Giorno 8 in Spagna: Madrid

Uno dei vantaggi di alloggiare in un Hotel 4 stelle nel centro di Madrid, oltre la vicinanza ai vari musei, monumenti, è la possibilità di usufruire di un’abbondante colazione continentale.
Ci ritroviamo quindi tutti e 4 nella zona ristoro ed approfittiamo della vasta scelta di dolce e salato.
Sufficientemente satolli iniziamo il nostro tour della città.

La prima tappa che facciamo è il Palazzo Reale.


Anche oggi la giornata è spettacolare. Cielo azzurro, nessuna nuvola ed un caldo sole quasi estivo.
Il Palazzo è davvero maestoso, così come tutta la piazza che lo circonda.
Attorno al Palazzo c’è di tutto, venditori abusivi di magliette, ritrattisti, venditori di ventagli, personaggi più o meno affidabili che vogliono venderti altre escursioni, personaggi travestiti che richiamano qualche turista per un selfie in cambio di un po’ di denaro.
E poi c’è una gran fila all’ingresso. Centinaia di persone.
Siamo un po’ indecisi se farla quando scopriamo che c’è un ingresso preferenziale vuoto per chi ha già i ticket.
Compriamo i biglietti online e procediamo spediti.

L’origine del palazzo affonda le sue radici al IX secolo, in piena epoca di dominazione araba sulla Penisola Iberica; il regno musulmano con sede a Toledo decise di costruire una grandiosa fortificazione difensiva (Alcazar, in arabo), che venne utilizzata anche dopo la Reconquista dai re di Castiglia fino al XVIII secolo.
Un incendio scoppiato la Vigilia di Natale del 1734 distrusse completamente il Real Alcazar e l’edificio dovette essere ricostruito completamente da zero. Il re Felipe V decise che venisse edificato unicamente in pietra e mattoni e così i lavori iniziarono nel 1738 e terminarono ufficialmente diciassette anni più tardi, anche se ci furono numerosi adattamenti nel corso degli anni per assecondare i voleri dei re che vi soggiornarono.
Lo stile del palazzo è chiaramente barocco, ispirato ai più noti palazzi francesi (uno su tutti, il Louvre) ma con una forte impronta italiana.
Le decorazioni dell’edificio sono cambiate di pari passo con i tempi, a seconda delle mode artistiche del momento; tra le stanze conservate dall’epoca di Carlos III si segnalano il Salón del Trono e la Cámara del Rey, così come la Sala de Porcelana, mentre al suo successore si deve il Salón de Espejos (Sala degli Specchi). Il Salón del Trono in particolare presenta una volta affrescata dal Tiepolo nel 1766 che rappresenta un’allegoria della monarchia spagnola. Di notevole valore artistico sono anche la mobilia dorata e le tende di velluto realizzate a Napoli, dove Carlos III aveva regnato; i grandi lampadari di quarzo puro invece sono originari di Venezia e datati XVIII secolo, mentre provengono da Roma i leoni di bronzo che ornano il baldacchino che sovrasta il trono.
Ci sono notevoli opere pittoriche presenti all’interno del Palacio Real: la galleria ospita infatti dipinti di Juan de Flandes, del Caravaggio, e degli spagnoli Velázquez e Goya, senza tralasciare altri pezzi pregiati presenti a palazzo come un quartetto di autentici Stradivari (due violini, una viola ed un violoncello) o la collezione della Real Armeria.
Quest’ultima in particolare è una delle collezioni più importanti al mondo nel suo genere: le armi e le armature qui presenti sono quelle originali della Famiglia Reale fin dal XIII secolo; dopo un lungo lavoro di restauro questa spettacolare sezione del palazzo è stata aperta al pubblico nel 2000.

La visita di un simile palazzo non poteva concludersi che con una domanda fondamentale: ma i Reali di Spagna vivono ancora lì? La risposta è no. Vivono nelle immediate vicinanze di Madrid, per la precisione nel Palacio de la Zarzuela, nel Parco del Monte de El Pardo.

Proseguiamo verso il Mercado de San Miguel dove compriamo qualcosa per un veloce pranzo tra un ressa di gente incredibile.

Arriviamo poi a Plaza Mayor.Questa piazza è un simbolo di Madrid e la sua costruzione cominciò nel XVII secolo per ordine del re Filippo III, di cui è presente la statua equestre scolpita in bronzo.Inaugurata nel 1620, si tratta di una piazza a pianta rettangolare, fiancheggiata da portici. Questo luogo, in tempi passati, è stato scenario di numerosi atti pubblici, come corride, processioni, feste, rappresentazioni teatrali, giudizi dell’Inquisizione e anche esecuzioni capitali.
Qui il caldo si fa sentire e così, seduti ad un tavolino di uno dei tantissimi bar e ristoranti, ci prendiamo una pausa.
Assistiamo ad una variopinta quantità di personaggi, dall’uomo capra che col suo continuo ticchettio della bocca in legno cerca di attirare l’attenzione soprattutto dei bambini, ad un grasso spiderman, a ragazzi che ti fanno fare un giro della piazza sul Segway, a ragazze cosplayer forse in giro per un addio al nubilato, a suonatori ambulanti (a proposito, qualsiasi suonatore ambulante dotato di fisarmonica o violino, intonerà sempre almeno una volta il tema de Il Padrino) e tanti mendicanti.

