamente da vedere.

Museo dei cuori infranti. Uno dei più originali musei visti. Si tratta dell’esposizione di oggetti da parte di donatori anonimi che rappresentano la fine di una storia. Leggere le didascalie ci ha fatto divertire, emozionare e pugnalato il cuore.

Museo della tecnica Nikola Tesla. Museo dedicato allo scienziato nato e cresciuto in Croazia e poi emigrato a New York. Sono esposti vari veicoli del secolo scorso, tra cui delle meravigliose e antiche camionette dei vigili del fuoco. Interessante è assistere alla riproduzione su schermo degli esperimenti di Tesla con la strumentazione originale.

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Glittoteca. Questo museo/scuola è ubicato in un ex edificio industriale dove si lavorava il cuoio. Nonostante le zone delle sculture e del giardino fossero chiuse al momento della nostra visita, solo la mostra di pittura, la collezione lica koja poznajem, merita la visita.

Segnaliamo altri due musei da visitare solo se avete tempo, in aggiunta ai primi tre della lista.

Museo d’arte moderna, un po’ distante dal centro. È un edificio moderno che di sera si illumina con giochi di luce. All’interno due piani dedicati alla mostra permanente con varie installazioni, quadri e sculture dagli anni Cinquanta ad oggi che però non ci hanno colpito molto.

Atelier Ivan Meštrović. Il più importante scultore croato del Novecento. Nella sua casa diventata museo si possono osservare molte delle sue sculture.

Dove mangiare a Zagabria?

Mali bar. Ristorante con pochi coperti, molto carino adatto anche ai vegetariani. Piatti sfiziosi.

Aperitivo bar. Ristorante e bar sono due zone divise. Noi abbiamo provato il ristorante. La location è molto curata nei dettagli. Pochi piatti nel menù e più ricercati rispetto alla cucina locale. Prezzi un po’ più alti del Mali bar.

Menzioniamo anche il ristorante Mano, vicino alla glittoteca, perché ci è stato consigliato, ma non siamo riusciti a provarlo.

Curiosità

Nella Città Alta e Kaptol è stata mantenuta l’illuminazione a gas dell’inizio del XIX secolo e ogni giorno all’ora del tramonto vengono accese manualmente oltre 200 lampioni

L’origine della cravatta affonda le radici nei militari croati che nel Seicento, al servizio del re di Francia, portavano intorno al collo un fazzoletto. Tale accessorio ha destato l’interesse del Re sole Luigi XIV diventando così di moda e diffondendosi in Europa.

Se a mezzogiorno sentite un forte botto non preoccupatevi: è un colpo di cannone dalla torre Lotrščak che ogni giorno dal 1877 viene sparato alle ore 12 puntuale.

Spero che qui abbiate trovato qualche notizia utile per la vostra permanenza nella capitale croata. Andate durante i mercatini, sarà certamente un’esperienza magica.

Demi

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Oman – giorno 3: WADI BANI KHALID E WAHIBA SAND

Una lunga strada ci porta ad Al Wasil e poi Bidiyah. Sono 3 ore abbondanti in macchina attraverso un paesaggio molto marziano, piccole montagne rocciose, scarsa vegetazione e lunghi tratti di una strada comunque ben asfaltata davvero poco trafficata.

Numerosi cantieri mostrano un continuo voler migliorare la rete autostradale, rendendola più ampia e scorrevole.

Facciamo tappa in una sorta di saloon pakistano, dove Demi prova l’ebbrezza del peggior bagno della sua vita e dove ci dissetiamo un po’.

Passiamo per Al Wasil da dove poi dovremo trovare la strada nel deserto verso il nostro Camp, ma ora è tempo di raggiungere il Wadi Bani Khalid.

I Wadi Bani sono delle vere e proprie oasi nel deserto e tra le montagne, l’acqua è verde smeraldo e sono meta molto frequentata sia per la bellezza del paesaggio che per il potere refrigerante che può offrire.

Il Wadi tutto sommato è abbastanza ben indicato. Questa cosa sorprende abbastanza vista la pochezza di indicazioni che abbiamo sempre trovato fino ad ora.

In pratica si arriva con la macchina a poche centinaia di metri dal Wadi. Da lì ci si può incamminare alla scoperta delle “pool” meno frequentate e più suggestive oppure fermarsi a quella principale, sicuramente molto suggestiva ma pur sempre la più affollata. C’è anche una sorta di punto ristoro per chi vuole mangiare qualcosa o dissetarsi.

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Ci fermiamo un’oretta, provando l’ebbrezza del bagno (attenzione che l’acqua è piena di quei pescetti che fanno la pedicure) e visto il gran caldo, si tratta di una scelta quasi obbligata.

Bisogna sottolineare anche che dall’alto delle rocce che sovrastano gli specchi d’acqua, i colori sono molto belli ed è realmente sorprendente trovare così improvvisamente tanta acqua in mezzo al deserto.
Qui purtroppo decide di abbandonarci anche il nostro gimbal stabilizzatore della GoPro … forse il troppo caldo o forse qualche altro difetto. Peccato perchè per i video era davvero utile.

Pranziamo con un gelato all’ombra di una tendone e poi facciamo ritorno ad Al Wasil.

Qui parte l’avventura con il 4×4 verso il Sami Desert Camp. Un Camp in parte tendato ed in parte con delle strutture fisse. Noi abbiamo scelto la tenda.

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L’arrivo al campo prevede il percorso di cca 10 km in pieno deserto, lungo una strada appena tracciata.
Una delle regole fondamentali della guida sulla sabbia è quella di mantenere sempre una buona andatura, evitando di fermarsi o rallentare specie se ci si deve inerpicare sopra una duna, pena il rischio di insabbiamento.
Devo dire che il nostro fuoristrada è perfetto per questo off-road e non abbiamo mai avuto nessun problema.
Arriviamo quindi al campo tendato dove abbastanza velocemente effettuiamo il check-in e poi ci dirigiamo verso la nostra tenda (aiutati da un facchino che ci porta le valigie). La tenda è posizionata esattamente all’estremità nord del campo, proprio alle pendici di una grande duna.

