Ti è sempre piaciuto viaggiare?

Recentemente mi è stata rivolta la domanda: ‘Ti è sempre piaciuto viaggiare?‘ Dopo un attimo di esitazione ho risposto si, nonostante non provenga da una famiglia di viaggiatori.

Mi sono fermata a riflettere su quando sia nata in me questa passione. Non so neppure se passione sia il termine più idoneo, forse sarebbe meglio definirla esigenza, bisogno, necessità.

Eppure a scuola la geografia non era la mia materia preferita, anzi trovavo noioso imparare a memoria le venti regioni italiane, i capoluoghi o le capitali dei vari paesi. Mi sembrava una materia così astratta.

Ora adoro conoscere un luogo nuovo e andarlo a cercare subito sull’atlante.

Eppure ho sempre considerato normale il desiderio di scoprire il mondo, anzi non concepivo un pensiero opposto.

Non ho mai avuto paura di volare. Ricordo l’emozione della prima volta che sono salita su un aereo, un volo breve con destinazione Barcellona. Al momento del decollo ho provato una strana sensazione allo stomaco, la stessa di quando da piccola volevo toccare il cielo sull’altalena e andare sempre più su.

Questo solletico allo stomaco dopo un paio di volte è sparito, ma non è sparita la voglia di prendere l’aereo. Anche se ora non conto più su quanti aerei sono salita, neppure ora la voglia di andare lontano è sparita.

Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati.

(Gore Vidal)

Mi sono interrogata sul perché mi piaccia così tanto viaggiare.

Il primo motivo, forse banale, che mi viene in mente è collezionare ricordi. Il viaggio è come se fosse un amplificatore della vita. La vita quotidiana, ogni tanto, sembra la ripetizione di un unico giorno. Invece, durante un viaggio di ricordi se ne collezionano tanti. Non è detto che tutti siano piacevoli, ci possono essere delle disavventure.

Un altro motivo è scoprire nuove prospettive, scoprire che un altro modo di vivere e vedere le cose è possibile. Un viaggio apre la mente e ci fa capire quanto i nostri pensieri siano condizionati dal continente, dallo stato, dalla città in cui viviamo e che il nostro punto di vista è uno e non l’unico possibile. Per me è stato illuminante il viaggio in Giappone dove tutto funziona perfettamente, i treni sono superveloci ed in orario, le persone sempre gentili ed educate. Mi è sembrato di essere in un altro mondo.

Il modo migliore per cercare di capire il mondo è vederlo dal maggior numero di angolazioni possibili.

(Ari Kiev)

Il viaggio permette di mettersi alla prova e conoscere meglio se stessi. Viaggiare significa uscire dalla propria confort zone. Ogni tanto bisogna non lasciarsi sopraffare da un aereo in clamoroso ritardo, dalla pioggia durante una vacanza di mare o altri piccoli ostacoli che possono succedere durante un viaggio.

Viaggiare significa sperimentare cibi nuovi, sentire nuovi profumi, interagire con la gente locale. Mi ricordo a Zanzibar dove mangiai per la prima volta un’aragosta alla brace (ed io non mangio pesce) e mi piacque tantissimo.

Viaggiare è una ricchezza e secondo me sono i soldi meglio spesi.

Si viaggia non per cambiare luogo, ma idea.

(Hippolyte Adolphe Taine)

Demi

Giorno 9 in Spagna: relax al parco del Buen Retiro a Madrid

Ci svegliamo con calma nel nostro bellissimo Hotel a Madrid e con malinconia penso che è l’ultimo giorno di vacanza. Domani un aereo ci porterà a casa.

Dopo una super colazione siamo pronti a trascorrere la giornata nel Parco del Buen Retiro.  Non stento a credere che sia definito il polmone verde della città: è immenso.

A vedere la quantità di gente che entra al Parco pensiamo che forse non è stata una buona idea recarci in questo posto di domenica, la domenica delle palme per di più. Invece il parco è talmente grande che non si percepisce la sensazione di sovraffollamento.

La prima cosa che notiamo è che qui è scoppiata la primavera: gli alberi sono completamente fioriti e le temperature sono davvero piacevoli mentre si passeggia. Ci sono tantissimi artisti di strada, personaggi dei cartoni animati che attendono di essere fotografati assieme ai bambini, gruppi musicali che propongono le loro canzoni e vendono i loro cd (Johnny ha acquistato il cd dei Mr.Black dopo aver sentito le loro performance country-folk in spagnolo).

