Giorno 6 in Spagna: svegliarsi a Bilbao e addormentarsi a Oviedo

Ci svegliamo nel nostro moderno hotel a Bilbao. La prima tappa della nostra visita è il famoso Museo Guggenheim. Abbiamo già i biglietti acquistati on line con l’ingresso stabilito alle 10. Per fortuna l’hotel è vicinissimo al Museo per cui arriviamo addirittura in anticipo (non da noi, dato che abbiamo scelto di sposarci nella cappella dello stesso hotel dove alloggiavamo a Las Vegas per non rischiare di arrivare tardi anche quel giorno).

Il caldo sole che la Spagna ci aveva abituato, oggi non si vede. Il cielo è grigio, però almeno non piove. Attendiamo l’apertura del museo nel bar all’interno con un caffè (carissimo anche per il target italiano). Finalmente entriamo: non possiamo accedere al museo con gli zaini e non si possono scattare foto all’interno delle sale, almeno l’audio guida italiana è compresa nel costo del biglietto.

La visita comincia con un artista basco e dei pezzi di legno colorati e assemblati, un tavolo composto da cartone da imballaggio colorato d’argento. Johnny già comincia a lamentarsi dell’arte moderna. Cominciamo bene.

Io, al contrario di Johnny, amo l’arte moderna semplicemente perché suscita una reazione in me. Sinceramente aver visto Leonardo o Giotto al Louvre, mi ha lasciato indifferente. Riconosco la loro importanza ed il loro genio, concetti ribaditi più volte a scuola, però la loro visione dal vivo non mi tocca. Spero che non mi consideriate blasfema.

La sala accanto ospita le gigantesche sculture di Richard Serra. L’insieme delle opere si chiama The matter of time (la materia del tempo) e l’obiettivo è camminare all’interno di questi enormi lamine poiché tutto ruota attorno al visitatore e alle sue percezioni. Infatti in una spirale mentre cammino le pareti si inclinano e mi accorgo che il mio busto segue le inclinazioni della parete mentre Johnny anche se più alto di me cammina dritto e non ha questa sensazione. L’ultima scultura è un vicolo cieco e anche se so di aver camminato ho la sensazione di essere sempre nello stesso punto. L’audioguida spiega come Richard Serra abbia progettato queste sculture: grazie ad un programma usato per progettare navi e aerei, demandando poi la realizzazione vera e propria a dei professionisti.

Le opere di Richard Serra mi sono proprio piaciute. Ora la visita può proseguire. Entriamo in una sala dove proiettano delle immagini angoscianti di Pierre Huyghe. Una scimmia vestita da cameriera con una maschera del teatro Noah cammina incessantemente tra la sala di un ristorante e la cucina. È completamente sola. Tutti gli essere umani se ne sono andati a causa del disastro nucleare di Fukushima. Dopo qualche minuto devo uscire, la desolazione rappresentata in questo modo mi inquieta tantissimo.

E siamo solo al primo piano, ce ne sono altri due e vediamo quadri di Pollok, di Andy Wharol, Basquiat …

Se volete fare un giro virtuale all’interno delle opere del museo cliccate qua: il sito ufficiale del museo con la descrizione delle mostra permanente e le collezioni.

Dopo tre ore all’interno del museo possiamo uscire e visitare Bilbao. Ieri sera in hotel ci è stata fornita la cartina con le zone da visitare e le principali attrazioni e la stessa receptionist ci ha confermato che Bilbao è una città piccolina.

Usciti dal museo non potevamo non farci la foto con il ragno gigantesco posto fuori. Quando mi trovo sotto penso che è proprio uguale a quello che abbiamo visto nel quartiere di Roppongi a Tokyo.

Passeggiamo lungo le rive del fiume fino ad arrivare alla parte vecchia della città, Casco Viejo. Si è fatta ora di pranzo ed entriamo in un ristorante americano: hamburger e patatine ci stanno sempre.

Proseguiamo il nostro tour e molti negozi sono chiusi dato che è ora di pranzo spagnola. Riesco comunque ad intercettare un negozio aperto, dove adocchio uno zaino più femminile di quello che indosso (total black e di Johnny).

Mancano ancora due tappe: Plaza Moyua e Azkuna Zendroa, un centro polifunzionale che sotto le vesti di un vecchio edificio, Philippe Stark ha trasformato in qualcosa di decisamente originale: una grande sala centrale con un maxi schermo, la sala auditorium sospesa e sorretta da tantissime colonne colorate ed ognuna diversa dall’altra. Davvero notevole.
La strada che ci porta a destinazione è vivace, piena di negozi e gente che passeggia. Peccato avere poco tempo per approfondire la visita di questa zona.

Siamo attratti dalla musica provenire vicino all’ Azkuna Zendroa, all’inizio pensiamo sia una banda. Invece è un enorme amplificatore che trasmette musica balcanica accompagnando dei bambini chiassosi e allegri che corrono attorno all’isolato.

È giunto il momento di recuperare la macchina e dirigerci ad Oviedo dove ci attende la dottoranda. Con stupore notiamo che la zona accanto al garage è transennata e non passano le automobili. Il giro dei ciclisti ci perseguita. Johnny è preoccupato per come lasciare la città. Io no, infatti alla fine riusciamo ad uscire dal dedalo di divieti senza difficoltà.

Arriviamo dopo tre ore di viaggio ad Oviedo. E’ una città piccolina, pulita e con tanti sali e scendi. Città natale del famoso pilota di Formula 1 Fernando Alonso e città amatissima da Woody Allen.

