Giappone: un viaggio da vivere e non da vedere

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Il Giappone non ti lascia indifferente.

Il Giappone nell’immaginario collettivo è un paese affascinante, lontano, a tratti distante.

Dopo qualche giorno in terra nipponica ed aver visto qualche attrazione, tra quelle assolutamente da vedere, non riesco a capire tutto questo eccessivo entusiasmo per il Giappone e credo che tornerò in Italia con un laconico ‘sì carino il Giappone … affascinante ma non ci tornerei …’, quasi un po’ delusa da questo lungo viaggio. Insomma questo non è un viaggio qualsiasi e le mie aspettative sono molto alte, troppo forse, leggendo le sensazioni degli altri viaggiatori. Osservo e fotografo tutti questi templi, i vari quartieri di Tokyo senza un eccessivo trasporto.

Poi ci spostiamo a Kyoto dove il sovraffollamento da turismo organizzato raggiunge livelli mai visti prima, aumentando il caos fuori e dentro di me.

A fine vacanza torniamo nuovamente a Tokyo: l’ordinata, colorata e vivace Tokyo dove tutto è pianificato e organizzato. Ed è proprio qui che capisco. Capisco che il Giappone è un viaggio da vivere e non da vedere. Capisco che la vera bellezza del Giappone sono i giapponesi stessi, che portano avanti questa enorme macchina perfettamente oliata. Capisco che il Giappone ti entra dentro lentamente, dolcemente, chiedendo permesso attraverso sorrisi ed inchini.

Mi viene in mente la frase letta nel sito turistico che il Giappone è un paese ospitale senza essere mai invadente, è proprio vero.

Adoro i giapponesi che durante gli acquisti ti mostrano sempre la somma sul display e contano il resto davanti a te porgendotelo con due mani accompagnato da un sorriso. Sempre!

Adoro la pazienza dei giapponesi: non diventano  mai irrequieti se l’ascensore tarda ad arrivare. Aspettano e basta. Eppure Tokyo va di fretta.

Adoro i giapponesi perché sono sempre pronti ad aiutarti se solo accenni ad essere in difficoltà.

Adoro i giapponesi perché hanno un eccessivo rispetto del prossimo e proprio per questo indossano la mascherina, per non contagiare gli altri.

Adoro i giapponesi semplicemente perché sono così diversi dagli italiani, popolo caotico e individualista.

Certo anche i giapponesi hanno i loro difetti. In metro li vedi tutti curvi sui loro smartphone o dormienti. Sono più attenti al turista piuttosto che conversare con il vicino connazionale. Sono un popolo collettivo e lavorativo, quindi guai a finire sotto la ruota.

Quindi sì, alla fine posso dire che questo viaggio mi ha cambiata, lentamente e inesorabilmente. So esattamente quando l’ho capito. L’ultimo giorno di permanenza a Tokyo, dopo aver pagato l’ultimo conto in una caffettiera, la ragazza mi porge il resto con la loro usuale gentilezza. So che questa sarà l’ultima volta che uno sconosciuto mi tratterà con così tanta cura. Vorrei ringraziare quella ragazza con più di un semplice Arigato e dirle che i giapponesi sono un popolo meraviglioso, ma non dico nulla, sorrido e ce ne andiamo e una terribile tristezza mi pervade, non voglio rientrare in Italia dopo che i miei occhi hanno visto così tanta bellezza.

Non avevo mai sentito nominare prima d’ora il Mal di Giappone, ma so benissimo di cosa si tratti: sono stata contagiata.

Demi

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