Al centro del parco c’è un laghetto artificiale, l’Estanque grande, dove è possibile noleggiare una barchetta a remi per 45 minuti. Non ci siamo certo lasciati sfuggire questa opportunità e poi la capienza è 4 adulti e noi siamo in 4.

Mi ricorda lo Chidorigafuchi ryokudo a Tokyo, quando abbiamo noleggiato la barca per ammirare i sakura dal fiume. Uno spettacolo!

Johnny rema, io scatto foto con la reflex, filmo con la GoPro mentre la dottoranda e my brother si godono il panorama. Il tempo, tra risate e relax, in questa piccola barchetta a remi azzurra scorre velocemente.

Continuiamo poi a passeggiare tra i viottoli del parco, la giornata è calda e abbiamo voglia di un gelato, quindi ci sediamo in un bar accanto al Palazzo di Velázqueze e sinceramente non abbiamo più voglia di alzarci. Ma il Palacio de Cristal ci attende.

Il Palacio de Cristal fu costruito nel 1887 per l’Esposizione delle Filippine di quell’anno, è di vetro e metallo. La struttura è spettacolare, quasi fiabesca. Entriamo, fantastico vedere da quella prospettiva il parco all’esterno. Sembra una serra e dentro fa parecchio caldo.
Osserviamo che ci sono tantissimi ragazzi armati di quaderno e matita, appostati fuori dal Palazzo, intenti a disegnarlo. In effetti ha un’architettura davvero originale.

Passeggiamo lungo il perimetro del laghetto antistante dove vediamo anatre, pulcini e due cigni neri, le vere star considerato quanto sono fotografati dai visitatori (noi compresi).

La nostra visita finisce nella Rosaleda giardino dove si possono ammirare oltre 4000 rose, pecato che fioriscono a maggio e giugno e quindi rimaniamo un po’ delusi. In piena fioritura deve essere uno spettacolo incredibile.

Lasciamo il parco per dirigerci al Museo del Prado. Abbiamo scoperto che due ore prima della chiusura l’ingresso è gratuito. Non siamo solo noi a saperlo: la fila di gente è talmente lunga che non si vede la fine. Rinunciamo.

Andiamo a visitare la stazione Atocha. L’avevo vista in numerose fotografie. Una stazione dei treni che accoglie al suo interno una foresta pluviale. All’interno infatti c’è un’umidità pazzesca.

Attraversiamo la strada e sbattiamo contro il Museo d’arte contemporanea Reina Sofia. Anche qua l’ingresso è gratuito (dalle 13.30), almeno la fila è più umana. Questo museo espone uno dei quadri più famosi di Picasso: Guernica. Il quadro che rappresenta l’orrore e le barbarie della guerra. Questo quadro mi ha fatto innamorare dell’arte moderna e finalmente vederlo dal vivo è una gioia immensa.

Non c’è tanto tempo e ci dirigiamo subito nella sala dedicata a Picasso (le opere sono tante e poco conosciute, certamente meriterebbero molta più attenzione) e cerchiamo il famoso dipinto. Non è difficile individuarlo: è davvero un dipinto gigante ed infatti occupa un’intera parete della sala. Non credevo che fosse così imponente.

Giusto il tempo per ammirare l’opera e le porte delle sale chiudono. Peccato non esser entrati prima in questo museo. C’è anche Richard Serra (presente al Guggenheim di Bilbao) esposto al primo piano.

Passiamo in Puerta del Sol proprio durante una processione pre-pasquale (è la domenica delle Palme) accompagnata da una banda che rallegra i passanti e la marcia è accompagnata da una calca tutto attorno attenta a immortalare il momento. La cosa più triste è che tutti e quattro abbiamo pensato che un camion guidato da un attentatore avrebbe potuto mietere tantissime vittime. Madrid è già stata teatro di un attentato l’11 marzo 2004.

Non ci lasciamo sopraffare da questi tristi pensieri e ci dirigiamo verso l’hotel con una sosta in un ristorante americano per cena. Mi prendo un’insalata: il mio fegato sta chiedendo pietà per il troppo fritto!