Il primo impatto è terrificante. La temperatura interna credo sia ben oltre i 40 gradi, per fortuna c’è l’aria condizionata che ci metterà comunque parecchie ore a raffreddare l’aria.
Nel complesso è una piccola tenda molto spartana, con un bagno/doccia e poco altro, però mantiene il fascino della location.

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Ci organizziamo per effettuare subito il cosiddetto “dune bashing”, ovvero un giro tra le dune serto con un pickup.

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Devo dire esperienza divertentissima, il nostro pilota davvero bravo ad ogni discesa da una duna alta e ripida mi guardava e con fare perplesso e timoroso mi diceva: Yalla? Ed io rispondevo: Yalla Yalla. E si partiva come sugli sci giù per una pista nera.

Poi sosta per ammirare il tramonto ed il silenzio che solo il deserto può offrirti. Paesaggi che ti riempiono di pace.

Arriva l’ora di cena e c’è uno spettacolare buffet arabo ad attenderci. Devo dire che la cucina da queste parte è molto buona tanto da invogliarti a provare anche i famosi spiedini di cammello che ammetto essere squisiti. Non guarderò mai più un cammello con gli stessi occhi 😀

Concludiamo la cena in relax seduti sotto un grosso patio rotondo, adagiati su dei cuscini.

Rientrando verso la tenda, ci soffermiamo spesso ad osservare il cielo stellato. Un privilegio dell’essere in mezzo al nulla, senza tutto l’inquinamento luminoso delle nostre città.

L’ultima fatica prima di andare a dormire è scalare l’immensa duna dietro la nostra tenda.
C’è una corda che aiuta a raggiungere la cima, ma la fatica è davvero tanta e fortunatamente la sera non fa molto caldo.
Dall’alto, nell’oscurità totale osserviamo il cielo e respiriamo l’aria del deserto, i suoi profumi e cerchiamo di assorbire quella sensazione di relax che ti offre questo luogo magico.

Johnny

Oman – giorno 2: NIZWA E JEBEL SHAMS

Dopo un veloce colazione in camera con Tè, Caffè e biscotti saliamo a bordo del nostro Pathfinder alla volta di Nizwa e Jebel Shams.

Necessario un primo rifornimento di benzina (la macchina consuma uno sproposito) e qui ci accorgiamo con grandissima gioia uno dei vantaggi di essere in un paese mediorientale, dove il petrolio è la principale fonte di reddito: 40 litri di benzina fanno 16€ … alla faccia delle accise italiane.

La lunga strada verso Nizwa si insinua tra paesaggi aridi e montagne rocciose dal colore ocra. Dopo circa 1 ora e mezza arriviamo in prossimità del famoso suq (in pratica quasi ogni città omanita sembra essere famosa per un forte portoghese ed un suq) e dell’adiacente forte. Il mercato (che di venerdì ospita anche il mercato degli animali, cammelli inclusi) è per noi una mezza delusione perchè alle 11:30 sta in pratica già chiudendo, ma giusto in rispetto del posto provo fare anch’io il mio acquisto al mercato della frutta e verdura. Individuo un bancone con delle banane (sembrano le mini banane che avevo apprezzato tanto in Malesia). Cerco di spiegare al vecchio omanita che ne voglio solamente un paio da assaggiare. Niente da fare, mi riempie mezza borsa nonostante continui ad indicargli con le dita che ne volevo solo 2. Pazienza, ci ritroviamo con oltre un kg di banane (mezzo rial il costo, che equivale ad 1€) ma non sono buone, per niente! Abbandonato il suq andiamo al forte. Qui si paga per entrare ed è qui che mi accorgo di non avere più il portafoglio. Momenti di panico che mi porterò dietro per tutta la visita. Comunque il forte è molto ben conservato.

Dall’alto offre una bella vista al panorama circostante.

Fa sempre un caldo estenuante e così decidiamo di rientrare in Hotel per vedere se per caso il portafoglio era rimasto da qualche parte. Niente da fare, fino a quando rientrati in macchina eccolo spuntare sotto il sedile di Demi. Felici ci dirigiamo al famoso Jebel Shams.

Si tratta di un monte la cui cima vera e propria è a 3000 slm e che offre degli scenari bellissimi specie da un Point of View che si affaccia su un bel canyon (ok, non è il Grand Canyon, ma è comunque uno squarcio nella terra che non lascia indifferenti). Da Nizwa sono circa 2 ore di strada, con l’ultima parte che si inerpica notevolmente fino a raggiungere il resort e da lì ci sono alcuni sterrati che portano ai vari affacci. Il 4×4 in effetti qui è un valido aiuto, anche se probabilmente con un po’ di fatica lo si riesce a fare anche con una macchina normale, che personalmente comunque sconsiglio. In cima la temperatura è decisamente sopportabile, tanto che anche durante il tragitto è caduta qualche goccia di pioggia. Nuvoloni neri ed una leggera brezza arricchiscono il paesaggio con dei contrasti di luci ed ombre sulle pareti rocciose delle montagne e proviamo quassù l’ebbrezza di venir travolti da un piccolo windmill.

Facciamo ritorno a Nizwa dopo una sosta ad AlHamra, famosa per le vecchie case d’argilla. In realtà sono i resti, in gran parte crollati, di quelle che erano una volta le case di questo villaggio. Complice anche i caldi colori del sole al tramonto, anche qui il posto mantiene una certo fascino, seppur decadente.

