La vita è barrare delle caselle?

Venerdì. Ore 18:10. Supermercato.

Incontro un uomo che non vedo da anni. Mi sorride, mi saluta, sempre gentile.

Ciao, quanto tempo! Come stai?

Un sacco che non ci vediamo. Ormai siamo diventati grandi.

Si, mi sono sposato e ho due figli. E tu?

Io sposata e basta.

Niente figli?

No…

E la conversazione va avanti ancora po’ toccando i soliti cliché prima di salutarci, prima che ognuno torni alla propria vita.

Pensandoci saranno 15 anni che non ci vediamo. Probabilmente 15 anni fa ci saremmo incontrati magari sempre di venerdì, magari sempre a quest’ora ma in un locale durante un aperitivo. Io sarei truccata, con almeno tacco 9 e in piena forma per affrontare la serata. Oggi sono senza trucco, con occhiali e sneakers, stanca dopo una settimana di lavoro e vestita come l’omino Michelin perché sta piovendo e indosso pantaloni e giacca impermeabili sopra i miei vestiti, considerato l’uso delle due ruote per tornare a casa. Sono entrata in supermercato per reperire gli ingredienti mancanti per la torta al limone che farò stasera, a casa. Ecco la mia serata!

Non sono solo trascorsi 15 anni, ma una vita intera. Quanti amori, quanti contratti a tempo determinato, quante sconfitte, quanti successi, quante delusioni e quante esperienze sono accaduti in 15 anni? Però alla fine la conversazione è scivolata sulle caselle che siamo riusciti a barrare, gli step che la società si aspetta da chiunque. Cioè…

  • Percorso scolastico (con o senza laurea, il famoso pezzo di carta che ti permetterà di entrare nel mondo lavorativo dalla porta principale)
  • Fidanzarsi, irrilevante con chi
  • Trovare un buon posto di lavoro (il famoso posto fisso agognato dei nostri genitori, che nella nostra generazione pochi conoscono)
  • Sposarsi con una bella festa e chi se ne frega quanto costa
  • Fare un figlio subito dopo il matrimonio, non sia mai che i neo sposi si godano un po’ la vita matrimoniale
  • Fare il secondo figlio così che il primo non rimanga figlio unico e ovviamente e irrimediabilmente viziato

Da questo incontro ne esco sconfitta. A me mancano ancora due caselline a cui apporre il flag. Penso anche di rispondere di essermi sposata a Las Vegas (magari vale doppio) ma taccio, sono certa che deviare il discorso non sarebbe così interessante come la constatazione che io non abbia figli.

Ora i miei pensieri prendono il volo.

Se invece non fossi sposata e per di più sola, il mio interlocutore con figli mi avrebbe guardato con lo stesso sguardo che si rivolge ad un gattino bagnato e abbandonato in un triste giorno di pioggia in autunno. Poco importa se ho appena seguito i lavori di ristrutturazione della mia casa da sola, se sono appena tornata dal cammino di Santiago, se mi sono spinta da sola per un lungo viaggio dall’altra parte del mondo, se ho appena lasciato il mio lui dopo mille anni perché non è quello che voglio. Alla fine il mio interlocutore mi incasellerà nella categoria over 35 zitella. Poco importa anche se la persona con cui sto parlando si è sposata senza esserne troppo convinta, ma solo perché dopo tanti anni era un passo da fare o perché non vedeva l’ora di spuntare una casella della lista e poco importa se il figlio è nato per sbaglio o per salvare il rapporto che da tempo non funziona. Alla fine non te lo dirà e sarà semplicemente quello\a sposato\a e con figli. Sto estremizzando, lo so, ma sono certa che ognuno di voi conoscerà almeno una persona per entrambe le descrizioni.

Quindi non sarebbe meglio se un incontro fortuito, dopo anni di nulla, iniziasse con: come stai? Sei felice adesso? Era questa la vita che sognavi quando avevamo vent’anni? 

Forse ci sarebbe qualche speranza che la conversazione non risulti un banale elenco di caselline spuntate dalla lista. Forse si parlerebbe di sogni infranti e sogni realizzati, piccoli frammenti di vita che ci hanno reso quello che siamo e ci hanno fatto prendere una direzione piuttosto che un’altra.

Così magari venerdì, invece di rispondere con quello che non ho, avrei potuto raccontare che ho realizzato il sogno di viaggiare spesso e di quando a Singapore ho tenuto in mano un serpente o del mare in Malesia che ad una certa ora pizzica o quando alle Hawaii un uccellino mi ha beccato un dito del piede o dei paesini deserti in Bretagna ….

Demi

 

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