Giorno 10 in Giappone: Kanamara Matsuri a Kawasaki 

Da quando abbiamo deciso di prolungare la nostra permanenza a Tokyo, andare a vedere il Kanamara Matsuri a Kawasaki era diventata una nostra priorità.

Questo festival, che si tiene ogni anno la prima domenica di aprile, è nato per celebrare la fertilità.

La leggenda locale narra che nel periodo Edo (1603-1867), esisteva un demone dai denti aguzzi che si innamorò di una bella donna. La giovane, però, non cedette alla sua corte e preferì sposare un altro uomo. Il demone decise di vendicarsi e si nascose all’interno della sua vagina. Così durante la prima notte di nozze castrò lo sposo con i suoi denti affilati.

Quando la donna si risposò, il demone geloso consumò la stessa vendetta.

Così gli abitanti del villaggio escogitarono un piano per ingannare il demone. Un fabbro locale forgiò un fallo di ferro che spezzò i denti del demone e liberò la donna dalla maledizione.

In memoria della vittoria, venne eretto un piccolo tempio scintoista, il Wakamiya, conosciuto come “Kanamara Jinja” nel quale viene venerato il membro di metallo.

Il festival è iniziato quasi 40 anni fa, nel 1977, e un tempo, le prostitute erano solite recarsi al tempio per pregare la divinità affinché le protegesse dalle infezioni a trasmissione sessuale.

Per questo motivo, oltre alla sfilata ci sono spettacoli e musica per raccogliere fondi per la ricerca sull’HIV.

  

Oggi richiama migliaia di persone da tutto il mondo ed è diventata forse eccessivamente turistica, con chioschi, musica e gadget a chiaro sfondo sessuale.

Comunque partiamo dalla stazione di Ueno sfruttando il nostro JR Pass ed in circa 30 minuti siamo a Kawasaki. La stazione è bella grande e c’è parecchia gente, così ci dirigiamo verso la metropolitana, seguendo la folla. Arrivati alla stazione abbiamo qualche dubbio su come proseguire, perchè Google Maps ci mostra indicazioni contrastanti. Veniamo approcciati ai tornelli da un gruppetto di americani. Li seguiamo convinti sapessero la strada, in realtà nemmeno loro avevano ben chiaro quale treno prendere. Alla fine incontriamo 2 ragazzi del Texas che ci indicano il treno da prendere. Stipati come sardine, con tanti turisti, arriviamo a destinazione.

Qui c’è una gran folla, che lentamente si dirige verso l’entrata del tempio. Gruppi di poliziotti in tenuta anti sommossa sembrano far intuire che ci potrebbe essere una gran ressa. Le file ed il gran numero di persone incontrate ovunque a Tokyo vengono minimizzate difronte alla quantità di gente che c’è qui.

A rendere il tutto più fastidioso ci si mette anche la pioggia. Centinaia e centinaia di persone in fila con ombrelli, macchine fotografiche, smartphone, tutte in attesa di poter entrare nello spazio antistante il tempio.

C’è solo una via di accesso ed una sola entrata, ben controllata dai poliziotti che fanno entrare le persone un po’ alla volta.

Alla fine ce la facciamo. La precisione e l’ordine tipicamente giapponese qui dentro va un po’ farsi benedire. La gente spintona e sono tutti attorno ai due grossi falli (uno grande rosa ed uno più piccolo nero … Evidentemente non hanno capito come funzionano in realtà le dimensioni nel mondo reale) in cerca di uno scatto fotografico.

Siamo un po’ disorientati e la prima idea è quella di andarcene immediatamente. Poi lentamente incominciamo a trovare i nostri spazi.

  

Scattiamo un po’ di fotografie di gente bizzarra, con nasi finti a forma di pene o tette, ragazze e ragazzi che succhiano dei lecca lecca a forma fallica, persone con abiti particolari, mezzi nudi dalla cinta in giù. Vedo anche un uomo pene ed una lucertola …

  

È interessante notare la dicotomia tra la religiosità dell’evento (ci sono tantissimi giapponesi in fila per la preghiera al tempio) e la parte kitsch è assolutamente profana della festa. Evidentemente la deviazione verso la parte più turistica dell’evento ha avuto la meglio. Secondo me un peccato.

  

Alle 12 parte la parata. Sbuca un terzo pene più piccolo. Sono 3 in successione che si muovono trasportati da svariate persone, essendo parecchio pesanti. La folla li acclama, loro urlano e camminano, facendosi largo tra la folla impazzita ed aiutati dai poliziotti. Se non fosse una festa, sembrerebbe quasi una via crucis.

  

Mi butto nella folla, cercando di scattare qualche foto e fare qualche video. Approfitto del fatto che fortunatamente i giapponesi sono mediamente più bassi e così, tra grida e spintoni, realizzo qualche scatto.

I grossi peni se ne vanno, accompagnati da migliaia di persone in festa.

Noi esausti facciamo ritorno alla stazione e prendiamo il treno per Tokyo. Siccome è ancora presto, decidiamo di tornare al centro commerciale del Tokyo Skytree. Lì dentro pranziamo e ci facciamo un giro attraverso i negozi. Ci sono i saldi di primavera in Giappone e quindi troviamo qualche maglietta a buon prezzo.

Alle 17 decidiamo di rientrare. Abbiamo da preparare le valige per il giorno dopo. Il treno per Kyoto via Kanazawa ci attende.

Bye bye Asakusa e bye bye Richmond Hotel. Ci mancherai.

Johnny

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