Una volta a Nizwa ci fermiamo a cenare in un tipico locale omanita. Ci si siede a terra su un tappeto ed il menu presenta una vasta scelta di specialità locali, tra le quali ha destato molta curiosità lo squalo essiccato in salsa yogurt e curry. Devo dire molto buono. Ed anche il nostro secondo giorno si è così concluso.

Ecco il riassunto della giornata in un video

Domani ci attendono i Wadi Bani e finalmente il deserto.

Johnny

Oman – giorno 1: MUSCAT

A volte l’idea di un viaggio e di una meta nasce così per caso, magari vedendo un immagine su una rivista o un documentario alla televisione. Non ricordo il momento esatto nel quale abbiamo deciso di andare in Oman, ma avevamo di certo un’idea sul tipo di viaggio da fare: doveva essere al caldo e rilassante.

Non sorprende più di tanto vedere molta gente strabuzzare gli occhi e chiedere perplessa “ma dov’è questo Oman?”
In effetti il paese si è aperto da poco al turismo ed il sultano Qaboos sta spingendo molto in questo direzione.
Già, il sultano … ovvero quando un uomo fa davvero la differenza.
L’Oman è incastonato tra Arabia Saudita e Yemen, due tra i più estremisti paesi islamici, dove tanto per capire alle donne non è permesso nemmeno andare a scuola e quindi lascia davvero stupefatti il deciso cambiamento che questo sultano (venuto al potere negli anni 70 dopo aver spodestato il padre) ha apportato al suo paese.

Ed oggi l’Oman è considerato la Svizzera del Medioriente, un paese pacifico che si dimostra attento ai propri cittadini e con una forte apertura all’occidente, senza snaturare la sua storia.
Niente grattacieli, niente costruzioni luccicanti in stile Dubai, ma una consapevolezza architettonica che trae orgoglio dalle proprie origini umili.

Un paese affascinante, dove si percepisce chiaramente la direzione che ha voluto intraprendere il suo sultano e che forse ci fa finalmente comprendere che non tutto il mondo islamico è quello che ci terrorizza e che ci rende così diffidenti e che forse anche per gli altri paesi un giorno ci potrà essere un nuovo Qaboos.

La partenza da Venezia con Qatar Airway è alle 18. Il volo è notturno e ci porta a Muscat alle 4.50 locali dopo uno scalo a Doha.

Ovviamente visti i tempi ristretti non riusciamo praticamente a dormire nulla e all’alba ci ritroviamo in macchina (un’enorme Nissan Pathfinder 4×4) a percorrere una bella strada a 3 corsie. A sorprendermi però non sono tanto i 31 gradi alle 6.30 del mattino, quanto l’incredibile traffico nonostante sia da poco passata l’alba.

Con grossa difficoltà finalmente riusciamo a trovare il nostro Somerset Panorama Hotel (qui devo segnalare la totale inefficienza del GPS Garmin che ci hanno dato) e depositiamo i bagagli.

L’Hotel è praticamente inglobato in un centro commerciale ed ha una bella piscina con vista aperta sulla città.

La prima tappa della giornata di oggi è la visita alla Moschea del sultano Qaboos. Alle 8.15 siamo già all’interno (e consiglio di arrivare molto presto per visitarla senza tutti i turisti che arrivano poi con i pullman).

La prima cosa che colpisce, complice anche l’ora, è il silenzio e la pace. Subito dopo non si può non rimanere letteralmente abbagliati dal bianco dell’edificio. L’entrata alle zone di preghiera ovviamente si fa senza scarpe, ma anche molte zone all’esterno si percorrono scalzi. Un omino su una macchina idropulitrice passa continuamente a lavare i pavimenti. Nemmeno casa nostra può vantare una simile pulizia.

La grande sala per uomini, che può contenere fino a 20000 fedeli, è ora pressoché vuota e così possiamo ammirare il gigantesco tappeto di circa 4200 mq che copre l’intero pavimento della moschea, uno dei più grandi al mondo. Sotto la grande cupola d’oro è appeso un lampadario Swarovski di notevole impatto. Il sultano non ha badato a spese per far costruire questo edificio davvero molto bello.

Iniziano ad arrivare i gruppi di turisti e così decidiamo di lasciare questo posto e dirigerci a Matrah, ovvero nella città vecchia.

Muscat si estende in modo molto longitudinale, sicchè da est ad ovest ci sono circa 30 km da percorrere. Arriviamo lungo una bella strada panoramica che ci fa scorgere dall’alto la città fino al mare. Il vecchio porto ora è meta delle grandi navi da crociera ed infatti ci sono tanti turisti che fanno la loro escursione al famoso Suq.

Il Suq è un grande mercato in gran parte al coperto ora divenuto un po’ troppo attrazione turistica anche se i locali ci vanno ancora, ma l’eccessiva presenza di turisti ha un po’ trasformato l’anima omanita di questo mercato, riempiendolo forse di troppe cianfrusaglie da rifilare ai turisti.

Acquistiamo dei foulard e dell’incenso e distrutti dal caldo ci dirigiamo verso un forte che troviamo chiuso e verso il Palazzo del Sultano (Qasr al Alam) che si può visitare solo dall’esterno.

L’ultima meta è la lunga spiaggia di Qurum. Un posto che si popola di locali solamente al tramonto (in linea di massima all’omanita interessa meno di zero prendere il sole). Qui decidiamo di mangiare e rilassarci presso il Candle Cafè prima di concederci una pennichella sdraiati su un soffice prato verde proprio antistante la spiaggia. Veniamo svegliati da un gruppo di ragazzi locali molto chiassosi e che ogni tanto intonano i primi versi di “un mazzolin di fiori”. Cosa che mi ha lasciato piuttosto sorpreso.

Rientramo in hotel e finalmente dopo 36 ore andiamo a dormire. L’indomani ci aspetta il trasferimento a Nizwa.