Lasciamo una piazza e ne raggiungiamo un’altra: Puerta del Sol, sin dalla nascita della capitale spagnola, fu il salotto di città e la culla prima di ogni attività commerciale, culturale, amministrativa di Madrid.

E’ sabato pomeriggio. Potevamo non fare un shopping lungo la rinomata ed altrettanto affollata Calle Gran Via? Certo che no ed eccoci quindi ad affrontare el pueblo all’interno di più o meno famose catene di negozi, tra le quali spicca Primark, nota catena irlandese (da poco sbarcata anche in Italia) che vende a prezzi stracciati abbigliamento, articoli per la casa e cosmetici.
Il negozio è enorme, 5 piani stracolmi di gente. La gran ressa ed il caldo miete qualche vittima. Una signora sviene davanti a noi in prossimità delle casse. Niente di grave per fortuna, ma tanto basta per far capire che sicuramente il posto è sovraffollato.Proseguiamo per le vie del centro fino all’ora di cena.
Questa volta riesco a mangiarmi finalmente la paella (in condivisione con il fratello di Demi e la sua ragazza), mentre Demi si limita ad un hamburger.
All’uscita dal ristorante, se era possibile, c’è ancora più gente in giro che di giorno.
Passiamo nuovamente a Puerta del Sol ed assistiamo ad un divertente spettacolo di street dance.
Stanchi, ma soddisfatti della bella giornata, rientriamo finalmente in Hotel.

Johnny

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Giorno 7 in Spagna: Oviedo e rotta verso Madrid

Il risveglio è lento. Oggi tipicamente spagnolo.
Ci alziamo con calma e troviamo ottimi dolci lasciati dalla nostra cara Ross. Nonostante siamo ancora un po’ sazi della frittura asturiana della sera prima, non ci tiriamo indietro e mangiamo abbondantemente a colazione.
Dopo una bella doccia e con il rientro della nostra ospite, ci dirigiamo in macchina verso il centro di Oviedo.

La giornata è da tarda primavera con un bel sole che è una decisa rarità per il posto.
Passiamo nuovamente davanti la cattedrale, passeggiamo per le vie del centro, dove notiamo che c’è un sacco di gente, raggiungiamo poi la statua di bronzo di Woody Allen, un bel giardino con laghetto e cigni e dove ci facciamo un paio di foto con la statua di Mafalda.


Raggiungiamo una bella piazza e decidiamo di fermarci per un aperitivo che poi si trasforma in un mezzo pranzo. Questa volta mi cimento con la Sangria. Il sole che ci scalda ci regala una magnifica pausa pranzo, facendoci un po’ rinunciare a faticose camminate attraverso le stradine ed i vicoli dal sapore lontanamente medievale.

La Cruz de la Victoria è il simbolo più importante di Oviedo: la leggenda vuole che sia stato grazie a questa cruz che Pelayo (condottiero asturiano dell’VIII secolo, animatore di un’insurrezione contro il governo musulmano e fondatore del regno delle Asturie) abbia vinto la battaglia di Covadonga ed è quindi per questo motivo che la Vergine di Covadonga ha per trono la culla di Spagna e la croce campeggia su sfondo azzurro nella bandiera del Principato delle Asturie.
La croce 
originale, si trova dal IX secolo nella Cámara Santa della Cattedrale di Oviedo ed è il suo cimelio più prezioso. Che sia autentica o meno non importa, è bellissima.

Tuttavia non riusciamo a visitare l’interno della cattedrale e questa croce, decidiamo allora di andare a visitare il famoso monte Naranco dove troneggia una grande statua del Cristo.

Questa scultura, risalente al 1950, rappresenta la figura di Gesù che si riflette simbolicamente abbracciando e proteggendo la città di Oviedo. E’ illuminato dal 1992 e nel suo piedistallo è incassata la Victoria Cross (alta 35 metri), simbolo di Oviedo e della storia delle Asturie.

Finita questa ultima visita, abbandoniamo definitivemente le Asturie e proseguiamo in direzione Madrid.


Il viaggio è parecchio lungo (circa 5 ore). Attraversiamo un paesaggio molto brullo a tratti deserto.
Qualche sosta in autogrill e finalmente in serata ed in perfetto orario raggiungiamo l’aeroporto e lì recuperiamo il fratello di Demi.
Ci dirigiamo poi verso l’Hotel Eurostar, ubicato strategicamente in pieno centro.
Molto belle le camere, davvero di design e particolarmente spaziose.
Nonostante la stanchezza, decidiamo comunque di fare un giro ed assaporare un po’ di movida. E’ comunque venerdì sera.
C’è una quantità incredibile di gente che mangia e beve … Bienvenidos a Madrid!!

Johnny

Giorno 5 in Spagna – Donostia-San Sebastian ed arrivo a Bilbao

San Sebastian dista solo 20 km dalla Francia.
Il pittoresco lungomare di San Sebastián, con le spiagge di Ondarreta, Zurriola e La Concha, la rendono una popolare località turistica.