La vacanza purtroppo è finita. Domani andiamo a Valencia a prendere l’aereo.

Demi

Giorno 6 in Spagna: svegliarsi a Bilbao e addormentarsi a Oviedo

Ci svegliamo nel nostro moderno hotel a Bilbao. La prima tappa della nostra visita è il famoso Museo Guggenheim. Abbiamo già i biglietti acquistati on line con l’ingresso stabilito alle 10. Per fortuna l’hotel è vicinissimo al Museo per cui arriviamo addirittura in anticipo (non da noi, dato che abbiamo scelto di sposarci nella cappella dello stesso hotel dove alloggiavamo a Las Vegas per non rischiare di arrivare tardi anche quel giorno).

Il caldo sole che la Spagna ci aveva abituato, oggi non si vede. Il cielo è grigio, però almeno non piove. Attendiamo l’apertura del museo nel bar all’interno con un caffè (carissimo anche per il target italiano). Finalmente entriamo: non possiamo accedere al museo con gli zaini e non si possono scattare foto all’interno delle sale, almeno l’audio guida italiana è compresa nel costo del biglietto.

La visita comincia con un artista basco e dei pezzi di legno colorati e assemblati, un tavolo composto da cartone da imballaggio colorato d’argento. Johnny già comincia a lamentarsi dell’arte moderna. Cominciamo bene.

Io, al contrario di Johnny, amo l’arte moderna semplicemente perché suscita una reazione in me. Sinceramente aver visto Leonardo o Giotto al Louvre, mi ha lasciato indifferente. Riconosco la loro importanza ed il loro genio, concetti ribaditi più volte a scuola, però la loro visione dal vivo non mi tocca. Spero che non mi consideriate blasfema.

La sala accanto ospita le gigantesche sculture di Richard Serra. L’insieme delle opere si chiama The matter of time (la materia del tempo) e l’obiettivo è camminare all’interno di questi enormi lamine poiché tutto ruota attorno al visitatore e alle sue percezioni. Infatti in una spirale mentre cammino le pareti si inclinano e mi accorgo che il mio busto segue le inclinazioni della parete mentre Johnny anche se più alto di me cammina dritto e non ha questa sensazione. L’ultima scultura è un vicolo cieco e anche se so di aver camminato ho la sensazione di essere sempre nello stesso punto. L’audioguida spiega come Richard Serra abbia progettato queste sculture: grazie ad un programma usato per progettare navi e aerei, demandando poi la realizzazione vera e propria a dei professionisti.

Le opere di Richard Serra mi sono proprio piaciute. Ora la visita può proseguire. Entriamo in una sala dove proiettano delle immagini angoscianti di Pierre Huyghe. Una scimmia vestita da cameriera con una maschera del teatro Noah cammina incessantemente tra la sala di un ristorante e la cucina. È completamente sola. Tutti gli essere umani se ne sono andati a causa del disastro nucleare di Fukushima. Dopo qualche minuto devo uscire, la desolazione rappresentata in questo modo mi inquieta tantissimo.

E siamo solo al primo piano, ce ne sono altri due e vediamo quadri di Pollok, di Andy Wharol, Basquiat …

Se volete fare un giro virtuale all’interno delle opere del museo cliccate qua: il sito ufficiale del museo con la descrizione delle mostra permanente e le collezioni.

Dopo tre ore all’interno del museo possiamo uscire e visitare Bilbao. Ieri sera in hotel ci è stata fornita la cartina con le zone da visitare e le principali attrazioni e la stessa receptionist ci ha confermato che Bilbao è una città piccolina.

Usciti dal museo non potevamo non farci la foto con il ragno gigantesco posto fuori. Quando mi trovo sotto penso che è proprio uguale a quello che abbiamo visto nel quartiere di Roppongi a Tokyo.

Passeggiamo lungo le rive del fiume fino ad arrivare alla parte vecchia della città, Casco Viejo. Si è fatta ora di pranzo ed entriamo in un ristorante americano: hamburger e patatine ci stanno sempre.

Proseguiamo il nostro tour e molti negozi sono chiusi dato che è ora di pranzo spagnola. Riesco comunque ad intercettare un negozio aperto, dove adocchio uno zaino più femminile di quello che indosso (total black e di Johnny).