Johnny

Weekend romantico a Sappada

Il viaggio che vi racconto oggi è stato una sorpresa. Una piacevole sorpresa. Un ricordo che verrà nominato più volte e raccontato a tutti, ne sono certa. Una fuga romantica che si è rivelata assolutamente perfetta. Perfetta per toglierci di dosso la polvere ed il grigiore della vita quotidiana. Desideravamo una fuga. Una fuga dalla frustrazione, dai piccoli imprevisti, dalle scadenze da ottemperare, dagli orari da rispettare, dalle lotte contro i mulini a vento. Volevamo solo respirare aria buona, aria fresca, aria nuova. Solo noi.

L’Amore, spesso, è sepolto, dimenticato, maltrattato, scontato nella vita quotidiana. Dobbiamo usare le nostre forze per affrontare i piccoli e grandi e problemi della Vita. Esausti non riusciamo anche a coltivare l’Amore.

Per questo ogni tanto ci vuole una pausa.

Le ore trascorse a Sappada hanno riempito i nostri cuori e occhi di magia.

Fondamentale per noi è stata la scelta di un hotel con la SPA. Se poi scegliamo il bellissimo Residence Cavanis che offre la PRIVATE SPA… tutto diventa splendido. Probabilmente è stata questa scelta la chiave di un weekend perfetto. Tre ore passate tra una sauna finlandese, una enorme vasca idromassaggio, una tisaneria, lettini comodi dove riposare avvolti da accappatoi che odorano di fresco e buono, ci hanno permesso di staccare completamente. Inutile dire che le tre ore sono volate in un battito di ciglia.

Inoltre il Residence offre una zona breakfast sempre aperta. Questo è sicuramente un ulteriore plus della struttura.

La serata si è conclusa con una cena squisita al ristorante La Rustica a Cima Sappada e convenzionato con il Residence. Ambiente intimo, caldo e accogliente, servizio veloce e piatti squisiti. Un guanciale di vitello che si scioglieva in bocca. A rendere più caratteristico il tutto, su alcune sedie c’erano delle pellicce ecologiche bianche. Abbinamento che tanto mi ricordava le riviste di arredamento che divoro ogni mese.

Il giorno successivo abbiamo passato la mattinata a Sappada 2000. A pochi passi dal Residence una lunga seggiovia ci ha portato in cima. Il cielo azzurro, la neve ed una splendida giornata di sole ha reso speciale la permanenza lassù. Già la salita in seggiovia ci ha fatto un grande regalo: silenzio. Sconosciuto per chi vive in città.

Prima del viaggio verso casa abbiamo fatto una passeggiata a Nevelandia, un parco giochi per bambini, e abbiamo preso qualcosa di caldo al Ristorante Edelweiss Stube. Qui potete trovare una grande varietà di the e una crema di caffè caldo (squisita) per una pausa pomeridiana o piatti tipici se vi trovate lì all’ora di cena.

È ora di tornare a casa. Questo è un arrivederci però. Dobbiamo ancora cenare nel rifugio sul Monte Ferro, raggiungibile anche da chi non scia perché ti vengono a prendere con la motoslitta, passeggiare lungo la pista ciclabile che costeggia la pista di sci di fondo e perderci nei negozietti con prodotti tipici.

Qui di seguito trovate un breve video per farvi immergere in questa magica atmosfera.

Quindi… a presto Sappada

Demi

Vienna natalizia

C’è qualcosa di suggestivo, ma allo stesso tempo di malinconico, nel visitare la principale attrazione di Vienna, ovvero il Castello di Schonbrunn.
Luoghi come questo sono un vero e proprio viaggio nel tempo, dove non serve la DeLorean di Ritorno al Futuro per venire catapultati in un mondo antico, specchio di una società e di un modo di vivere così lontano.
E’ vero che sono passati nemmeno 2 secoli, ma ripensare alla vita quotidiana all’interno di questo grandissimo palazzo rimane una cosa, almeno per me, molto affascinante.

Elisabetta Wittelsbach, duchessa di Baviera nasce la vigilia di Natale del 1837 a Monaco.
Francesco Giuseppe nacque nel suddetto Castello il 18 agosto, 7 anni prima di Elisabetta con la quale si sposerà nel 1853. Lei ancora 16enne, lui già Imperatore d’Austria. Potrebbe essere l’inizio di una favola, in realtà la vita della bellissima Sissi fu costellata da tragici eventi, la morte di 2 figli, il fratello suicida, la morte della sorella e del cognato Massimiliano ed infine il suo assassinio.
A fare da sfondo alle vicende di Sissi e Kaiser Franz c’è questo castello, immerso in un grande parco, che probabilmente esplode nei suoi colori migliori durante la primavera, ma che quando lo abbiamo visitato noi a fine novembre aveva un aspetto spettrale. Gli alberi avevano anche perso quei colori dell’autunno e le foglie secche ed imbrunite erano un lungo tappeto che copriva i sentieri.


L’aspetto un po’ spettrale e decadente era accentuato da una grande scultura riproducente delle rovine romane.
Non è difficile pensare in un contesto del genere alle lunghe passeggiate di Sissi e la sua corte in questo grande parco, la sua bella figura dilettarsi in cavalcate e corse, così ossessionata dal fitness e dalla cura del suo corpo da sembrare quasi una donna dello spettacolo dei giorni nostri.
E’ una tappa obbligata questo castello, da fare anche nella sua visita più breve che comprende circa 25 stanze descritte molto bene dall’audioguida. Vi si ritrovano i luoghi di vita comune, lo studio dove lavorava l’imperatore, la sua camera da letto (mi ha sorpreso il letto singolo in stile campo militare di Francesco Giuseppe, evidente segno che forse non c’era tutta questa grande intimità tra i due) le sale di Elisabetta, la sua toilette con una grande bilancia bianca, evidente segno della sua ossessione per il peso e poi la grande Galleria, meravigliosamente affrescata e la piccola Galleria con i gabinetti cinesi (sale riunioni con porcellane e dipinti cinesi di inestimabile valore).