C’è un po’ di vento e grosse nuvole grigie minacciano pioggia, ma piccoli squarci azzurri ci fanno anche sperare in una giornata che volge al bello.

Decidiamo per una bella colazione presso un bar vicino alla Artzain Onaren Katedrala, ovvero alla cattedrale neogotica del Buon Pastore edificata a partire dal 1889.

Piccola nota: dimenticate di comprendere il basco scritto e parlato. E’ una lingua incomprensibile, tanto distante dallo spagnolo.
Conosciuta col nome nativo Euskara, viene definita dai linguisti come una lingua isolata, ossia che non ha alcun legame con altre lingue e la sua origine rimane ancora un po’ misteriosa. Attualmente si tende a considerare il basco come l’unico idioma sopravvissuto di una famiglia di lingue parlate nell’Europa occidentale estintesi quasi interamente con le invasioni indoeuropee a partire dal XIII secolo a.C.

Seguendo la riva sinistra del fiume arriviamo alla città vecchia, situata tra il porto ed il monte Urgul che la sovrasta.


La zona della città vecchia è interessante perchè è un dedalo di stradine con un’incredibile quantità di tapas e locali. C’è parecchio movimento e ci sono ovviamente tantissimi turisti francesi.


Percorriamo il lungomare ocra della Playa de la Concha fino quasi Pico del Loro ed è qui che assistiamo allo spettacolare infrangersi delle onde del golfo di Biscaglia sugli scogli, che bagnano turisti e passanti. Davanti a noi l’isoletta di Santa Clara.
Qui c’è un’atmosfera strana, molto più da Bretagna che da Spagna. Un po’ di video e foto nebulizzati dalle onde e poi ritorniamo alla città vecchia in cerca di un locale dove pranzare.


Una tapas dove assaggiare finalmente i pintxos ed una buona cerveza e siamo nuovamente davanti al porto, poco distante dalla Kaimingaintxo Plaza, a goderci seduti su un moletto un fantastico sole. Il tempo ha cambiato velocemente ed ora fa decisamente più caldo.
Valutiamo se salire il monte Urgul. Alla fine siamo traveller che nulla temono e quindi in circa mezzora di salita siamo in cima.
Qui domina dall’alto il Castillo de la Mota (da non confondere con quello più celebre di Valladolid).
Questo monte nel XI secolo era parte del sistema di difesa della città e passeggiando intorno al colle si possono ancora vedere i resti delle antiche mura di difesa ed il castello.

La visita del castello è gratuita e c’è un interessante museo all’interno che traccia la storia di Donostia San Sebastián.
Dopo aver visto il museo attraverso uno stretto passaggio si giunge fino alla piattaforma panoramica superiore, sovrastata della grande statua di Gesù Cristo, che è possibile vedere da molti punti della città.


Anche quassù a farla da padrone sono i bambini. Un po’ il leit motiv di questa vacanza finora. Ce ne sono tantissimi, ovunque ed a qualsiasi ora della giornata, tanto che ad un certo punto ci viene il sospetto che le scuole siano del tutto chiuse in questo periodo.

Finita questa visita facciamo nuovamente ritorno all’Hotel Amara Plaza e riprendiamo possesso della nostra Golf. Direzione Bilbao. Ci attende circa 1 ora e mezza di strada, ma prima vogliamo fare una deviazione verso San Juan de Gaztelugatxe, che è un’isola spagnola lungo le coste della Biscaglia, collegata alla terraferma da un ponte del XIV secolo. Sulla parte più alta dell’isola sorge un eremo, denominato Gaztelugatxeko Doniene in basco o San Juan de Gaztelugatxe in spagnolo, dedicato a San Giovanni Battista risalente al X secolo e meta di pellegrinaggio.

Arriviamo lì verso le 18.30 e decidiamo, vista l’ora tarda, di osservarlo dall’alto e scendere al viewpoint più vicino, che dista 300 mt dai parcheggi.
Ci appartiamo in una zona boschiva sul promontorio, proprio sopra l’isoletta e da qui provo a far decollare il drone. Il forte vento però mi rende inquieto e quindi desisto dall’idea di farlo volare. Peccato perchè la vista dall’alto è davvero spettacolare, anche se il cielo è nuovamente grigio.

Raggiungiamo Bilbao. Il traffico è notevole. Rimpiango il deserto della zona interna.
Alloggiamo nel piccolo Cosmov Hotel, a soli 5 minuti a piedi dal Guggenheim, vero motivo di questa sosta in questa città che altrimenti avrebbe poco da dire.
La sera siamo indecisi se mangiare fuori o prenderci qualcosa da consumare in Hotel. Optiamo per la seconda opzione e così finalmente possiamo rilassarci in camera ad un’ora decente.

Domani mattina giornata dedicata all’arte moderna.

Johnny

 

Giorno 4 in Spagna – Castelli e chiese sulla rotta per San Sebastian

Oggi abbandoniamo Saragozza per dirigerci al nord, praticamente al confine con la Francia, verso la città di San Sebastian.
Il giro che ci prefiggiamo di fare in realtà è un po’ più articolato e prevede delle soste lungo la strada per visitare alcuni castelli ed un monastero.

