Giorno 3 in Giappone: Asakusa, Ueno e Akihabara

 Primo vero giorno a Tokyo.

Ho messo una prudente sveglia alle 8.15. Ero convinto di subire l’effetto jet lag e svegliarmi prima dell’alba ed invece eravamo parecchio stanchi entrambi, così quando ha iniziato a vibrarmi il Fitbit al polso ho avuto un sussulto.

La notte è trascorsa abbastanza bene, a parte il gran caldo della stanza aggravato da un piumone che neanche nelle gelide notti di qualche baita montana avrei usato.

Un cielo nuvoloso con ampie zone azzurre fa da sfondo ai nostri primi passi nel quartiere di Asakusa.

Ci dirigiamo verso il tempio Senso-Ji, visto la sera prima. La differenza è abissale. Migliaia di persone si accalcano sulla scalinata che porta al tempio ed una volta in cima lanciano delle monetine e pregano. Dentro il tempio vero e proprio non ha grandi cose, una sorta di altare con incensi e statue è protetto da un vetro ed è proibito fotografarlo.

Provo anch’io l’esperienza di estrarre una bacchetta da un contenitore e vedere l’ideogramma corrispondente ad un piccolo cassettino a parete. Dentro c’è un foglietto in giapponese, ma per fortuna anche in inglese, con la descrizione delle tue sorti in fatto di fortuna. Mi viene predetta una fortuna nella media, con la raccomandazione di essere paziente.

Ancora prima del tempio abbiamo visitato un museo di arte antica giapponese ed il Denboin Garden, risalente alla fine del 1600. Il giardino è tipicamente giapponese, con gli alberi che contornano un piccolo lago punteggiato da grossi pesci bianchi e rossi. L’edificio principale è in legno, con le pareti di carta ed una donna dai mille inchini ci offre del the verde. Non è il the verde che sono abituato a bere in Italia, è piuttosto un infuso di erba, dal sapore amarognolo… bevo anche quello di Demi a cui fa parecchio schifo.

La stradina che porta alla porta del Kaminarimon è piena di gente, bancarelle sui lati della strada con street food e souvenir d’ogni tipo, rendono ancora più lento il cammino. Ci perdiamo un po’ attraverso queste strade in direzione Ueno.

La cosa sorprendente di Tokyo è che usciti dal quartiere “famoso” ci si ritrova sostanzialmente nel nulla, le strade sono deserte, ci sono solo case, palazzi e qualche negozio o locale. Camminiamo così per mezz’ora come se fossimo nella periferia di qualsiasi altra città fino ad arrivare alla stazione di Ueno. E qui il paesaggio cambia nuovamente. Una ressa di gente si muove in ogni direzione, il passaggio al semaforo pedonale sembra dare il via ad uno scontro tra eserciti che qui si passano vicini quasi senza sfiorarsi.

Vengo subito attratto da un negozio a 5 piani manga. Ho la missione di comprare dei robot da collezione … Un Gundam, un Mazinga o un Goldrake.

Dentro è una follia totale. Suoni, musiche, oggetti di ogni tipo, action  figures, modellini, giocattoli di ogni tipo. La cosa molto divertente è che ci sono tantissime persone adulte, decisamente in numero maggiore rispetto ai bambini.

Alla fine trovo il mio modellino Gundam. Sembro un bambino a Natale

Proseguiamo verso il parco di Ueno. Purtroppo i ciliegi che normalmente fiancheggiano i sentieri del parco non sono ancora sbocciati del tutto e quei pochi pienamente fioriti richiamano decine di persone, neanche fossero un quadro di Raffaello.

Il parco in primavera ed estate diventa anche un’enorme area per i picnic, dove soprattutto i ragazzi si ritrovano così all’aria aperta a chiacchierare o giocare assieme.

Visitiamo un tempietto dove nello spiazzo antistante si esibiscono un gruppo di giovani ragazzi che suonano una melodia giapponese … Dopo un po’ tuttavia il sound risulta parecchio noioso.

Spazio ancora per un paio di foto alla statua di un samurai con il cane, ad un tempio con le facciate in oro e raggiungiamo lo zoo. Un gelato ci dà il tempo di decidere se entrare oppure no.

Il basso costo del biglietto e la possibilità di fotografare un panda ci fa decidere per l’ingresso.

Nel complesso lo zoo non è molto grande, ci sono vari animali oltre al panda. Elefanti, una tigre, delle scimmie, alcuni orsi … gli animali tuttavia sembrano davvero tristi in spazi troppo angusti per loro e sbarre e vetri ovunque non ci consentono nemmeno delle gran foto. Niente a che vedere con il bellissimo zoo di Singapore.

La stanchezza comincia a farsi sentire, ma decidiamo di fare un’ultima tappa: Akihabara, tempio dell’high-tech e delle anime.

Il quartiere è illuminatissimo, i palazzi hanno grandi tabelloni luminosi solitamente con manga o vivaci scritte.

Giriamo per la main street ed ogni tanto entriamo in qualche negozio. Sembrano piccoli, ma tutti hanno almeno 4-5 piani, spesso con centinaia di action figures, modellini, anime di ogni genere.

Poi ci sono i negozi di elettronica … I prezzi nel complesso sono più convenienti rispetto l’Italia, ma la fatica di 11 ore di cammino ci toglie lucidità.

La cena è con del food street. Demi opta per una crêpes, io per un takoyaki di cui ignoravo sapore ed ingredienti. Si tratta comunque delle polpettine fritte con un pezzo di piovra all’interno e ricoperte forse di formaggio ed altre sostanze. Detto così sembrano poco invitanti, in realtà erano buone.

L’ultimo scoop è stato una foto con un Mazinga.

Stanchissimi e con le gambe a pezzi torniamo in albergo.

Johnny

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