Sono partito dalla descrizione di quello che rappresenta un po’ la Vienna di un tempo, quella che almeno nel mio immaginario doveva essere, una città aristocratica, dai ritmi lenti, con uomini dai grandi baffi trasportati dalle carrozze, uomini duri, temprati da tempi di guerra.

Vienna per me finisce qui. Non voglio essere frainteso, ma le aspettative che avevo verso questa città sono rimaste disattese.
Si tratta di una città con ancora edifici maestosi, come il municipio, il parlamento, il castello di Hoffburg, ma che non ha quel quid che la potrebbe rendere unica o indimenticabile.
Non c’è uno scorcio da cartolina, non c’è una collina dalla quale ammirarla, nè un edificio affacciarsi sul Danubio.
La città si estende piatta con i suoi edifici neoclassici che tanto ricordano la mia Trieste, con delle strade abbastanza anonime, qui rese meno anonime dai bei addobbi natalizi, da lucenti luminarie e soprattutto dalla presenza dei mercatini di Natale (Weihnachtsmarkt), vero e proprio punto di interesse della città a dicembre.

Ma vediamo cosa siamo andati a visitare e cosa ci è piaciuto.

GIORNO 1

Il primo giorno abbiamo visitato l’imponente chiesa romanico-gotica di Santo Stefano, con il suo imponente campanile di 137 metri ed il grandioso interno a 3 navate dove si possono ammirare la tomba del principe Eugenio di Savoia, il pulpito del 1515 nella navata centrale, l’opera più significativa della cattedrale e la Madonna della servitù. Nella navata di destra campeggia l’imponenete tomba in marmo rosso dell’imperatore Federico III.
La piazza antistante ospita un mercatino di Natale, parecchio frequentato soprattutto da chi desidera riscaldarsi con qualche Punch o vino caldo.
Da menzione l’ottima cena al Bier und Bierli a base di gulash, grostl e l’immancabile Sacher.

GIORNO 2

Il secondo giorno è stato quello dedicato all’arte ed alla cultura.


Prima tappa il museo Albertina, storico edificio viennese che fu il più grande palazzo residenziale degli asburgo e che contiene al suo interno una grandissima varietà di artisti ed opere grafiche. Consigliata la prenotazione online in quanto è davvero molto affollato e fanno entrare le persone un po’ alla volta (noi ci abbiamo messo cca 30-35 minuti).
Davvero imperdibile la mostra temporanea dedicata a Raffaello, con tanti quadri e soprattutto tante bozze con i suoi disegni.
Un posto imperdibile per chi ama l’arte.
Consiglio di scaricare l’app per la realtà aumentata con la quale interagire con molte opere. Un’esperienza davvero interessante.
Successivamente abbiamo pranzato da Maredo (locale molto grande, ma con tempi di attesa un po’ troppo lunghi per i nostri gusti).
Il pomeriggio lo abbiamo trascorso invece al Mumok (Museo di arte moderna).
Demi è stata attratta dagli espositori, infatti le guide parlavano di opere di Andy Warhol, Claes Oldenburg, Pablo Picasso, Yoko Ono, Günter Brus e Gerhard Richter.


Onestamente non abbiamo visto niente di tutto ciò. I 5 piani del museo ci hanno proposto opere di scarsissimo interesse (ovviamente in questo campo tutto è molto soggettivo) che non ci sono piaciute molto, fatta eccezione forse per qualcuna un po’ meno stravagante o volutamente provocatoria.
In serata ulteriore giro per i mercatini e cena al Café Sacher. Questa è una tappa obbligata, seppur molto turistica e quindi parecchio affollata (anche qui molti minuti di attesa per entrare). Tuttavia location molto bella, Sacher buonissima ed in generale un’esperienza da provare.

GIORNO 3

Il terzo giorno siamo andati al Belvedere, uno dei capolavori dell’arte barocca costruito per il principe Eugenio di Savoia, si divide in due palazzi contrapposti: il Belvedere superiore e quello inferiore.


Quello superiore è di sicuro interesse in quanto ospita una grande collezione di quadri di Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka.


Davvero molto interessante, anche solo passeggiare attraverso queste grandi sale.
In una piccola piazza a lato del palazzo c’era l’immancabile mercatino di Natale dove abbiamo anche pranzato con degli ottimi gnocchi allo speck.
Al pomeriggio siamo andati alla ricerche delle famose case colorate, la cosidetta Hundertwasserhaus.


Il complesso di case è stato realizzato secondo le idee di Friedensreich Hundertwasser e sono uno straordinario esempio di edilizia popolare. Le facciate si presentano in vivaci tinte colorate. I tanti alberi sui tetti creano un’armonia tra casa e natura.
Al pianterreno c’è un negozio con una ampia scelta di libri su Friedensreich Hundertwasser, di stampe dei suoi quadri e di fotografie delle sue opere architettoniche (molto care), mentre al primo piano c’è un bar dove si possono assaggiare il caffè viennese e i gustosi dolci austriaci.
Indirizzo Kegelgasse 36-38.

Piccola nota: l’Austria è l’unico paese in Europa a non essere coperto da Google StreetView.

Ci dirigiamo in seguito al famoso Prater.