Superata Huesca ci fermiamo a Bolea. Prima di arrivare al paese, troviamo un luogo abbastanza appartato dove far volare finalmente il drone. Il paesaggio non è memorabile, ma è giusto per prendere un po’ di confidenza … un paio di panoramiche dall’alto e poi raggiungiamo il paese, che sembra quasi disabitato. Su una rocca, domina dall’alto la Chiesa gotica de Santa Maria la Mayor, edificata nel XVI secolo sul terreno di un vecchio castello di palazzo arabo che ha servito come difesa contro i regni cristiani del nord.

Un piazzale adiacente la chiesa ci permette una magnifica vista dall’alto del paese e dei campi attorno. La giornata è calda e soleggiata e ne approfittiamo per scattare qualche foto.

Lasciamo Bolea per andare a Loarre, sede dell’omonimo castello.
Qui riesco a fare delle belle riprese con il drone, facendolo volteggiare in alto sopra il castello, regalandoci un punto di vista davvero spettacolare.
Paghiamo il ticket d’ingresso e andiamo a visitare il castello. Con noi solo altri 2 turisti … decisamente è un luogo poco frequentato, così come tutte queste strade che da Saragozza vanno verso il nord. Guidare qui è piacevolmente rilassante.

E’ stato costruito nel XI secolo ed è in buone condizioni (tranne per la parte del vecchio castello di Sancho III di Navarra , molto più deteriorato).
Considerato la fortezza romanica meglio conservata in Europa, lo rende uno dei migliori esempi di architettura romanica militare e civile in Spagna.

Il castello si trova in posizione strategica, proprio all’ingresso Pirenei e domina l’intera regione. Sul retro del castello verso nord ci sono i Pirenei e la città di Jaca .

Questo castello fu costruito nel XI secolo dal re Sancho III e serviva come avamposto di frontiera, da cui partivano attacchi ai villaggi vicini, come quello di Bolea.  A questo periodo risale la costruzione vera e propria, la cappella, la torre della regina, la sfilata, le camere militari e di servizio e il mastio (torre di guardia).

Finita la visita troviamo un bel ristorante che ci offre un ottimo pranzo a base di antipasto di asparagi e Jamon, chorrizo, birra ed un tipico dolce del nord: la Cuajada, una sorta di yogurt denso di latte di pecora, guarnito con miele e noci.

Proseguiamo per Riglos, in direzione del cosiddetto Los Mallos, delle affascinanti rupi rosate scolpite dagli agenti atmosferici. Sono molto frequentati da chi fa arrampicate.

Ci fermiamo ai bordi della strada e veniamo subito attratti dal potente ed insistito miagolio di un gatto. Va stranamente subito da Demi e dalla sua GoPro, mentre io tento di coccolarlo un po’. Niente da fare … rimane attratto sempre e solo da Demi. Ci accompagna per un po’ nella nostra visita, attraversando con noi addirittura la strada quasi fosse un cane. Troppo simpatico.

Proseguendo seguiamo il corso del turbinoso fiume Rio Gallego, molto apprezzato da chi fa tubing e rafting.

Siamo ovviamente in leggero ritardo sulla tabella di marcia. Ci manca ancora il Monasterio Viejo de San Juan de la peña.
Dopo circa 1 ora di macchina raggiungiamo il posto. In realtà la nostra guida della National Geografic ci dice che non è possibile parcheggiare la macchina davanti il monastero e così la lasciamo in un parcheggio e ci dirgiamo a piedi.
In realtà il percorso è piuttosto insidioso. Una lunga discesa tra pietre e terreno sdrucciolevole e poi una lunga discesa di scalini in un sentiero mal segnalato attraverso i boschi. Dopo quasi mezzora cominciamo a dubitare seriamente che ci sia un monastero in questi boschi così isolati ed inoltre il sole comincia quasi a nascondersi dietro le alte montagne che proteggono questo luogo abbastanza inospitale.
Finalmente arriviamo a destinazione. Scopriamo che in realtà ci si poteva benissimo arrivare anche con la macchina. Il luogo è ovviamente deserto, vista l’ora. Il monastero sembra decisamente abbandonato e comunque non è visitabile. Grossa delusione.

Facciamo alcune foto, che con nostra gran sorpresa sembrano delle vecchie cartoline e poi con immensa fatica risaliamo al parcheggio seguendo questa volta la strada. Decisamente stravolti arriviamo alla nostra cara Golf e iniziamo il piuttosto lungo viaggio verso San Sebastian. Arriviamo verso le 21 al nostro Hotel. Una leggera pioggerella ci fa capire che il paesaggio caldo dell’Aragona è un lontano ricordo.
Donostia-San Sebastian è nella provincia autonoma dei Paesi Baschi: é il norte grande. Lunghe spiagge stile Normandia e scogliere stile Bretagna. E normalmente vento e poco sole.
Niente cena. Saccheggiamo due schifezze dal frigobar e stanchissimi andiamo a letto.
Domani ci attende la visita della città ed il trasferimento verso Bilbao. Fuori è notte e piove. Buona notte.