Ci riposiamo un po’ e poi siamo pronti per uscire a cena. La destinazione è il modaiolo quartiere La Gascogna ed anche se è un qualunque giovedì sera di aprile, i locali sono pieni di gente. A nostro avviso la temperatura non permette di cenare fuori, ma non la pensano così gli asturiani che occupano tutti i tavolini all’aperto.

La bibita ufficiale è il sidro, un succo alcolico ottenuto dalle mele e viene versato un po’ alla volta nel bicchiere tenendo la bottiglia distante. Si beve in un sorso e l’ultima parte viene obbligatoriamente versata a terra, così a fine serata la strada è appiccicaticcia.

Ordiniamo patatas bravas, croquet de jamon, pollo ajillo e mega dolce finale. Non ce lo aspettiamo, ma il pollo all’aglio arriva fritto. Ho scoperto che qui in Spagna si frigge come se non ci fosse un domani.

Satolli e boccheggiati usciamo dal ristorante, per fortuna mezz’ora di strada a piedi ci separa dal letto.

Demi

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Giorno 5 in Spagna – Donostia-San Sebastian ed arrivo a Bilbao

San Sebastian dista solo 20 km dalla Francia.
Il pittoresco lungomare di San Sebastián, con le spiagge di Ondarreta, Zurriola e La Concha, la rendono una popolare località turistica.

C’è un po’ di vento e grosse nuvole grigie minacciano pioggia, ma piccoli squarci azzurri ci fanno anche sperare in una giornata che volge al bello.

Decidiamo per una bella colazione presso un bar vicino alla Artzain Onaren Katedrala, ovvero alla cattedrale neogotica del Buon Pastore edificata a partire dal 1889.

Piccola nota: dimenticate di comprendere il basco scritto e parlato. E’ una lingua incomprensibile, tanto distante dallo spagnolo.
Conosciuta col nome nativo Euskara, viene definita dai linguisti come una lingua isolata, ossia che non ha alcun legame con altre lingue e la sua origine rimane ancora un po’ misteriosa. Attualmente si tende a considerare il basco come l’unico idioma sopravvissuto di una famiglia di lingue parlate nell’Europa occidentale estintesi quasi interamente con le invasioni indoeuropee a partire dal XIII secolo a.C.

Seguendo la riva sinistra del fiume arriviamo alla città vecchia, situata tra il porto ed il monte Urgul che la sovrasta.


La zona della città vecchia è interessante perchè è un dedalo di stradine con un’incredibile quantità di tapas e locali. C’è parecchio movimento e ci sono ovviamente tantissimi turisti francesi.


Percorriamo il lungomare ocra della Playa de la Concha fino quasi Pico del Loro ed è qui che assistiamo allo spettacolare infrangersi delle onde del golfo di Biscaglia sugli scogli, che bagnano turisti e passanti. Davanti a noi l’isoletta di Santa Clara.
Qui c’è un’atmosfera strana, molto più da Bretagna che da Spagna. Un po’ di video e foto nebulizzati dalle onde e poi ritorniamo alla città vecchia in cerca di un locale dove pranzare.


Una tapas dove assaggiare finalmente i pintxos ed una buona cerveza e siamo nuovamente davanti al porto, poco distante dalla Kaimingaintxo Plaza, a goderci seduti su un moletto un fantastico sole. Il tempo ha cambiato velocemente ed ora fa decisamente più caldo.
Valutiamo se salire il monte Urgul. Alla fine siamo traveller che nulla temono e quindi in circa mezzora di salita siamo in cima.
Qui domina dall’alto il Castillo de la Mota (da non confondere con quello più celebre di Valladolid).
Questo monte nel XI secolo era parte del sistema di difesa della città e passeggiando intorno al colle si possono ancora vedere i resti delle antiche mura di difesa ed il castello.

La visita del castello è gratuita e c’è un interessante museo all’interno che traccia la storia di Donostia San Sebastián.
Dopo aver visto il museo attraverso uno stretto passaggio si giunge fino alla piattaforma panoramica superiore, sovrastata della grande statua di Gesù Cristo, che è possibile vedere da molti punti della città.


Anche quassù a farla da padrone sono i bambini. Un po’ il leit motiv di questa vacanza finora. Ce ne sono tantissimi, ovunque ed a qualsiasi ora della giornata, tanto che ad un certo punto ci viene il sospetto che le scuole siano del tutto chiuse in questo periodo.

Finita questa visita facciamo nuovamente ritorno all’Hotel Amara Plaza e riprendiamo possesso della nostra Golf. Direzione Bilbao. Ci attende circa 1 ora e mezza di strada, ma prima vogliamo fare una deviazione verso San Juan de Gaztelugatxe, che è un’isola spagnola lungo le coste della Biscaglia, collegata alla terraferma da un ponte del XIV secolo. Sulla parte più alta dell’isola sorge un eremo, denominato Gaztelugatxeko Doniene in basco o San Juan de Gaztelugatxe in spagnolo, dedicato a San Giovanni Battista risalente al X secolo e meta di pellegrinaggio.

Arriviamo lì verso le 18.30 e decidiamo, vista l’ora tarda, di osservarlo dall’alto e scendere al viewpoint più vicino, che dista 300 mt dai parcheggi.
Ci appartiamo in una zona boschiva sul promontorio, proprio sopra l’isoletta e da qui provo a far decollare il drone. Il forte vento però mi rende inquieto e quindi desisto dall’idea di farlo volare. Peccato perchè la vista dall’alto è davvero spettacolare, anche se il cielo è nuovamente grigio.