Ok, è vero, non è stagione, infatti la stragrande maggioranza delle attrazioni è chiusa (la ruota invece gira regolarmente), ma comunque rimaniamo fino al tramonto e quando scende il buio, lo spettacolo dei suoni e delle luci è comunque molto affascinante. Sicuramente è una tappa che andrebbe approfondita in primavera.
Concludiamo la nostra giornata con la visita al museo delle Illusioni.
Questo incredibile museo ci ha stupito ed intrattenuto con i suoi ologrammi, stereogrammi e illusioni ottiche e come pubblicizzano, questo museo interattivo consente di sfidare la gravità in una stanza inclinata, osservare gli altri visitatori crescere e rimpicciolirsi, perdere il terreno sotto i piedi all’interno di un Vortex tunnel (cilindro rotante), servire la testa di un visitatore su un vassoio o scattare una foto in uno spazio infinito.
Non è grandissimo, quindi in circa 1 oretta lo si visita tutto.

 

GIORNO 4

L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato al castello di Schonbrunn, del quale ho parlato ampiamente in apertura.
Al termine della visita al castello siamo andati nella zona dei grandi palazzi (Municipio e Parlamento), davvero maestosi e del castello di Hofburg (centro del potere austriaco per oltre 600 anni ed oggi luogo di lavoro del presidente d’Austria). I tipici palazzoni che uno si aspetta di vedere in una capitale, specie il palazzo del Parlamento, davvero pomposo con il suo stile neoclassico, le colonne corinzie, i pronai che lo fanno assomigliare ad un antico tempio greco.
La giornata si conclude nel più bel mercatino della città, ovvero quello prospiciente la piazza del Rathaus (municipio).


Un dedalo di viottoli con le casette natalizie, una lunga pista di pattinaggio su ghiaccio, gli alberi illuminati, il trenino elettrico, la musica e perfino una piccola ruota panoramica. Un piccolo angolo fatato, pieno di quella magia natalizia che tanti altri mercatini non ci avevano ancora trasmesso.
Un luogo da visitare, specialmente la sera.

Johnny

 

Biennale di Venezia 2017: si o no?

Non avevamo mai partecipato alla Biennale prima d’ora. La visita all’edizione 2017 è stata il nostro battesimo.

Ho trascinato Johnny a Venezia dopo aver visto su Instagram l’opera Escalede beyond chromatic lands di Sheila Hicks. Una cascata di gomitoli colorati che occupa un’intera parete. Magnifica, anche dal vivo.

Nella Brochure avevamo letto che quest’anno la Biennale Arte era ispirata all’umanesimo. ‘Un umanesimo nel quale l’atto artistico è atto di resistenza, di liberazione e di generosità’. Non sapevamo cosa aspettarci. Avevamo letto opinioni contrastanti al riguardo e ci aspettavamo tanto. Io l’effetto WOW e Johnny qualcosa su cui riflettere.

In una giornata abbiamo visitato l’Arsenale e i Giardini, senza soffermarci sulla visione dei video. Tante opere, tanti artisti, tante ore e tanta gente.

Nella prima parte della mostra all’interno dell’Arsenale c’era talmente tanta gente che in alcuni punti si camminava davvero a fatica ed ho quindi pensato ‘mai più nel week-end‘. Ma tutte le persone che erano presenti sono appassionate di arte moderna? O desideravano un selfie da pubblicare sui social per comunicare io c’ero, poiché la Biennale è un appuntamento imperdibile?

Lo ammetto. Un selfie me lo sono scattata anch’io.

Alla fine dopo aver dedicato un’intera giornata a questa grandissima esposizione, sono giunta alla mia personale conclusione che l’arte moderna si approccia allo spettatore in modo completamente diverso rispetto a quella dei secoli scorsi, quella studiata a scuola. Al contrario di un tempo, per capire il senso di alcune opere serve una codifica, una parafrasi, una spiegazione. Davanti a Notte stellata sul Rodano di Vincent van Gogh si rimane immobili in contemplazione ammirando le generose pennellate di colore che danno quasi una dimensione tridimensionale al quadro. Non c’è nessun significato nascosto, solo pura ammirazione.

Mentre davanti a Imitazione di Cristo di Roberto Cuoghi, l’installazione certamente più discussa, siamo rimasti perplessi. Che messaggio vuole trasmettere? Il tunnel composto da pluriball gigante, le striscie di plastica che dividono il tunnel dai corpi consumati e la puzza…. la puzza che imita l’odore di decomposizione del cadavere è nauseante, forte, d’impatto. Sono scappata via disgustata dall’odore delle muffe che simulano il fetore del corpo. Senza una adeguata interpretazione è difficile capire l’opera.

Personalmente credo che l’arte sia diventata più ‘soggettiva’. Mi viene in mente il padiglione dell’Austria con la sua roulotte, la sedia incollata al muro e altre installazioni con cui poter ‘giocare’ e farsi fotografare. Oppure l’opera Out of disorder di Takairo Iwasaki all’interno del padiglione del Giappone dove c’era una fila interminabile di persone solo per poter far sbucare la propria testa dal pavimento e vedere il padiglione da un’altra prospettiva. In generale queste sono le opere che amo maggiormente perché lo spettatore diventa protagonista e parte integrante della creazione. Magari è proprio questo il senso dell’esposizione: mettere l’essere umano al centro.

Se non ci siete ancora andati e ci chiedete Biennale di Venezia 2017: si o no? Non siamo in grado di rispondere perché la percezione delle opere è molto soggettiva.

A nostro avviso comunque le opere degne di nota (o quelle che realmente fanno riflettere) non sono tantissime. Possiamo dirvi che ci sono piaciuti i padiglioni del Giappone, della Korea, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Difficile spiegare il motivo per cui questi padiglioni hanno colpito maggiormente la nostra attenzione. Possiamo provare a dirvi che Reflection model, sempre di Takairo Iwasaki, nel Padiglione giapponese ci è piaciuto probabilmente perché siamo stati nella terra del Sol Levante e quest’opera rispecchia la pulizia, la precisione, la pazienza e l’accuratezza del popolo nipponico che abbiamo amato molto durante la nostra permanenza lì.