Johnny

Giorno 3 in Spagna – Albarracin e Saragozza 

Oggi è il momento di prendere la nostra auto a noleggio ed iniziare il tour verso il nord. Ci muoviamo abbastanza presto (sempre considerando i ritmi spagnoli) verso l’aeroporto di Valencia al banco autonoleggi Budget per ritirare la macchina.

E qui apro una breve parentesi:
1 – l’addetta al banco non parla inglese ma solo spagnolo
2 – cerca in tutti i modi di piazzarmi un’auto di cilindrata maggiore (avevo chiesto una Fiat 500L e lei insiste per rifilarmi un’ Audi Q3). Ci accordiamo su una Golf diesel.
3 – riesco ad evitare ulteriori polizze (già fatte in Italia) ed un costosissimo GPS
Dopo mezzora finalmente riusciamo ad andare al garage e ritirare il mezzo.

La prima tappa, superato il traffico delle varie tangenziali di Valencia, è Albarracin, un piccolo borgo medievale di circa 1000 anime posto a 1200 metri slm e costruito su uno sperone roccioso sopra al fiume Guadalaviarcon i resti dell’imponente cinta muraria che un tempo proteggeva tutto il borgo.
Fu nella sua storia sia insediamento celtico che poi romano. L’origine del nome si deve alla conquista islamica della penisola iberica del 711 che qui si stabilì con la tribù berbera degli Ibn Racin (da cui deriva appunto il nome attuale).

L’idea iniziale era quella di provare a lanciare il drone, ma non trovando uno spazio adatto e sufficientemente isolato, ci limitiamo ad una bella camminata fino la sommità delle mura. La giornata è soleggiata e se non fosse per il vento, probabilmente si potrebbe stare in maniche corte.

Il paese è piccolo, pieno di piccoli vicoli. Dall’alto il paesaggio è decisamente interessante. La vista di quelle mura mi fa tornare in mente la Grande Muraglia cinese, solo in formato molto ridotto. Trascorriamo lì un po’ di tempo, e prima di andarcene, ci fermiamo in un bed&breakfast a pranzare, anche se sono quasi le 3 del pomeriggio.
Mi arrischio con una zuppa all’aglio cucinata secondo la ricetta del XV secolo (almeno così dice il menu) che non mi lascia proprio del tutto soddisfatto, se non altro perchè è piuttosto piccola. Demi si fa una frittata con Jamon e poi entrambi ci consoliamo con un buon dolce.

Arriviamo a Saragozza nel tardo pomeriggio e la prima tappa è il Palacio de la Aljaferia, costruito nel IX secolo durante l’occupazione islamica. In effetti si tratta di un castello fortificato dalla tipica architettura araba. L’esterno è conservato perfettamente.
L’interno è altrettanto affascinante, con il piano terra in stile mudejari ed il fresco cortile arabeggiante, con i portici di Santa Isabel ed il salone dorato.


Notevole la sua storia che ha visto questo palazzo tra le altre cose diventare nel 1485 Tribunale della Santa Inquisizione e nel 1785 caserma. Attualmente dopo svariati restauri è sede della Cortes de Aragon. Giuseppe Verdi ambientò varie scene della sua opera “Il Trovatore” nella torre omonima.

A Saragozza proseguiamo per l’immensa Basilica del Pilar, che si trova lungo il fiume Ebro.
Questa grande Basilica è iniziata nel XVII secolo. Tempio barocco e una dei principali centri di pellegrinaggio lungo il cammino di Santiago.
All’interno si possono apprezzare la Pala Maggiore del XVIº sec., realizzata da Damián Forment, l’organo e la Santa Cappella disegnata da Ventura Rodriguez ed il Coro Maggiore. La cappella accoglie inoltre un capolavoro del settecento ovvero l’immagine della Vergine del Pilar (XVº sec.). Gli affreschi che impreziosiscono la Volta del Coreto e la cupola Regina Martyrum sono opera di Goya.
Dopo il nostro viaggio in Bretagna e Normandia pensavo di averne viste di chiese enormi (e la cattedrale di Amiens lo era davvero), ma questa le batte tutte. Davvero maestosa!

Sono quasi le 20, ma noi, in barba agli assurdi orari spagnoli, abbiamo già fame. Ci vergognamo un po’ ad entrare in queste tapas vuote, ma alla fine troviamo questo Mercado Gastronomico, una sorta di Eatitaly spagnolo, dove si possono trovare svariate zone con cibi tipici (dal panino, alla paella, al cibo messicano, le birre, ecc).

Ritorniamo al Palacio de la Aljaferia quando è già buio.

Qualche foto e poi nuovamente in macchina verso l’Hotel GIT, sito nella periferia nord della città.

Johnny

Giorno 2 in Spagna- Valencia, La Ciudad veja 

Dopo aver visitato il moderno e futuristico complesso della Città della Scienza, oggi ci dedichiamo al centro storico di Valencia.

È domenica mattina e c’è ancora poca gente in strada ed i negozi alle 10 sono tutti rigorosamente ancora chiusi.