Mancano ancora due tappe: Plaza Moyua e Azkuna Zendroa, un centro polifunzionale che sotto le vesti di un vecchio edificio, Philippe Stark ha trasformato in qualcosa di decisamente originale: una grande sala centrale con un maxi schermo, la sala auditorium sospesa e sorretta da tantissime colonne colorate ed ognuna diversa dall’altra. Davvero notevole.
La strada che ci porta a destinazione è vivace, piena di negozi e gente che passeggia. Peccato avere poco tempo per approfondire la visita di questa zona.

Siamo attratti dalla musica provenire vicino all’ Azkuna Zendroa, all’inizio pensiamo sia una banda. Invece è un enorme amplificatore che trasmette musica balcanica accompagnando dei bambini chiassosi e allegri che corrono attorno all’isolato.

È giunto il momento di recuperare la macchina e dirigerci ad Oviedo dove ci attende la dottoranda. Con stupore notiamo che la zona accanto al garage è transennata e non passano le automobili. Il giro dei ciclisti ci perseguita. Johnny è preoccupato per come lasciare la città. Io no, infatti alla fine riusciamo ad uscire dal dedalo di divieti senza difficoltà.

Arriviamo dopo tre ore di viaggio ad Oviedo. E’ una città piccolina, pulita e con tanti sali e scendi. Città natale del famoso pilota di Formula 1 Fernando Alonso e città amatissima da Woody Allen.

Ci riposiamo un po’ e poi siamo pronti per uscire a cena. La destinazione è il modaiolo quartiere La Gascogna ed anche se è un qualunque giovedì sera di aprile, i locali sono pieni di gente. A nostro avviso la temperatura non permette di cenare fuori, ma non la pensano così gli asturiani che occupano tutti i tavolini all’aperto.

La bibita ufficiale è il sidro, un succo alcolico ottenuto dalle mele e viene versato un po’ alla volta nel bicchiere tenendo la bottiglia distante. Si beve in un sorso e l’ultima parte viene obbligatoriamente versata a terra, così a fine serata la strada è appiccicaticcia.

Ordiniamo patatas bravas, croquet de jamon, pollo ajillo e mega dolce finale. Non ce lo aspettiamo, ma il pollo all’aglio arriva fritto. Ho scoperto che qui in Spagna si frigge come se non ci fosse un domani.

Satolli e boccheggiati usciamo dal ristorante, per fortuna mezz’ora di strada a piedi ci separa dal letto.

Demi

Giorno 1 in Spagna: Valencia

Apriamo gli occhi e siamo in Spagna. Siamo arrivati stanotte e un taxi ci ha portato nel nostro hotel nel barrio de Ruzafa. Un quartiere modaiolo, ma siamo troppo stanchi per uscire.

Il viaggio comincia stamattina. Siamo a Valencia. A piedi ci dirigiamo nella zona dell’arte e della scienza. In strada pochissima gente, la città si sveglia tardi.

On line abbiamo comprato il biglietto per il Museo delle Scienze e l’Oceanografic. Oggi la giornata sarà dedicata a questa zona, diventata ormai il suo simbolo ed immortalata mille volte in foto ricordo. L’architettura moderna di Calatrava non delude le nostre aspettative, sembra di essere proiettati nel futuro. Non mi stupirei di vedere una macchina volante sopra le nostre teste. Il cielo azzurro ed i 20 gradi del primo aprile rendono più piacevole passeggiare nel futuro.

Prima tappa: Museo delle Scienze. Abbiamo letto da più parti che è una tappa imperdibile, assolutamente da spuntare in un elenco delle cose da vedere a Valencia. Carichi di aspettative entriamo e … per noi è una mezza delusione.
La parte dedicata agli esperimenti scientifici (la più carina) è piccola rispetto all’estensione del museo. Si può provare l’assenza di gravità ad orari prestabiliti pagando un biglietto, ma per me questo museo può finire qua. Prima di uscire prendiamo una bottiglietta d’acqua ai distributori automatici: un bel furto. Persi i soldi e niente acqua. Assetati come lucertole nel deserto in agosto, ce ne andiamo via parecchio delusi ed arrabbiati.

