Giorno 12 in Giappone: Inari, Uji e Nara

Ci svegliamo sul futon a Kyoto. Non è andata male la notte nonostante questa stanza giapponese sia un po’ rumorosa. Decidiamo che oggi visiteremo Nara con due tappe intermedie: Inari e Uji.

Prendiamo un affollatissimo bus per andare in stazione, paghiamo i 230¥ per la corsa e ci dirigiamo al binario. Notiamo una fila infinita per il bus 100, quello turistico che raggiunge le principali attrazioni della città. Saliamo sul treno della linea locale, quello rapido non ferma a Inari. Pian piano il vagone si riempie. Tanta gente che scenderà a Inari. Sono tutti turisti. Non avremmo mai immaginato che Kyoto fosse molto più affollata di Tokyo. 

Seguiamo la marea di persone e raggiungiamo subito il tempio shintoista. Quindi ci incamminiamo per il famoso sentiero di circa 4 km di torii rossi, donati dai fedeli. Infatti in ognuno è impresso il nome del donatore. Non li percorriamo tutti, ma riusciamo miracolosamente a scattare qualche foto senza gente.

Il santuario si chiama Fushimi Inari Taisha ed è dedicato alla divinità del riso prima e del commercio poi. Inari, così si chiama, è sempre accompagnata da una volpe, il suo messaggero. 

  

Non dubito sul perché sia considerato il tempio più suggestivo. Camminare lungo questo sentiero vermiglio è come essere all’interno di una fotografia. In qualunque iconografia del Giappone è presente l’immagine di questo sentiero particolare. A dir la verità all’inizio quando il sentiero si biforca e ci sono due piccole file di torii, ho avuto una sensazione di claustrofobia perché sono bassi e talmente fitti che non si vede il cielo. 

Ora dobbiamo raggiungere la seconda tappa, non prima di aver divorato un enorme porzione di noodles fritti (Johnny) e un cappuccino con brownies (io). 

Arriviamo con un treno locale a Uji, stavolta mezzo vuoto. Rapidamente raggiungiamo il tempio buddhista Byodo-in. Avevamo visto la riproduzione più piccola a Oahu, un’isola delle Hawaii. Questo tempio è maestoso, in alto sul tetto spiccano due fenici dorate ed è circondato da un laghetto in cui si specchia. 

  

Si può fotografarlo tutto attorno, dove sono presenti anche altri templi minori e un’enorme campana. Per accedere alla sala della Fenice bisogna pagare un altro biglietto, solo 50 persone alla volta possono entrare e dovremmo attendere 50 minuti. Rinunciamo, dobbiamo ancora andare a Nara. Visitiamo anche il museo dove è riprodotto il risultato della ristrutturazione della sala della Fenice: rosso intenso e gioioso. Sono già trascorsi i 50 minuti che avremmo dovuto attendere per l’ingresso, eppure non ci siamo fermati un attimo. 

Stavolta prendiamo il rapido per Nara, ancora 15 minuti e arriviamo alla destinazione finale. La via che porta ai vari templi ed al parco è molto vivace, con ristoranti, supermercati e negozi di souvenir. Mi ricorda i vialoni delle località turistiche estive. 

Visitiamo il templio Kofuku-ji. Qualche foto e poi arriviamo finalmente al parco con i cervi liberi. Compriamo dei biscottini per nutrirli e avvicinarli. Neanche il tempo di prendere dal sacchetto un altro biscotto che strusciano la testa sulla gamba per chiederne ancora. 

  

Ci sediamo su una panchina al sole per godere un po’ di tepore primaverile e riposare. Ci sarebbero anche altri templi, ma oramai il sole ha iniziato la sua discesa e così anche noi facciamo ritorno a Kyoto.

Demi

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