Giorno 3 in Spagna – Albarracin e Saragozza 

Oggi è il momento di prendere la nostra auto a noleggio ed iniziare il tour verso il nord. Ci muoviamo abbastanza presto (sempre considerando i ritmi spagnoli) verso l’aeroporto di Valencia al banco autonoleggi Budget per ritirare la macchina.

E qui apro una breve parentesi:
1 – l’addetta al banco non parla inglese ma solo spagnolo
2 – cerca in tutti i modi di piazzarmi un’auto di cilindrata maggiore (avevo chiesto una Fiat 500L e lei insiste per rifilarmi un’ Audi Q3). Ci accordiamo su una Golf diesel.
3 – riesco ad evitare ulteriori polizze (già fatte in Italia) ed un costosissimo GPS
Dopo mezzora finalmente riusciamo ad andare al garage e ritirare il mezzo.

La prima tappa, superato il traffico delle varie tangenziali di Valencia, è Albarracin, un piccolo borgo medievale di circa 1000 anime posto a 1200 metri slm e costruito su uno sperone roccioso sopra al fiume Guadalaviarcon i resti dell’imponente cinta muraria che un tempo proteggeva tutto il borgo.
Fu nella sua storia sia insediamento celtico che poi romano. L’origine del nome si deve alla conquista islamica della penisola iberica del 711 che qui si stabilì con la tribù berbera degli Ibn Racin (da cui deriva appunto il nome attuale).

L’idea iniziale era quella di provare a lanciare il drone, ma non trovando uno spazio adatto e sufficientemente isolato, ci limitiamo ad una bella camminata fino la sommità delle mura. La giornata è soleggiata e se non fosse per il vento, probabilmente si potrebbe stare in maniche corte.

Il paese è piccolo, pieno di piccoli vicoli. Dall’alto il paesaggio è decisamente interessante. La vista di quelle mura mi fa tornare in mente la Grande Muraglia cinese, solo in formato molto ridotto. Trascorriamo lì un po’ di tempo, e prima di andarcene, ci fermiamo in un bed&breakfast a pranzare, anche se sono quasi le 3 del pomeriggio.
Mi arrischio con una zuppa all’aglio cucinata secondo la ricetta del XV secolo (almeno così dice il menu) che non mi lascia proprio del tutto soddisfatto, se non altro perchè è piuttosto piccola. Demi si fa una frittata con Jamon e poi entrambi ci consoliamo con un buon dolce.

Arriviamo a Saragozza nel tardo pomeriggio e la prima tappa è il Palacio de la Aljaferia, costruito nel IX secolo durante l’occupazione islamica. In effetti si tratta di un castello fortificato dalla tipica architettura araba. L’esterno è conservato perfettamente.
L’interno è altrettanto affascinante, con il piano terra in stile mudejari ed il fresco cortile arabeggiante, con i portici di Santa Isabel ed il salone dorato.


Notevole la sua storia che ha visto questo palazzo tra le altre cose diventare nel 1485 Tribunale della Santa Inquisizione e nel 1785 caserma. Attualmente dopo svariati restauri è sede della Cortes de Aragon. Giuseppe Verdi ambientò varie scene della sua opera “Il Trovatore” nella torre omonima.

A Saragozza proseguiamo per l’immensa Basilica del Pilar, che si trova lungo il fiume Ebro.
Questa grande Basilica è iniziata nel XVII secolo. Tempio barocco e una dei principali centri di pellegrinaggio lungo il cammino di Santiago.
All’interno si possono apprezzare la Pala Maggiore del XVIº sec., realizzata da Damián Forment, l’organo e la Santa Cappella disegnata da Ventura Rodriguez ed il Coro Maggiore. La cappella accoglie inoltre un capolavoro del settecento ovvero l’immagine della Vergine del Pilar (XVº sec.). Gli affreschi che impreziosiscono la Volta del Coreto e la cupola Regina Martyrum sono opera di Goya.
Dopo il nostro viaggio in Bretagna e Normandia pensavo di averne viste di chiese enormi (e la cattedrale di Amiens lo era davvero), ma questa le batte tutte. Davvero maestosa!

Sono quasi le 20, ma noi, in barba agli assurdi orari spagnoli, abbiamo già fame. Ci vergognamo un po’ ad entrare in queste tapas vuote, ma alla fine troviamo questo Mercado Gastronomico, una sorta di Eatitaly spagnolo, dove si possono trovare svariate zone con cibi tipici (dal panino, alla paella, al cibo messicano, le birre, ecc).

Ritorniamo al Palacio de la Aljaferia quando è già buio.

Qualche foto e poi nuovamente in macchina verso l’Hotel GIT, sito nella periferia nord della città.

Johnny

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