Seconda tappa: Oceanografic, l’acquario più grande d’Europa.
Il comprensorio è molto grande, suddiviso in base alla provenienza delle specie marine: mediterraneo, tropici, artico… C’è anche una grandissima voliera rotonda dove si può entrare e scattare foto da vicino a questi meravigliosi e coloratissimi volatili.
Mentre Johnny è intento all’inquadratura perfetta, un uccello gli sgancia i suoi escrementi colpendo i jeans, la maglietta e lo zaino in un colpo solo… oggi non siamo fortunati.
Pensiero di Johnny: in quel momento mi è venuta in mente una battuta di David Letterman … “Amo l’autunno di New York, amo guardare gli uccelli cambiare colore e cadere dagli alberi”. Maledetti pennuti colorati e ancora di più chi li tiene chiusi tutti dentro una voliera.

Per fortuna c’è il tunnel all’interno dell’acquario che stupisce: non capita tutti i giorni che uno squalo ti nuoti sopra la testa. Non sono solo io che la penso così visto la quantità di gente concentrata qui e tutti armati di smartphone o fotocamere a farsi selfie.

Dopo aver girato in lungo e in largo per l’acquario è arrivato il momento di tornare in albergo passando per la città vecchia.

Dopo aver passeggiato per un giardino enorme arriviamo alla Torres de Serranos. Ad accoglierci una piccola banda che canta e suona ed il loro passaggio rallegra i pedoni.

Arriviamo nella piazza antistante la Cattedrale. Il perimetro è occupato da stand per celebrare la giornata della salute mentre al centro un sacco di giovani stanno ballando.

Wow, questa città mette proprio il buonumore.

Usciamo a cena alle 22, come veri spagnoli. Nella zona dell’hotel i locali sono pieni, tavolini fuori, gente che mangia e chiacchiera. Scegliamo uno a caso e si rivela una buona scelta. Durante la cena intorno a noi notiamo un continuo via vai, ma qui fino a che ora cenano?

Demi

Próximo destino: España

Siamo al gate in una piccola sala d’attesa. Troppo piccola per contenere tutti i passeggeri diretti a Valencia. Ci troviamo qui quasi per caso. Nei prossimi giorni ci aspetta un on the road in Spagna.

Questo post è dedicato a tutti quelli che una volta conosciuta la destinazione ci hanno detto ‘così vicino? Come mai?’

Infatti siamo qui quasi per caso, perché non era previsto questo viaggio. Dopo che Johnny ed io abbiamo discusso per giorni su dove andare, una sera a cena con mio fratello e la sua dolce metà abbiamo deciso di passare assieme qualche giorno a Madrid.

Con Johnny anche una semplice visita ad una capitale europea si trasforma in un’avventura. Così, visto che l’aereo per Valencia costa meno rispetto a quello per Madrid, il viaggio per noi comincia da Valencia. Visto che la fidanzata di mio fratello si trova a Oviedo per il dottorato perché non raggiungerla noleggiando una macchina? Visto che siamo in zona perché non visitare le coste a nord? Così il giorno seguente abbiamo prenotato l’aereo senza indugi.

Alla fine con tutti questi visto che mi sono trovata ‘incastrata’ in un viaggio di 10 giorni coast to cast verticale. E pensare che avevo intenzione di crogiolarmi al sole in un’isola caraibica, cullata dalla piacevole attività del dolce far niente.

Qualche giorno fa Johnny mi chiese: ‘sarà un viaggio stancante?’

Giudicate voi! Questo è il nostro itinerario di 10 giorni in Spagna: circa 2100 km in auto!

Per il momento abbiamo preso il biglietto per il museo delle scienze e l’Oceanografic a Valencia ed il famoso museo Guggenheim a Bilbao e non abbiamo programmato nient’altro. Vedremo di giorno in giorno cosa fare.

A domani

Demi

Come è andata a Boa Vista?

Ho scritto questo post per tutti quelli che ci hanno chiesto: come è andata a Boa Vista? Ce la consigliate? 

Poi, ad essere sincera, ho scritto questo post anche per me, così mi ricorderò cosa rispondere tra qualche anno, quando i ricordi vividi lasceranno spazio ad una bella sensazione pensando a questo viaggio.

