Aspirante Geisha 

Il giorno che attendevo da anni è arrivato. È oggi. Un servizio fotografico vestita da geisha. 

Sono sempre stata affascinata dall’aspetto della geisha, così elegante e sensuale e allo stesso tempo distante dalla cultura occidentale. La Geisha non è altro che un’artista che, grazie ai molti anni di studio, intrattiene uomini facoltosi con il ballo, la musica e l’arte della conversazione ed i suoi gesti come i suoi abiti emanano grazia ed eleganza.

Quindi ho voluto scoprire cosa si prova ad indossare l’abito o meglio il kimono di una geisha.

Ho prenotato mesi fa presso lo studio Shiki 6 foto in studio e una passeggiata di 45 minuti per le vie di Gion.

Quando entriamo mi sembra una beauty farm per l’odore, la musica rilassante in sottofondo e quel calore tipico di un centro benessere. Mentre attendiamo il mio turno notiamo quante donne, di ogni tipo, vogliono trasformarsi in una geisha. La maggior parte sono orientali di tutte le età. C’è anche un’americana nera con un sedere da sudamericana che attende e una occidentale con gli occhi azzurri (io).

Prima di iniziare scelgo gli extra: la parrucca totale e non parziale, il Cd con tutte le foto scattate e altre due fotografie in location tipicamente giapponesi.

Non è concesso l’ingresso agli uomini durante make-up e vestizione. È arrivato il momento di salutare Johnny. Il tutto dovrebbe durare un’ora. 

Adesso si realizza un sogno.

Mi consegnano una chiave, un cestino, una vestaglia bianca e delle istruzioni. Tolgo le scarpe e salgo al terzo piano. La zona spogliatoio è composta da una parete di armadietti e una fila di lavandini. Mi tolgo i vestiti e sopra la biancheria indosso una vestaglia bianca. Ai piedi le calze bianche giapponesi per le infradito. Il cellulare nel cestino. 

Scendo e mi dicono di attendere. Sono nella sala make-up. Ci sono sei sedie e altrettante truccatrici rigorosamente munite di mascherina che stanno letteralmente trasformando le donne. 

Ora tocca a me: prima un liquido per lavare la pelle e poi una crema che serve per fissare meglio il trucco. Con un pennello la truccatrice mi dipinge di bianco la faccia comprese le labbra e la parte alta della schiena. Tampona tutto con un po’ di gesso, almeno credo, per togliere lucidità. Apro gli occhi. Ma sono proprio io? Faccio già fatica a riconoscermi. Mi viene da sorridere. La truccatrice continua con le sopracciglia, gli occhi e le labbra. Ora ha finito. Continuo a guardarmi allo specchio. Non posso credere che sono proprio io. 

Mi fanno scegliere il kimono che indosserò. Mi sembrano tutti grandissimi e sono divisi per gradazione di colore. Dopo averli guardati tutti scelgo il mio: rosso con disegni rosa e verde acqua.

Ora l’acconciatura. Dalla retina, che mi tiene fermi i capelli, tirano fuori tre ciuffi. Una parrucca pesante viene appoggiata sopra la mia testa. La signora addetta a questa fase si scusa per la pesantezza, come fosse colpa sua. Un fare tipicamente giapponese. Con una colla stick i miei capelli sono incollati sulla parrucca seguendone la forma e poi dipinti con uno strano unguento nero.

Continuo a guardarmi allo specchio incredula. Anche se per la prima volta noto che i miei occhi cerulei, più grandi del solito, stonano in questo contesto, mi trovo bella e non mi capita quasi mai. 

Dopo aver scelto la borsetta in tinta per la passeggiata, arriva la parte finale, la più attesa: indossare il kimono. 

Attorno alla vita mi annodano una gonna fino alle caviglie e poi altre due cinture di stoffa. Una specie di colletto che arriva fino al torace e mi lascia scoperta la parte alta della schiena anch’essa dipinta di bianco. Mi infilano anche dei cuscinetti piccoli sopra il seno. Mi sembra anche altro, ma la ragazza che mi veste compie gesti veloci e continua a caricarmi di roba. Finalmente indosso il kimono. Il momento che ho tanto atteso. Un’altra ragazza dietro di me mi adagia il kimono sulle spalle. Quando questo tessuto si posa sul mio corpo percepisco tutto il suo peso non solo fisico e penso a quanta preparazione ci sia dietro ad un’uscita da geisha (quella vera). 

Mi propongono tre tipi di obi (cintura) per chiudere il kimono, il termine completo è Darari-no-Obi. Scelgo quello nero e oro, con questi colori non si sbaglia mai. Ancora un striscia di tessuto con un abbellimento in qualche pietra preziosa sopra a questo Obi, il cui nome è Pocchiri. Subito sotto il seno una striscia di seta con un pezzo di cartone sotto per renderlo più rigido. Infine la parte finale dell’Obi: una specie di coda. Per riuscire a camminare mi legano lo strascico del kimono.

Vestizione finita. Wow che trasformazione!

Mille fiori nei capelli per arricchire l’acconciatura (Hana-Kanzashi). Sono pronta per il servizio fotografico e chiamano Johnny per assistere.

Quando mi vede noto subito la sua espressione tra il divertito ed il sorpreso. Infatti, non sembro io e fino a quando sarò così protrò essere diversa. 

Finite le foto, siamo pronti per uscire. Indosso altissimi zoccoli di legno detti geta ed esco dallo studio. Non posso bere, mangiare, andare in bagno o fare shopping per preservare il magnifico abito che indosso. 

Siamo in una strada secondaria e non c’é nessuno, così Johnny mi scatta 100 fotografie senza passanti. Quando mi ricapita un’occasione così: prendo coraggio e mi butto in mezzo ai passanti. 

   
   

Mentre cammino osservo gli sguardi dei turisti. Non passo inosservata. Alcuni scattano qualche foto. Penso a quanto sia divertente finire nell’album delle vacanze di sconosciuti.

  

Passeggiare sentendosi sicura di sè, che bella dose di autostima. 

Abbiamo visto tante donne giapponesi ad Asakusa a Tokyo indossare il kimono ed erano tutte così eleganti e affascinanti. La Geisha credo che rappresenti l’apice di questa eleganza tipicamente giapponese. Solo qua potevano nascere le geisha. 

É già ora di tornare. Mi tolgo il trucco e saluto con affetto e nostalgia la me geisha e ritorno ad essere la solita Demi.

Il Giappone mi ha regalato ancora un bellissimo ricordo e un’emozionante esperienza.

Demi

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