L’obiettivo di oggi è di percorrere quasi un cerchio attorno alla città vecchia, partendo dalla zona più a Est, vicino la porta de Serrans ed arrivando poi nei vicoli e nelle stradine del centro vero e proprio.

Come sempre in corso d’opera modifichiamo completamente il nostro itinerario.

Raggiungiamo dopo una bella passeggiata la zona est vicino ai giardini di Turia e li ci imbattiamo in una grossa folla davanti ad un palazzo. Attratti da tutta quella gente decidiamo di avvicinarci, scoprendo che si tratta di un palazzo militare che sta aprendo le sue porte per 2 giorni ai visitatori. Oltre ad un coreografico cambio della guardia stile Buckingham Palace, scopriamo che questo tutto sommato anonimo palazzo, all’interno cela un bellissimo ex convento. Quest’ultimo si chiama El Convento de Santo Domingo.

Scopriamo che i militari fungono anche da guide turistiche e così, divisi per gruppi di 10-12 persone ci accompagnano attraverso un breve tour del convento. Nonostante la guida sia ovviamente in spagnolo riusciamo a comprendere buona parte delle spiegazioni e quindi usciamo da questa visita inaspettata pienamente soddisfatti.

Ci dirigiamo verso Plaza de la Reina per visitare la cattedrale gotico-barocca.
Non saliamo sulla torre principale, il Miguelete … oltre 200 scalini per arrivare a 50 metri di altezza. E’ molto bello il portone principale (de los Hierros) in stile barocco, ma devo dire che oramai dopo aver viste così tante cattedrali nel viaggio in Bretagna e Normandia, non abbiamo nemmeno quell’effetto Wow che in effetti alcune di queste meriterebbero.

Questa di Valencia è carina, non troppo grande e con il solito grande abuso di decorazioni, statue e colonne all’interno. Rimarchevole anche un bel affresco sulla volta.

Ci dirigiamo verso la Lonja de la Seda (patrimonio dell’ UNESCO), un palazzo stile moresco del XV secolo usato come mercato della seta tra i più importanti di tutto il mediterraneo.
Si compone di quattro parti: la Torre, la Sala del Consulado del Mar, il Patio de los Naranjos (Cortile degli Aranci) e la Sala de Contratación, ossia il salone dei contratti, formato da tre navate longitudinali. Quest’ultimo è l’ambiente più spettacolare, grazie al tetto formato da volte sostenute da colonne elicoidali di quasi 16 metri d’altezza.

Il tempo è veramente estivo e così decidiamo di mangiare in un ristorante all’interno di una piccola piazza. Ci sono alcuni tavoli fuori dal locale e per fortuna riusciamo a trovarne uno libero.

Ovviamente il mio intento è quello di mangiare una bella paella, ma purtroppo la fanno minimo per 2 persone e poiché Demi non mangia pesce, con mio immenso dispiacere devo rinunciare. Che invidia però vedere queste gigantesche padellone ripiene di riso, crostacei e pesci …

Mi aacontento di un piatto di pesce e Demi si sfama così con un filetto di manzo. Scopriamo inoltre che il cameriere addetto alle bevande è italiano (di Pescara) ed approfittiamo per scambiare 2 parole.

Un po’ indecisi se proseguire per la città vecchia o trovare altre mete, optiamo per raggiungere la spiaggia. Dopo circa mezz’ora di metro raggiungiamo la lunghissima spiaggia di Valencia. Siamo tardo pomeriggio, il sole non è più così alto e soffia una decisa brezza. Il clima da estivo diventa da inizio primavera, ma questo non scoraggia parecchie persone dal fare il bagno. C’è tantissima gente in spiaggia, chi gioca a pallavolo, a volano, a calcetto e chi fa volare aquiloni o semplicemente prende il sole o passeggia.

Proseguiamo un breve camminata e raggiungiamo uno dei tanti bar per concederci una cerveza ed un caffè.

Rientriamo verso l’albergo passando per una zona davvero povera. Io l’ho soprannominata la zona delle favelas di Valencia. In effetti è sufficiente allontanarsi un po’ dalle strade principali e più turistiche, per imbattersi in un notevole degrado urbano.

Cena con gelato e rientro in Hotel stanchissimi.

Johnny

Tombstone

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Il regalo che ho chiesto a Demi per festeggiare le nostre nozze a Las Vegas a molti sembrerà un po’ strano, ma per me invece si trattava di un qualcosa di bellissimo ed imperdibile.

Ebbene, vincendo un po’ la sua riluttanza, sono riuscito a convincerla a fare 2 giorni nel deserto dell’Arizona, con tappe a Phoenix e Tucson.
Non so spiegare il mio amore verso quelle lande deserte, punteggiate da cactus e percorse dai grossi e luccicanti trucks americani e da impolverati pickup sovradimensionati.
Ma è un qualcosa che mi porto dietro sin da piccolo, quando guardavo i telefilm americani o i film western e sognavo un giorno di percorrere anch’io quelle lunghe strade, magari schivando qualche tumbleweed (le famose palle di sterpaglia che rotolano con il vento).