Boa Vista è un’isola dell’arcipelago di Capo Verde, all’altezza del Senegal. Nei suoi appena 620 km2 di superficie offre una varietà incredibile di paesaggi ancora incontaminati. A poche ore di aereo dall’Italia, Boa Vista vi permette di rallentare, di entrare in contatto con la natura e ascoltare il silenzio. 

È un’isola ancora incontaminata per la maggior parte della sua superficie: ci è capitato spesso durante l’escursione di non vedere traccia dell’uomo a 360°. Solo natura che offre paesaggi diversi. Questa isola merita decisamente di essere visitata. 

È un viaggio sia per chi vuole sdraiarsi al sole sia per chi non riesce a stare troppo tempo senza far nulla.

Quando siamo andati? Novembre

Per tutto l’anno a Boa Vista la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi e soffia sempre una brezza, a seconda dei mesi più o meno forte.

Noi siamo andati a novembre. Dopo aver letto tanto in internet, novembre sembra il mese ideale per trovare cieli azzurri e tramonti rossi. Noi in modo del tutto imprevedibile, anche per gli stessi residenti, in una settimana abbiamo visto, per la maggior parte del tempo, il cielo coperto da nuvole. Caratteristica questa del periodo delle piogge che va da fine luglio a settembre.

Mentre se volete vedere la deposizione delle uova della tartaruga Caretta Caretta bisogna andare da giugno a settembre. Infatti Boa Vista è uno dei maggiori siti per vedere questo affascinante spettacolo studiato e osservato dall’università delle Canarie.


Quanto siamo rimasti? Una settimana 

L’ideale sarebbero 10 giorni a nostro avviso. Purtroppo l’aereo dall’Italia atterra e riparte solo una volta alla settimana quindi la scelta ricade tra una o due settimane. L’isola non è molto grande e anche solo una settimana è sufficiente per rilassarsi e visitarla.


Come siamo arrivati? Con un volo diretto con la compagnia Neos

La compagnia aerea che parte dall’Italia e atterra nell’isola è la Neos una volta alla settimana. Noi abbiamo prenotato direttamente dal sito qui.

In questa foto vedete gli aeroporti italiani in cui è presente.

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Il volo non è molto economico e comodo, se pensiamo che allo stesso prezzo abbiamo volato a Tokyo con Emirates.

Vi segnalo che l’aereo segue questa rotta: Italia => Boa Vista (scendono i passeggeri che sono giunti a destinazione e poi salgono quelli che tornano in Italia) => Sal (scendono i passeggeri che sono giunti a destinazione, poi scendono quelli che tornano in Italia per rifornimento e pulizia dell’aereo, infine salgono per il rientro assieme ai turisti di Sal) => Italia. Ve lo dico perché quando a Boa Vista siamo saliti sull’aereo i nostri posti erano occupati e bisognava sedersi nei posti liberi poiché la prenotazione dei posti vale da Sal all’Italia.


Dove abbiamo alloggiato? Riu Toureg

Ci sono diverse strutture nell’isola: resort, alberghi, B&B e appartamenti.

Il tipo di alloggio, a nostro avviso dipende dal tempo di permanenza.

Noi avevamo a disposizione una settimana e abbiamo deciso di viziarci in un resort all inclusive: cibo e alcolici a volontà. La nostra scelta è ricaduta sul Riu Toureg perché risultava al primo posto su TripAdvisor e per la quasi totale assenza di italiani (così ci è sembrato di essere in vacanza all’estero). Anche in questo caso abbiamo prenotato direttamente dal sito Riu.

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La posizione rispetto alle altre strutture è più defilata, a sud, diciamo in mezzo al nulla. Davanti a questa enorme struttura che sembra un gigantesco castello di sabbia (il Caesar Palace di Las Vegas sembra piccolo a confronto) c’è una bellissima ed estesa spiaggia bianca.

La struttura, la più grande dell’isola, è composta da 1100 camere, ma noi non abbiamo in nessun momento avuto la sensazione di sovraffollamento. Sembra quasi un piccolo villaggio con negozi, diversi ristoranti e bar, una piazza principale in cui si concentra la vita serale degli ospiti essendoci un teatro che offre ogni sera spettacoli. C’è anche una discoteca che apre alle 23, ma che noi non abbiamo visto.