Per concludere posso affermare che passare una giornata immersi nell’arte è sempre e comunque tempo speso bene, arricchisce l’anima e fornisce nuovi stimoli. Non nego che in queste mostre spesso cerco ispirazione per arredare casa (qualche idea può essere riprodotta per dare un tocco di originalità alla propria casa – il famoso diy -)

Volete vedere la 57° Biennale? Avete tempo fino al 26 novembre 2017.

Demi

Due cuori consiglia: Lo spazio tra le nuvole di Camila Raznovich

Ho in mano un pacchetto che in modo equivocabile è un libro. Adoro i libri. Quelli di carta, quelli che si sfogliano, quelli che controlli a occhio quanto ti manca per finire, quelli che riponi in libreria e ogni tanto li guardi. In questo mi sento molto vintage. Non mi sono ancora convertita all’e-book. Forse in futuro, magari per i viaggi… per il momento resisto al caro e vecchio libro.

Apro il regalo e mi ritrovo davanti agli occhi un libro di Camila Raznovich. So chi è. Volto storico di MTV. Io l’ho conosciuta come presentatrice di Amore criminale, programma che adoravo, un po’ angosciante poiché poi non mi faceva addormentare facilmente e Loveline, un programma che trattava di sesso e amore senza tabù. Ma non la conoscevo con le vesti di scrittrice.

Il sottotitolo del libro già mi piace: il viaggio come cura.

Inizio a leggere le prime righe

Si parte per curiosità, per conoscere l’altro, per scoprire se stessi, per cercare nuovi mondi, per guadagnarsi nuovi inizi, per vendetta, per amore, per nostalgia, per scappare, per mettere un oceano tra sé e il dolore.

Il viaggio è uno strano mezzo di trasporto per l’anima: ci porta fuori da noi stessi per ricondurci al nostro centro ...

e non smetto fino a quando non arrivo all’ultima parola.

Lo leggo d’un fiato, in una giornata.

Camila mi porta in luoghi magnifici: India, Argentina, Vietnam.. solo per citarne alcuni. Li descrive come si racconta una storia d’amore: con emozione e passione. Senza, però, tralasciare cenni storici dei luoghi descritti.

L’autrice racconta la propria vita attraverso i viaggi, quei viaggi in cui la spinta a partire è dettata dall’urgenza, dalla necessità di trovare delle risposte, dalla voglia di mettersi alla prova e superare i propri limiti, dal desiderio di abbandonare il proprio ruolo. E lo fa con semplicità e leggerezza.

Non è solo un libro di viaggi. L’autrice mi prende per mano e mi illustra la sua visione del mondo, le sue riflessioni, ciò che ha imparato superata la soglia dei quarantanni.

Il viaggio è il momento ideale per fare il punto sul proprio cammino

Chiuso il libro ho solo un desiderio: prendere la valigia e partire. Non importa dove. L’importante è andare e non rimanere fermi.

Demi

Ti è sempre piaciuto viaggiare?

Recentemente mi è stata rivolta la domanda: ‘Ti è sempre piaciuto viaggiare?‘ Dopo un attimo di esitazione ho risposto si, nonostante non provenga da una famiglia di viaggiatori.

Mi sono fermata a riflettere su quando sia nata in me questa passione. Non so neppure se passione sia il termine più idoneo, forse sarebbe meglio definirla esigenza, bisogno, necessità.

Eppure a scuola la geografia non era la mia materia preferita, anzi trovavo noioso imparare a memoria le venti regioni italiane, i capoluoghi o le capitali dei vari paesi. Mi sembrava una materia così astratta.

Ora adoro conoscere un luogo nuovo e andarlo a cercare subito sull’atlante.

Eppure ho sempre considerato normale il desiderio di scoprire il mondo, anzi non concepivo un pensiero opposto.

Non ho mai avuto paura di volare. Ricordo l’emozione della prima volta che sono salita su un aereo, un volo breve con destinazione Barcellona. Al momento del decollo ho provato una strana sensazione allo stomaco, la stessa di quando da piccola volevo toccare il cielo sull’altalena e andare sempre più su.

Questo solletico allo stomaco dopo un paio di volte è sparito, ma non è sparita la voglia di prendere l’aereo. Anche se ora non conto più su quanti aerei sono salita, neppure ora la voglia di andare lontano è sparita.

Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati.

(Gore Vidal)

Mi sono interrogata sul perché mi piaccia così tanto viaggiare.

Il primo motivo, forse banale, che mi viene in mente è collezionare ricordi. Il viaggio è come se fosse un amplificatore della vita. La vita quotidiana, ogni tanto, sembra la ripetizione di un unico giorno. Invece, durante un viaggio di ricordi se ne collezionano tanti. Non è detto che tutti siano piacevoli, ci possono essere delle disavventure.

Un altro motivo è scoprire nuove prospettive, scoprire che un altro modo di vivere e vedere le cose è possibile. Un viaggio apre la mente e ci fa capire quanto i nostri pensieri siano condizionati dal continente, dallo stato, dalla città in cui viviamo e che il nostro punto di vista è uno e non l’unico possibile. Per me è stato illuminante il viaggio in Giappone dove tutto funziona perfettamente, i treni sono superveloci ed in orario, le persone sempre gentili ed educate. Mi è sembrato di essere in un altro mondo.

Il modo migliore per cercare di capire il mondo è vederlo dal maggior numero di angolazioni possibili.

(Ari Kiev)

Il viaggio permette di mettersi alla prova e conoscere meglio se stessi. Viaggiare significa uscire dalla propria confort zone. Ogni tanto bisogna non lasciarsi sopraffare da un aereo in clamoroso ritardo, dalla pioggia durante una vacanza di mare o altri piccoli ostacoli che possono succedere durante un viaggio.