Il programma che avevo pensato era molto semplice: partenza con macchina a noleggio da Las Vegas ed arrivo al Saguaro Park, pernottamento a Tucson, mattino seguente visita ai Tucson Studios ed in serata partenza verso Phoenix e pernottamento in attesa di prendere il giorno successivo il volo per Kauai via San Diego.

Il Saguaro Park è un parco famoso per i suoi cactus giganti. Dovete sapere che tra le mie piccole manie, c’è quella per i cactus. Adoro quei bellissimi cactus grandi con le braccia, ma anche quelli più piccoli che fanno magari un unico fiore 1 volta all’anno. Così non potevo mancare una visita a questo grosso parco.

Siamo arrivati lì verso il primo pomeriggio. All’ingresso del parco c’è un piccolo museo con le proposte di vari trekking, ma noi ci facciamo il giro più comodo, con tappe a piedi ed in macchina.
E’ un gran bello spettacolo vedere questi grossi cactus alti parecchi metri, anche se ad onor del vero il paesaggio dopo un po’ diventa parecchio ripetitivo e quindi dopo un paio d’ore decidiamo di terminare la nostra visita.img_3027_2Visto che erano appena le 16 e non sapendo bene ancora cosa fare, armato di mappa provo a vedere cosa c’è in zona.
Scorrendo nomi incredibili come Tortolita, Oro Valley e Rio Rico, che mi ricordano tanto dei spaghetti western, vedo lì in basso, quasi al confine con il Messico Tombstone. Penso immediatamente: “non sarà mica quella Tombstone? Vuoi vedere che è proprio quella dei film e della famosa sparatoria all’ O.K. Corral?”
Mi convinco che deve essere l’unica Tombstone e quindi felice come un bambino con i regali a Natale, decido che bisogna assolutamente andarci. In fin dei conti sono solo altri 150 km.

Arriviamo lì dopo un’ora e mezza di strada e capisco di essere nel posto giusto quando un grosso cartellone poco fuori la città mostra le scure facce dei pistoleri ed un altro che recita Welcome to Tomstone – People are dying to get here.
Il sole comunque sta tramontando ed ormai molti negozi, musei ed altre attrazioni sono già chiuse.
Percorro la famosa Allen Street … polverosa, con le case basse in legno a fianco e provo immaginarmela 100 anni fa, con cowboy, cavalli, sceriffi e prostitute. E poi immagino pure me con stivalacci e cappello camminare qui, bevendo qualcosa in qualche Saloon.tomstone_10Ed a proposito di Saloon e considerato che era anche giunta ora di cena, decidiamo di andare a mangiare proprio in un vero Saloon, perfettamente conservato, il Big Nose Kate’s Saloon.
Un posto fantastico, pieno di cimeli del vecchio West, pieno di gente e soprattutto pieno di cowboy moderni. Siamo anche super fortunati perchè quel giorno c’è anche un bel gruppo Country che suona live.
L’Hamburger di Bufalo che si è mangiato Demi resta ancora un ricordo indelebile per lei, mentre io sono affascinato da ogni centimetro di quel posto.
Uscendo scambio qualche parola con la cantante del gruppo, un’attempata signora sulla sessantina che suona con il marito (tipico baffo enorme da cowboy) da tanti anni. Ci chiede da dove veniamo e così le spiego che siamo venuti in America per sposarci e dopo questi 2 giorni in Arizona proseguiremo in nostro viaggio alle Hawaii. Lei felicissima ci annuncia a tutto il locale e ci dedica una bella ballata.
Un posto fantastico e mi dispiace dover andar via. Il rammarico di esser arrivati troppo tardi ed aver trovato quasi tutto chiuso lascia comunque spazio al piacevole pensiero che l’indomani avremmo visitato l’ Old Tucson Studios “Where the Spirit of the Old West Comes Alive” come recita lo slogan, che sono una fantastica ricostruzione del mondo Western che tanto adoro.

La mattina ci svegliamo nel motel di Tucson e dopo una buona colazione ci dirigiamo verso gli Studios. Una lunga stradina serpeggiante tra docili colline nel deserto di cactus ci conduce all’ingresso dei Tucson Studios.
Il primo sospetto che qualcosa non andava mi giunge vedendo l’enorme parcheggio semi deserto, tuttavia magari noi siamo arrivati molto presto e quindi forse non c’è ancora tantissima gente.
Ci dirigiamo all’ingresso ed alla biglietteria, ma quando chiedo i 2 tickets, la ragazza mi dice che gli Studios sono chiusi ed aprono solo nel Week End.
Rimango sbigottito.
Faccio una premessa: siccome da Las Vegas ci siamo spinti fin quasi in Messico solo per vedere questo Parco e per fare questo abbiamo, anzi ho fatto rinunciare a 2 gg di Hawaii a Demi, mi ero ben premunito di mandare dall’Italia una mail chiedendo info e rassicurazioni che fosse aperto. Ovviamente la cara ragazza Marie Demarais che mi ha risposto con un confortevole “Howdy Johnny, we are open”, evidentemente mi ha mentito. Ho anche mostrato alla cassiera la mail, ma lei non ha potuto fare altro che scusarsi.
Depresso come un cocker sotto la pioggia senza più il suo padrone sono ritornato verso la macchina pensando a cosa fare.
Ed ecco l’illuminazione: siamo ad 1 ora da Tombstone che appena la sera prima siamo riusciti a vedere praticamente al buio e quindi perchè non ritornarci di giorno e vederla con calma?
Detto fatto! La polverosa old Tombstone ci si ripresenta nuovamente.
La giornata dopo la delusione iniziale prende un’ottima piega e così ancor prima di entrare in città ci fermiamo al cimitero.tomstone_1Qualcuno starà pensando: siete in viaggio di nozze ed andate a visitare un cimitero? Io ho uno spiccato gusto per il macabro, non per nulla una città che ho voluto visitare assolutamente è stata New Orleans (a breve un post).