Raggiungiamo Bilbao. Il traffico è notevole. Rimpiango il deserto della zona interna.
Alloggiamo nel piccolo Cosmov Hotel, a soli 5 minuti a piedi dal Guggenheim, vero motivo di questa sosta in questa città che altrimenti avrebbe poco da dire.
La sera siamo indecisi se mangiare fuori o prenderci qualcosa da consumare in Hotel. Optiamo per la seconda opzione e così finalmente possiamo rilassarci in camera ad un’ora decente.

Domani mattina giornata dedicata all’arte moderna.

Johnny

 

Giorno 4 in Spagna – Castelli e chiese sulla rotta per San Sebastian

Oggi abbandoniamo Saragozza per dirigerci al nord, praticamente al confine con la Francia, verso la città di San Sebastian.
Il giro che ci prefiggiamo di fare in realtà è un po’ più articolato e prevede delle soste lungo la strada per visitare alcuni castelli ed un monastero.

Superata Huesca ci fermiamo a Bolea. Prima di arrivare al paese, troviamo un luogo abbastanza appartato dove far volare finalmente il drone. Il paesaggio non è memorabile, ma è giusto per prendere un po’ di confidenza … un paio di panoramiche dall’alto e poi raggiungiamo il paese, che sembra quasi disabitato. Su una rocca, domina dall’alto la Chiesa gotica de Santa Maria la Mayor, edificata nel XVI secolo sul terreno di un vecchio castello di palazzo arabo che ha servito come difesa contro i regni cristiani del nord.

Un piazzale adiacente la chiesa ci permette una magnifica vista dall’alto del paese e dei campi attorno. La giornata è calda e soleggiata e ne approfittiamo per scattare qualche foto.

Lasciamo Bolea per andare a Loarre, sede dell’omonimo castello.
Qui riesco a fare delle belle riprese con il drone, facendolo volteggiare in alto sopra il castello, regalandoci un punto di vista davvero spettacolare.
Paghiamo il ticket d’ingresso e andiamo a visitare il castello. Con noi solo altri 2 turisti … decisamente è un luogo poco frequentato, così come tutte queste strade che da Saragozza vanno verso il nord. Guidare qui è piacevolmente rilassante.

E’ stato costruito nel XI secolo ed è in buone condizioni (tranne per la parte del vecchio castello di Sancho III di Navarra , molto più deteriorato).
Considerato la fortezza romanica meglio conservata in Europa, lo rende uno dei migliori esempi di architettura romanica militare e civile in Spagna.

Il castello si trova in posizione strategica, proprio all’ingresso Pirenei e domina l’intera regione. Sul retro del castello verso nord ci sono i Pirenei e la città di Jaca .

Questo castello fu costruito nel XI secolo dal re Sancho III e serviva come avamposto di frontiera, da cui partivano attacchi ai villaggi vicini, come quello di Bolea.  A questo periodo risale la costruzione vera e propria, la cappella, la torre della regina, la sfilata, le camere militari e di servizio e il mastio (torre di guardia).

Finita la visita troviamo un bel ristorante che ci offre un ottimo pranzo a base di antipasto di asparagi e Jamon, chorrizo, birra ed un tipico dolce del nord: la Cuajada, una sorta di yogurt denso di latte di pecora, guarnito con miele e noci.

Proseguiamo per Riglos, in direzione del cosiddetto Los Mallos, delle affascinanti rupi rosate scolpite dagli agenti atmosferici. Sono molto frequentati da chi fa arrampicate.

Ci fermiamo ai bordi della strada e veniamo subito attratti dal potente ed insistito miagolio di un gatto. Va stranamente subito da Demi e dalla sua GoPro, mentre io tento di coccolarlo un po’. Niente da fare … rimane attratto sempre e solo da Demi. Ci accompagna per un po’ nella nostra visita, attraversando con noi addirittura la strada quasi fosse un cane. Troppo simpatico.

Proseguendo seguiamo il corso del turbinoso fiume Rio Gallego, molto apprezzato da chi fa tubing e rafting.

Siamo ovviamente in leggero ritardo sulla tabella di marcia. Ci manca ancora il Monasterio Viejo de San Juan de la peña.
Dopo circa 1 ora di macchina raggiungiamo il posto. In realtà la nostra guida della National Geografic ci dice che non è possibile parcheggiare la macchina davanti il monastero e così la lasciamo in un parcheggio e ci dirgiamo a piedi.
In realtà il percorso è piuttosto insidioso. Una lunga discesa tra pietre e terreno sdrucciolevole e poi una lunga discesa di scalini in un sentiero mal segnalato attraverso i boschi. Dopo quasi mezzora cominciamo a dubitare seriamente che ci sia un monastero in questi boschi così isolati ed inoltre il sole comincia quasi a nascondersi dietro le alte montagne che proteggono questo luogo abbastanza inospitale.
Finalmente arriviamo a destinazione. Scopriamo che in realtà ci si poteva benissimo arrivare anche con la macchina. Il luogo è ovviamente deserto, vista l’ora. Il monastero sembra decisamente abbandonato e comunque non è visitabile. Grossa delusione.

Facciamo alcune foto, che con nostra gran sorpresa sembrano delle vecchie cartoline e poi con immensa fatica risaliamo al parcheggio seguendo questa volta la strada. Decisamente stravolti arriviamo alla nostra cara Golf e iniziamo il piuttosto lungo viaggio verso San Sebastian. Arriviamo verso le 21 al nostro Hotel. Una leggera pioggerella ci fa capire che il paesaggio caldo dell’Aragona è un lontano ricordo.
Donostia-San Sebastian è nella provincia autonoma dei Paesi Baschi: é il norte grande. Lunghe spiagge stile Normandia e scogliere stile Bretagna. E normalmente vento e poco sole.
Niente cena. Saccheggiamo due schifezze dal frigobar e stanchissimi andiamo a letto.
Domani ci attende la visita della città ed il trasferimento verso Bilbao. Fuori è notte e piove. Buona notte.