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Questo hotel 5 stelle è indicato a tutti, sia alle famiglie, essendoci una zona dedicata ai bambini, sia per chi desidera una vacanza all’insegna del silenzio e della tranquillità poiché con un sovrapprezzo si può alloggiare in un’ala del resort riservata ai soli adulti (zona dove abbiamo alloggiato noi).

Per quanto riguarda il cibo si punta più sulla quantità che sulla qualità. Però nel complesso non ci si può lamentare. Ci sono dei ristoranti a tema con obbligo di prenotazione, dove la qualità è un po’ più alta. In particolare per chi alloggia nella zona Only Adults c’è la possibilità di prenotare una cena nell’esclusivo ristorante Kulinarium dove le portate vengono servite in uno dei 12 tavoli presenti in sala. Qui la qualità del cibo ed il servizio è ottimo.  

L’unica critica che possiamo muovere a questa struttura è l’assenza di prese elettriche vicino al comodino.


Cosa abbiamo fatto?

Secondo noi, anche se rimanete una settimana nell’isola, è doveroso fare almeno un’escursione per vedere la varietà del paesaggio (Boa Vista non è solo spiaggia) ed un giro in quad per vivere un’esperienza divertente.
Noi abbiamo prenotato direttamente dalla struttura il tour di quattro ore con Quad Zone, che consigliamo. Abbiamo contattato anche Gigglinggeko Avdentures ma non avevano posto. 

Escursione: contattare Pier Giorgio Scaramelli. Un ultra maratoneta italiano profondo conoscitore del luogo. Ci sentiamo di consigliare caldamente questo genere di escursione. Per noi è stato un viaggio nel viaggio.


 Spero di aver scritto tutto, se avete altre domande fatevi avanti.

Demi

#TravelDreams2017

Tutte le persone che ci conoscono ci chiedono ‘il prossimo viaggio?’ e di solito abbiamo sempre una risposta. Infatti, quando siamo da qualche parte nel mondo, pensiamo sempre alla prossima meta e ci rendiamo conto che ci sono ancora tanti luoghi da visitare.

Molto spesso abbiamo un’idea, ma poi, al momento della prenotazione, cambiamo destinazione. Avevamo pensato a Dubai e siamo finiti in Malesia, volevamo andare a New York e abbiamo prenotato per Parigi o ancora, avevo pensato all’Islanda e abbiamo fatto un tour in Bretagna e Normandia. Sinceramente potrei continuare a lungo …

Quando ho letto nel blog di La Ginamondo una wishlist di destinazioni, non ho resistito alla tentazione. Così eccomi qui a stilare una lista di progetti e vedere tra un anno come è andata.

MALDIVE

Johnny molti anni fa ha visitato questi magnifici atolli e mi ha parlato di acque meravigliose, le più belle mai viste. Io non ci credo e voglio andare a vedere con i miei occhi.

SRI LANKA

La lacrima dell’India. Ho letto poco per il momento su questo Stato, però immagino che ci offrirà fantastici scorci naturali e un meraviglioso Safari.

YELLOWSTONE

Visitare questo parco americano è un desiderio di Johnny ormai da anni. Dalle foto che si vedono in internet sembra un luogo incredibile. Vedremo.

ISLANDA

Inserisco questa meta anche se ho poca speranza di vedere l’isola del ghiaccio e del fuoco l’anno prossimo. Nonostante sia una destinazione abbastanza vicina è un po’ costosa sia per il biglietto dell’aereo che per il noleggio dell’auto ed in più non ci sono tante strutture ricettive per i turisti. Questo non può essere un viaggio improvvisato e necessita di una programmazione più meticolosa rispetto i nostri canoni.

BURANO

È un’isola poco distante da Venezia e molto colorata. Johnny già quest’anno mi aveva promesso di andarci. La considero più di tutto un’uscita fotografica, un’esercizio di diaframma (passatemi il termine) e un posto carino dove trascorrere una giornata.

VIENNA

Questa capitale è da anni nella nostra lista, chissà se quest’anno riusciremo a visitarla magari durante il periodo dei mercatini di Natale.

Ecco, ho scritto i nostri progetti così non mi dimentico dove avevamo idea di andare nel 2017, ma chissà dove finiremo….

Non ci resta che scoprilo nei prossimi mesi.

Demi