Viaggiare significa sperimentare cibi nuovi, sentire nuovi profumi, interagire con la gente locale. Mi ricordo a Zanzibar dove mangiai per la prima volta un’aragosta alla brace (ed io non mangio pesce) e mi piacque tantissimo.

Viaggiare è una ricchezza e secondo me sono i soldi meglio spesi.

Si viaggia non per cambiare luogo, ma idea.

(Hippolyte Adolphe Taine)

Demi

Giorno 9 in Spagna: relax al parco del Buen Retiro a Madrid

Ci svegliamo con calma nel nostro bellissimo Hotel a Madrid e con malinconia penso che è l’ultimo giorno di vacanza. Domani un aereo ci porterà a casa.

Dopo una super colazione siamo pronti a trascorrere la giornata nel Parco del Buen Retiro.  Non stento a credere che sia definito il polmone verde della città: è immenso.

A vedere la quantità di gente che entra al Parco pensiamo che forse non è stata una buona idea recarci in questo posto di domenica, la domenica delle palme per di più. Invece il parco è talmente grande che non si percepisce la sensazione di sovraffollamento.

La prima cosa che notiamo è che qui è scoppiata la primavera: gli alberi sono completamente fioriti e le temperature sono davvero piacevoli mentre si passeggia. Ci sono tantissimi artisti di strada, personaggi dei cartoni animati che attendono di essere fotografati assieme ai bambini, gruppi musicali che propongono le loro canzoni e vendono i loro cd (Johnny ha acquistato il cd dei Mr.Black dopo aver sentito le loro performance country-folk in spagnolo).

Al centro del parco c’è un laghetto artificiale, l’Estanque grande, dove è possibile noleggiare una barchetta a remi per 45 minuti. Non ci siamo certo lasciati sfuggire questa opportunità e poi la capienza è 4 adulti e noi siamo in 4.

Mi ricorda lo Chidorigafuchi ryokudo a Tokyo, quando abbiamo noleggiato la barca per ammirare i sakura dal fiume. Uno spettacolo!

Johnny rema, io scatto foto con la reflex, filmo con la GoPro mentre la dottoranda e my brother si godono il panorama. Il tempo, tra risate e relax, in questa piccola barchetta a remi azzurra scorre velocemente.

Continuiamo poi a passeggiare tra i viottoli del parco, la giornata è calda e abbiamo voglia di un gelato, quindi ci sediamo in un bar accanto al Palazzo di Velázqueze e sinceramente non abbiamo più voglia di alzarci. Ma il Palacio de Cristal ci attende.

Il Palacio de Cristal fu costruito nel 1887 per l’Esposizione delle Filippine di quell’anno, è di vetro e metallo. La struttura è spettacolare, quasi fiabesca. Entriamo, fantastico vedere da quella prospettiva il parco all’esterno. Sembra una serra e dentro fa parecchio caldo.
Osserviamo che ci sono tantissimi ragazzi armati di quaderno e matita, appostati fuori dal Palazzo, intenti a disegnarlo. In effetti ha un’architettura davvero originale.

Passeggiamo lungo il perimetro del laghetto antistante dove vediamo anatre, pulcini e due cigni neri, le vere star considerato quanto sono fotografati dai visitatori (noi compresi).

La nostra visita finisce nella Rosaleda giardino dove si possono ammirare oltre 4000 rose, pecato che fioriscono a maggio e giugno e quindi rimaniamo un po’ delusi. In piena fioritura deve essere uno spettacolo incredibile.

Lasciamo il parco per dirigerci al Museo del Prado. Abbiamo scoperto che due ore prima della chiusura l’ingresso è gratuito. Non siamo solo noi a saperlo: la fila di gente è talmente lunga che non si vede la fine. Rinunciamo.

Andiamo a visitare la stazione Atocha. L’avevo vista in numerose fotografie. Una stazione dei treni che accoglie al suo interno una foresta pluviale. All’interno infatti c’è un’umidità pazzesca.

Attraversiamo la strada e sbattiamo contro il Museo d’arte contemporanea Reina Sofia. Anche qua l’ingresso è gratuito (dalle 13.30), almeno la fila è più umana. Questo museo espone uno dei quadri più famosi di Picasso: Guernica. Il quadro che rappresenta l’orrore e le barbarie della guerra. Questo quadro mi ha fatto innamorare dell’arte moderna e finalmente vederlo dal vivo è una gioia immensa.

Non c’è tanto tempo e ci dirigiamo subito nella sala dedicata a Picasso (le opere sono tante e poco conosciute, certamente meriterebbero molta più attenzione) e cerchiamo il famoso dipinto. Non è difficile individuarlo: è davvero un dipinto gigante ed infatti occupa un’intera parete della sala. Non credevo che fosse così imponente.

Giusto il tempo per ammirare l’opera e le porte delle sale chiudono. Peccato non esser entrati prima in questo museo. C’è anche Richard Serra (presente al Guggenheim di Bilbao) esposto al primo piano.

Passiamo in Puerta del Sol proprio durante una processione pre-pasquale (è la domenica delle Palme) accompagnata da una banda che rallegra i passanti e la marcia è accompagnata da una calca tutto attorno attenta a immortalare il momento. La cosa più triste è che tutti e quattro abbiamo pensato che un camion guidato da un attentatore avrebbe potuto mietere tantissime vittime. Madrid è già stata teatro di un attentato l’11 marzo 2004.

Non ci lasciamo sopraffare da questi tristi pensieri e ci dirigiamo verso l’hotel con una sosta in un ristorante americano per cena. Mi prendo un’insalata: il mio fegato sta chiedendo pietà per il troppo fritto!

La vacanza purtroppo è finita. Domani andiamo a Valencia a prendere l’aereo.

Demi