Johnny

Giorno 3 in Spagna – Albarracin e Saragozza 

Oggi è il momento di prendere la nostra auto a noleggio ed iniziare il tour verso il nord. Ci muoviamo abbastanza presto (sempre considerando i ritmi spagnoli) verso l’aeroporto di Valencia al banco autonoleggi Budget per ritirare la macchina.

E qui apro una breve parentesi:
1 – l’addetta al banco non parla inglese ma solo spagnolo
2 – cerca in tutti i modi di piazzarmi un’auto di cilindrata maggiore (avevo chiesto una Fiat 500L e lei insiste per rifilarmi un’ Audi Q3). Ci accordiamo su una Golf diesel.
3 – riesco ad evitare ulteriori polizze (già fatte in Italia) ed un costosissimo GPS
Dopo mezzora finalmente riusciamo ad andare al garage e ritirare il mezzo.

La prima tappa, superato il traffico delle varie tangenziali di Valencia, è Albarracin, un piccolo borgo medievale di circa 1000 anime posto a 1200 metri slm e costruito su uno sperone roccioso sopra al fiume Guadalaviarcon i resti dell’imponente cinta muraria che un tempo proteggeva tutto il borgo.
Fu nella sua storia sia insediamento celtico che poi romano. L’origine del nome si deve alla conquista islamica della penisola iberica del 711 che qui si stabilì con la tribù berbera degli Ibn Racin (da cui deriva appunto il nome attuale).

L’idea iniziale era quella di provare a lanciare il drone, ma non trovando uno spazio adatto e sufficientemente isolato, ci limitiamo ad una bella camminata fino la sommità delle mura. La giornata è soleggiata e se non fosse per il vento, probabilmente si potrebbe stare in maniche corte.

Il paese è piccolo, pieno di piccoli vicoli. Dall’alto il paesaggio è decisamente interessante. La vista di quelle mura mi fa tornare in mente la Grande Muraglia cinese, solo in formato molto ridotto. Trascorriamo lì un po’ di tempo, e prima di andarcene, ci fermiamo in un bed&breakfast a pranzare, anche se sono quasi le 3 del pomeriggio.
Mi arrischio con una zuppa all’aglio cucinata secondo la ricetta del XV secolo (almeno così dice il menu) che non mi lascia proprio del tutto soddisfatto, se non altro perchè è piuttosto piccola. Demi si fa una frittata con Jamon e poi entrambi ci consoliamo con un buon dolce.

Arriviamo a Saragozza nel tardo pomeriggio e la prima tappa è il Palacio de la Aljaferia, costruito nel IX secolo durante l’occupazione islamica. In effetti si tratta di un castello fortificato dalla tipica architettura araba. L’esterno è conservato perfettamente.
L’interno è altrettanto affascinante, con il piano terra in stile mudejari ed il fresco cortile arabeggiante, con i portici di Santa Isabel ed il salone dorato.


Notevole la sua storia che ha visto questo palazzo tra le altre cose diventare nel 1485 Tribunale della Santa Inquisizione e nel 1785 caserma. Attualmente dopo svariati restauri è sede della Cortes de Aragon. Giuseppe Verdi ambientò varie scene della sua opera “Il Trovatore” nella torre omonima.

A Saragozza proseguiamo per l’immensa Basilica del Pilar, che si trova lungo il fiume Ebro.
Questa grande Basilica è iniziata nel XVII secolo. Tempio barocco e una dei principali centri di pellegrinaggio lungo il cammino di Santiago.
All’interno si possono apprezzare la Pala Maggiore del XVIº sec., realizzata da Damián Forment, l’organo e la Santa Cappella disegnata da Ventura Rodriguez ed il Coro Maggiore. La cappella accoglie inoltre un capolavoro del settecento ovvero l’immagine della Vergine del Pilar (XVº sec.). Gli affreschi che impreziosiscono la Volta del Coreto e la cupola Regina Martyrum sono opera di Goya.
Dopo il nostro viaggio in Bretagna e Normandia pensavo di averne viste di chiese enormi (e la cattedrale di Amiens lo era davvero), ma questa le batte tutte. Davvero maestosa!

Sono quasi le 20, ma noi, in barba agli assurdi orari spagnoli, abbiamo già fame. Ci vergognamo un po’ ad entrare in queste tapas vuote, ma alla fine troviamo questo Mercado Gastronomico, una sorta di Eatitaly spagnolo, dove si possono trovare svariate zone con cibi tipici (dal panino, alla paella, al cibo messicano, le birre, ecc).

Ritorniamo al Palacio de la Aljaferia quando è già buio.

Qualche foto e poi nuovamente in macchina verso l’Hotel GIT, sito nella periferia nord della città.

Johnny

Giorno 2 in Spagna- Valencia, La Ciudad veja 

Dopo aver visitato il moderno e futuristico complesso della Città della Scienza, oggi ci dedichiamo al centro storico di Valencia.

È domenica mattina e c’è ancora poca gente in strada ed i negozi alle 10 sono tutti rigorosamente ancora chiusi.

L’obiettivo di oggi è di percorrere quasi un cerchio attorno alla città vecchia, partendo dalla zona più a Est, vicino la porta de Serrans ed arrivando poi nei vicoli e nelle stradine del centro vero e proprio.

Come sempre in corso d’opera modifichiamo completamente il nostro itinerario.