Il cimitero di Tombstone però è un po’ diverso dai soliti cimiteri, perchè qui dentro si possono trovare personaggi che sono poi diventati famosi grazie alla filmografia western.
Tombstone, soprannominata all’epoca “The Town Too Tough to Die“, come tante altre città del West divenne famosa sul finire degli anni 70′ del 1800 quando Ed Schieffelin, cocciuto minatore, l’aveva così battezzata per ricordare quelli che gli dicevano che in quella terra desolata, abitata solo da Apache e coyote, avrebbe trovato solamente la sua “pietra tombale” e non l’argento. Ne trovò tanto di argento invece, per un valore di 85 milioni e così facendo richiamò un sacco di minatori e con essi un enorme numero di fuorilegge.
A Tombstone si moriva velocemente e non si aveva il tempo di togliersi nemmeno gli stivali. Da ciò i cimiteri dell’epoca erano chiamati anche Boot Hill (collina degli stivali).
In questo piccolo cimitero alle porte di Tombstone, allora come oggi ricoperto di mesquite, cactus, ocotillo e crucifixion thorn, venivano seppelliti quasi esclusivamente i fuorilegge e tra questi spiccano senz’altro Tom McLaury, Frank McLaury, and Billy Clanton uccisi nella famosa sparatoria all’ O.K. Corral.
Sono in realtà molto divertenti gli epitaffi sulle lapidi:
– HERE LIES LESTER MOORE, FOUR SLUGS FROM A 44, NO LES NO MORE
– John Heath lynched Feb 22, 1884
– Jesse Dunlap aka “Three Fingered Jack” died feb 22, 1900 of wounds after an attempted holduptomstone_13Ma forse il più divertente epitaffio è questo:
– M.E. KELLOGG, 1882. DIED A NATURAL DEATH

Credo sia l’unica persona seppellita nel Boot Hill di Tombstone morta in modo naturale e non con del piombo in corpo.

Lasciato il cimitero ci dirgiamo verso la vecchia town.
Vado ad informarmi immediatamente per lo spettacolo che ripropone la sparatoria all’ O.K. Corral, vera attrazione del luogo.
Fatto il biglietto ci dirigiamo sul luogo della rappresentazione, che viene interpretata da degli attori, davvero molto dentro la parte. L’attesa è tutta per la sparatoria: 30 colpi in 30 secondi. Il frastuono delle Colt è notevole e arriva forte l’odore della polvere da sparo.tombstone_6Riesco a farmi fare anche una foto con loro …

la prossima volta devo ricordarmi di venire vestito un po’ più a tema …

tomstone_3Un altro giro ci porta a visitare un vecchio bar che al piano di sopra aveva un bordello. Il tipo all’interno mi racconta un po’ di aneddoti e ci mostra i segni di alcuni proiettili conficcati sul vecchio bancone in legno o su un grande quadro.
Per me è bellissimo percorrere queste strade ed entrare in questi saloon e non smetto di pensare alla vita di allora.

tomstone_5Pranziamo in un locale a tema western e poi andiamo a visitare il Tombstone Epitaph, vecchia tipografia dove veniva stampato a partire dal 1880 il giornale del posto. Interessante che a cadenza mensile questo giornale viene ancora stampato.

Alla fine che dire … è un tuffo nel passato questa vecchia città … un passato violento, fatto da personaggi divenuti poi leggendari nella storia del West ed è stata quindi una piacevolissima scoperta che consiglio assolutamente a tutti gli appassionati Western.

PS: ho comprato in uno shop un bossolo di fucile come souvenir. Non l’avessi mai fatto! In uno dei nostri vari scali alle Hawaii me lo hanno trovato nel marsupio (io me n’ero anche del tutto dimenticato). Una poliziotta al controllo bagagli mi ferma e mi chiede se ho qualche pistola. La guardo sorpresa e le dico di no, sono in luna di miele … e questa molto seria mi fa aprire il marsupio e tirare fuori il bossolo. Cerco inutilmente di spiegarle che è un souvenir di Tombstone, ma lei chiama un suo superiore che mi dice che non posso portare proiettili in aereo. Li guardo un po’ increduli, ma non insisto più di tanto … Quindi con un mezzo sorriso gli dico che possono tenerlo come ricordo.

Johnny