Raggiungiamo dopo una bella passeggiata la zona est vicino ai giardini di Turia e li ci imbattiamo in una grossa folla davanti ad un palazzo. Attratti da tutta quella gente decidiamo di avvicinarci, scoprendo che si tratta di un palazzo militare che sta aprendo le sue porte per 2 giorni ai visitatori. Oltre ad un coreografico cambio della guardia stile Buckingham Palace, scopriamo che questo tutto sommato anonimo palazzo, all’interno cela un bellissimo ex convento. Quest’ultimo si chiama El Convento de Santo Domingo.

Scopriamo che i militari fungono anche da guide turistiche e così, divisi per gruppi di 10-12 persone ci accompagnano attraverso un breve tour del convento. Nonostante la guida sia ovviamente in spagnolo riusciamo a comprendere buona parte delle spiegazioni e quindi usciamo da questa visita inaspettata pienamente soddisfatti.

Ci dirigiamo verso Plaza de la Reina per visitare la cattedrale gotico-barocca.
Non saliamo sulla torre principale, il Miguelete … oltre 200 scalini per arrivare a 50 metri di altezza. E’ molto bello il portone principale (de los Hierros) in stile barocco, ma devo dire che oramai dopo aver viste così tante cattedrali nel viaggio in Bretagna e Normandia, non abbiamo nemmeno quell’effetto Wow che in effetti alcune di queste meriterebbero.

Questa di Valencia è carina, non troppo grande e con il solito grande abuso di decorazioni, statue e colonne all’interno. Rimarchevole anche un bel affresco sulla volta.

Ci dirigiamo verso la Lonja de la Seda (patrimonio dell’ UNESCO), un palazzo stile moresco del XV secolo usato come mercato della seta tra i più importanti di tutto il mediterraneo.
Si compone di quattro parti: la Torre, la Sala del Consulado del Mar, il Patio de los Naranjos (Cortile degli Aranci) e la Sala de Contratación, ossia il salone dei contratti, formato da tre navate longitudinali. Quest’ultimo è l’ambiente più spettacolare, grazie al tetto formato da volte sostenute da colonne elicoidali di quasi 16 metri d’altezza.

Il tempo è veramente estivo e così decidiamo di mangiare in un ristorante all’interno di una piccola piazza. Ci sono alcuni tavoli fuori dal locale e per fortuna riusciamo a trovarne uno libero.

Ovviamente il mio intento è quello di mangiare una bella paella, ma purtroppo la fanno minimo per 2 persone e poiché Demi non mangia pesce, con mio immenso dispiacere devo rinunciare. Che invidia però vedere queste gigantesche padellone ripiene di riso, crostacei e pesci …

Mi aacontento di un piatto di pesce e Demi si sfama così con un filetto di manzo. Scopriamo inoltre che il cameriere addetto alle bevande è italiano (di Pescara) ed approfittiamo per scambiare 2 parole.

Un po’ indecisi se proseguire per la città vecchia o trovare altre mete, optiamo per raggiungere la spiaggia. Dopo circa mezz’ora di metro raggiungiamo la lunghissima spiaggia di Valencia. Siamo tardo pomeriggio, il sole non è più così alto e soffia una decisa brezza. Il clima da estivo diventa da inizio primavera, ma questo non scoraggia parecchie persone dal fare il bagno. C’è tantissima gente in spiaggia, chi gioca a pallavolo, a volano, a calcetto e chi fa volare aquiloni o semplicemente prende il sole o passeggia.

Proseguiamo un breve camminata e raggiungiamo uno dei tanti bar per concederci una cerveza ed un caffè.

Rientriamo verso l’albergo passando per una zona davvero povera. Io l’ho soprannominata la zona delle favelas di Valencia. In effetti è sufficiente allontanarsi un po’ dalle strade principali e più turistiche, per imbattersi in un notevole degrado urbano.

Cena con gelato e rientro in Hotel stanchissimi.

Johnny

Giorno 1 in Spagna: Valencia

Apriamo gli occhi e siamo in Spagna. Siamo arrivati stanotte e un taxi ci ha portato nel nostro hotel nel barrio de Ruzafa. Un quartiere modaiolo, ma siamo troppo stanchi per uscire.

Il viaggio comincia stamattina. Siamo a Valencia. A piedi ci dirigiamo nella zona dell’arte e della scienza. In strada pochissima gente, la città si sveglia tardi.

On line abbiamo comprato il biglietto per il Museo delle Scienze e l’Oceanografic. Oggi la giornata sarà dedicata a questa zona, diventata ormai il suo simbolo ed immortalata mille volte in foto ricordo. L’architettura moderna di Calatrava non delude le nostre aspettative, sembra di essere proiettati nel futuro. Non mi stupirei di vedere una macchina volante sopra le nostre teste. Il cielo azzurro ed i 20 gradi del primo aprile rendono più piacevole passeggiare nel futuro.

Prima tappa: Museo delle Scienze. Abbiamo letto da più parti che è una tappa imperdibile, assolutamente da spuntare in un elenco delle cose da vedere a Valencia. Carichi di aspettative entriamo e … per noi è una mezza delusione.
La parte dedicata agli esperimenti scientifici (la più carina) è piccola rispetto all’estensione del museo. Si può provare l’assenza di gravità ad orari prestabiliti pagando un biglietto, ma per me questo museo può finire qua. Prima di uscire prendiamo una bottiglietta d’acqua ai distributori automatici: un bel furto. Persi i soldi e niente acqua. Assetati come lucertole nel deserto in agosto, ce ne andiamo via parecchio delusi ed arrabbiati.

Seconda tappa: Oceanografic, l’acquario più grande d’Europa.
Il comprensorio è molto grande, suddiviso in base alla provenienza delle specie marine: mediterraneo, tropici, artico… C’è anche una grandissima voliera rotonda dove si può entrare e scattare foto da vicino a questi meravigliosi e coloratissimi volatili.
Mentre Johnny è intento all’inquadratura perfetta, un uccello gli sgancia i suoi escrementi colpendo i jeans, la maglietta e lo zaino in un colpo solo… oggi non siamo fortunati.
Pensiero di Johnny: in quel momento mi è venuta in mente una battuta di David Letterman … “Amo l’autunno di New York, amo guardare gli uccelli cambiare colore e cadere dagli alberi”. Maledetti pennuti colorati e ancora di più chi li tiene chiusi tutti dentro una voliera.

Per fortuna c’è il tunnel all’interno dell’acquario che stupisce: non capita tutti i giorni che uno squalo ti nuoti sopra la testa. Non sono solo io che la penso così visto la quantità di gente concentrata qui e tutti armati di smartphone o fotocamere a farsi selfie.

Dopo aver girato in lungo e in largo per l’acquario è arrivato il momento di tornare in albergo passando per la città vecchia.

Dopo aver passeggiato per un giardino enorme arriviamo alla Torres de Serranos. Ad accoglierci una piccola banda che canta e suona ed il loro passaggio rallegra i pedoni.

Arriviamo nella piazza antistante la Cattedrale. Il perimetro è occupato da stand per celebrare la giornata della salute mentre al centro un sacco di giovani stanno ballando.

Wow, questa città mette proprio il buonumore.

Usciamo a cena alle 22, come veri spagnoli. Nella zona dell’hotel i locali sono pieni, tavolini fuori, gente che mangia e chiacchiera. Scegliamo uno a caso e si rivela una buona scelta. Durante la cena intorno a noi notiamo un continuo via vai, ma qui fino a che ora cenano?

Demi

Próximo destino: España

Siamo al gate in una piccola sala d’attesa. Troppo piccola per contenere tutti i passeggeri diretti a Valencia. Ci troviamo qui quasi per caso. Nei prossimi giorni ci aspetta un on the road in Spagna.

Questo post è dedicato a tutti quelli che una volta conosciuta la destinazione ci hanno detto ‘così vicino? Come mai?’

Infatti siamo qui quasi per caso, perché non era previsto questo viaggio. Dopo che Johnny ed io abbiamo discusso per giorni su dove andare, una sera a cena con mio fratello e la sua dolce metà abbiamo deciso di passare assieme qualche giorno a Madrid.

Con Johnny anche una semplice visita ad una capitale europea si trasforma in un’avventura. Così, visto che l’aereo per Valencia costa meno rispetto a quello per Madrid, il viaggio per noi comincia da Valencia. Visto che la fidanzata di mio fratello si trova a Oviedo per il dottorato perché non raggiungerla noleggiando una macchina? Visto che siamo in zona perché non visitare le coste a nord? Così il giorno seguente abbiamo prenotato l’aereo senza indugi.

Alla fine con tutti questi visto che mi sono trovata ‘incastrata’ in un viaggio di 10 giorni coast to cast verticale. E pensare che avevo intenzione di crogiolarmi al sole in un’isola caraibica, cullata dalla piacevole attività del dolce far niente.

Qualche giorno fa Johnny mi chiese: ‘sarà un viaggio stancante?’

Giudicate voi! Questo è il nostro itinerario di 10 giorni in Spagna: circa 2100 km in auto!

Per il momento abbiamo preso il biglietto per il museo delle scienze e l’Oceanografic a Valencia ed il famoso museo Guggenheim a Bilbao e non abbiamo programmato nient’altro. Vedremo di giorno in giorno cosa fare.

A domani

Demi

Come è andata a Boa Vista?

Ho scritto questo post per tutti quelli che ci hanno chiesto: come è andata a Boa Vista? Ce la consigliate? 

Poi, ad essere sincera, ho scritto questo post anche per me, così mi ricorderò cosa rispondere tra qualche anno, quando i ricordi vividi lasceranno spazio ad una bella sensazione pensando a questo viaggio.

Boa Vista è un’isola dell’arcipelago di Capo Verde, all’altezza del Senegal. Nei suoi appena 620 km2 di superficie offre una varietà incredibile di paesaggi ancora incontaminati. A poche ore di aereo dall’Italia, Boa Vista vi permette di rallentare, di entrare in contatto con la natura e ascoltare il silenzio. 

È un’isola ancora incontaminata per la maggior parte della sua superficie: ci è capitato spesso durante l’escursione di non vedere traccia dell’uomo a 360°. Solo natura che offre paesaggi diversi. Questa isola merita decisamente di essere visitata. 

È un viaggio sia per chi vuole sdraiarsi al sole sia per chi non riesce a stare troppo tempo senza far nulla.

Quando siamo andati? Novembre

Per tutto l’anno a Boa Vista la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi e soffia sempre una brezza, a seconda dei mesi più o meno forte.

Noi siamo andati a novembre. Dopo aver letto tanto in internet, novembre sembra il mese ideale per trovare cieli azzurri e tramonti rossi. Noi in modo del tutto imprevedibile, anche per gli stessi residenti, in una settimana abbiamo visto, per la maggior parte del tempo, il cielo coperto da nuvole. Caratteristica questa del periodo delle piogge che va da fine luglio a settembre.

Mentre se volete vedere la deposizione delle uova della tartaruga Caretta Caretta bisogna andare da giugno a settembre. Infatti Boa Vista è uno dei maggiori siti per vedere questo affascinante spettacolo studiato e osservato dall’università delle Canarie.


Quanto siamo rimasti? Una settimana 

L’ideale sarebbero 10 giorni a nostro avviso. Purtroppo l’aereo dall’Italia atterra e riparte solo una volta alla settimana quindi la scelta ricade tra una o due settimane. L’isola non è molto grande e anche solo una settimana è sufficiente per rilassarsi e visitarla.


Come siamo arrivati? Con un volo diretto con la compagnia Neos

La compagnia aerea che parte dall’Italia e atterra nell’isola è la Neos una volta alla settimana. Noi abbiamo prenotato direttamente dal sito qui.

In questa foto vedete gli aeroporti italiani in cui è presente.

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Il volo non è molto economico e comodo, se pensiamo che allo stesso prezzo abbiamo volato a Tokyo con Emirates.

Vi segnalo che l’aereo segue questa rotta: Italia => Boa Vista (scendono i passeggeri che sono giunti a destinazione e poi salgono quelli che tornano in Italia) => Sal (scendono i passeggeri che sono giunti a destinazione, poi scendono quelli che tornano in Italia per rifornimento e pulizia dell’aereo, infine salgono per il rientro assieme ai turisti di Sal) => Italia. Ve lo dico perché quando a Boa Vista siamo saliti sull’aereo i nostri posti erano occupati e bisognava sedersi nei posti liberi poiché la prenotazione dei posti vale da Sal all’Italia.


Dove abbiamo alloggiato? Riu Toureg

Ci sono diverse strutture nell’isola: resort, alberghi, B&B e appartamenti.

Il tipo di alloggio, a nostro avviso dipende dal tempo di permanenza.

Noi avevamo a disposizione una settimana e abbiamo deciso di viziarci in un resort all inclusive: cibo e alcolici a volontà. La nostra scelta è ricaduta sul Riu Toureg perché risultava al primo posto su TripAdvisor e per la quasi totale assenza di italiani (così ci è sembrato di essere in vacanza all’estero). Anche in questo caso abbiamo prenotato direttamente dal sito Riu.

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La posizione rispetto alle altre strutture è più defilata, a sud, diciamo in mezzo al nulla. Davanti a questa enorme struttura che sembra un gigantesco castello di sabbia (il Caesar Palace di Las Vegas sembra piccolo a confronto) c’è una bellissima ed estesa spiaggia bianca.

La struttura, la più grande dell’isola, è composta da 1100 camere, ma noi non abbiamo in nessun momento avuto la sensazione di sovraffollamento. Sembra quasi un piccolo villaggio con negozi, diversi ristoranti e bar, una piazza principale in cui si concentra la vita serale degli ospiti essendoci un teatro che offre ogni sera spettacoli. C’è anche una discoteca che apre alle 23, ma che noi non abbiamo visto.

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Questo hotel 5 stelle è indicato a tutti, sia alle famiglie, essendoci una zona dedicata ai bambini, sia per chi desidera una vacanza all’insegna del silenzio e della tranquillità poiché con un sovrapprezzo si può alloggiare in un’ala del resort riservata ai soli adulti (zona dove abbiamo alloggiato noi).

Per quanto riguarda il cibo si punta più sulla quantità che sulla qualità. Però nel complesso non ci si può lamentare. Ci sono dei ristoranti a tema con obbligo di prenotazione, dove la qualità è un po’ più alta. In particolare per chi alloggia nella zona Only Adults c’è la possibilità di prenotare una cena nell’esclusivo ristorante Kulinarium dove le portate vengono servite in uno dei 12 tavoli presenti in sala. Qui la qualità del cibo ed il servizio è ottimo.  

L’unica critica che possiamo muovere a questa struttura è l’assenza di prese elettriche vicino al comodino.


Cosa abbiamo fatto?

Secondo noi, anche se rimanete una settimana nell’isola, è doveroso fare almeno un’escursione per vedere la varietà del paesaggio (Boa Vista non è solo spiaggia) ed un giro in quad per vivere un’esperienza divertente.
Noi abbiamo prenotato direttamente dalla struttura il tour di quattro ore con Quad Zone, che consigliamo. Abbiamo contattato anche Gigglinggeko Avdentures ma non avevano posto. 

Escursione: contattare Pier Giorgio Scaramelli. Un ultra maratoneta italiano profondo conoscitore del luogo. Ci sentiamo di consigliare caldamente questo genere di escursione. Per noi è stato un viaggio nel viaggio.


 Spero di aver scritto tutto, se avete altre domande fatevi avanti.

Demi

Tombstone

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Il regalo che ho chiesto a Demi per festeggiare le nostre nozze a Las Vegas a molti sembrerà un po’ strano, ma per me invece si trattava di un qualcosa di bellissimo ed imperdibile.

Ebbene, vincendo un po’ la sua riluttanza, sono riuscito a convincerla a fare 2 giorni nel deserto dell’Arizona, con tappe a Phoenix e Tucson.
Non so spiegare il mio amore verso quelle lande deserte, punteggiate da cactus e percorse dai grossi e luccicanti trucks americani e da impolverati pickup sovradimensionati.
Ma è un qualcosa che mi porto dietro sin da piccolo, quando guardavo i telefilm americani o i film western e sognavo un giorno di percorrere anch’io quelle lunghe strade, magari schivando qualche tumbleweed (le famose palle di sterpaglia che rotolano con il vento).

Il programma che avevo pensato era molto semplice: partenza con macchina a noleggio da Las Vegas ed arrivo al Saguaro Park, pernottamento a Tucson, mattino seguente visita ai Tucson Studios ed in serata partenza verso Phoenix e pernottamento in attesa di prendere il giorno successivo il volo per Kauai via San Diego.

Il Saguaro Park è un parco famoso per i suoi cactus giganti. Dovete sapere che tra le mie piccole manie, c’è quella per i cactus. Adoro quei bellissimi cactus grandi con le braccia, ma anche quelli più piccoli che fanno magari un unico fiore 1 volta all’anno. Così non potevo mancare una visita a questo grosso parco.

Siamo arrivati lì verso il primo pomeriggio. All’ingresso del parco c’è un piccolo museo con le proposte di vari trekking, ma noi ci facciamo il giro più comodo, con tappe a piedi ed in macchina.
E’ un gran bello spettacolo vedere questi grossi cactus alti parecchi metri, anche se ad onor del vero il paesaggio dopo un po’ diventa parecchio ripetitivo e quindi dopo un paio d’ore decidiamo di terminare la nostra visita.img_3027_2Visto che erano appena le 16 e non sapendo bene ancora cosa fare, armato di mappa provo a vedere cosa c’è in zona.
Scorrendo nomi incredibili come Tortolita, Oro Valley e Rio Rico, che mi ricordano tanto dei spaghetti western, vedo lì in basso, quasi al confine con il Messico Tombstone. Penso immediatamente: “non sarà mica quella Tombstone? Vuoi vedere che è proprio quella dei film e della famosa sparatoria all’ O.K. Corral?”
Mi convinco che deve essere l’unica Tombstone e quindi felice come un bambino con i regali a Natale, decido che bisogna assolutamente andarci. In fin dei conti sono solo altri 150 km.

Arriviamo lì dopo un’ora e mezza di strada e capisco di essere nel posto giusto quando un grosso cartellone poco fuori la città mostra le scure facce dei pistoleri ed un altro che recita Welcome to Tomstone – People are dying to get here.
Il sole comunque sta tramontando ed ormai molti negozi, musei ed altre attrazioni sono già chiuse.
Percorro la famosa Allen Street … polverosa, con le case basse in legno a fianco e provo immaginarmela 100 anni fa, con cowboy, cavalli, sceriffi e prostitute. E poi immagino pure me con stivalacci e cappello camminare qui, bevendo qualcosa in qualche Saloon.tomstone_10Ed a proposito di Saloon e considerato che era anche giunta ora di cena, decidiamo di andare a mangiare proprio in un vero Saloon, perfettamente conservato, il Big Nose Kate’s Saloon.
Un posto fantastico, pieno di cimeli del vecchio West, pieno di gente e soprattutto pieno di cowboy moderni. Siamo anche super fortunati perchè quel giorno c’è anche un bel gruppo Country che suona live.
L’Hamburger di Bufalo che si è mangiato Demi resta ancora un ricordo indelebile per lei, mentre io sono affascinato da ogni centimetro di quel posto.
Uscendo scambio qualche parola con la cantante del gruppo, un’attempata signora sulla sessantina che suona con il marito (tipico baffo enorme da cowboy) da tanti anni. Ci chiede da dove veniamo e così le spiego che siamo venuti in America per sposarci e dopo questi 2 giorni in Arizona proseguiremo in nostro viaggio alle Hawaii. Lei felicissima ci annuncia a tutto il locale e ci dedica una bella ballata.
Un posto fantastico e mi dispiace dover andar via. Il rammarico di esser arrivati troppo tardi ed aver trovato quasi tutto chiuso lascia comunque spazio al piacevole pensiero che l’indomani avremmo visitato l’ Old Tucson Studios “Where the Spirit of the Old West Comes Alive” come recita lo slogan, che sono una fantastica ricostruzione del mondo Western che tanto adoro.

La mattina ci svegliamo nel motel di Tucson e dopo una buona colazione ci dirigiamo verso gli Studios. Una lunga stradina serpeggiante tra docili colline nel deserto di cactus ci conduce all’ingresso dei Tucson Studios.
Il primo sospetto che qualcosa non andava mi giunge vedendo l’enorme parcheggio semi deserto, tuttavia magari noi siamo arrivati molto presto e quindi forse non c’è ancora tantissima gente.
Ci dirigiamo all’ingresso ed alla biglietteria, ma quando chiedo i 2 tickets, la ragazza mi dice che gli Studios sono chiusi ed aprono solo nel Week End.
Rimango sbigottito.
Faccio una premessa: siccome da Las Vegas ci siamo spinti fin quasi in Messico solo per vedere questo Parco e per fare questo abbiamo, anzi ho fatto rinunciare a 2 gg di Hawaii a Demi, mi ero ben premunito di mandare dall’Italia una mail chiedendo info e rassicurazioni che fosse aperto. Ovviamente la cara ragazza Marie Demarais che mi ha risposto con un confortevole “Howdy Johnny, we are open”, evidentemente mi ha mentito. Ho anche mostrato alla cassiera la mail, ma lei non ha potuto fare altro che scusarsi.
Depresso come un cocker sotto la pioggia senza più il suo padrone sono ritornato verso la macchina pensando a cosa fare.
Ed ecco l’illuminazione: siamo ad 1 ora da Tombstone che appena la sera prima siamo riusciti a vedere praticamente al buio e quindi perchè non ritornarci di giorno e vederla con calma?
Detto fatto! La polverosa old Tombstone ci si ripresenta nuovamente.
La giornata dopo la delusione iniziale prende un’ottima piega e così ancor prima di entrare in città ci fermiamo al cimitero.tomstone_1Qualcuno starà pensando: siete in viaggio di nozze ed andate a visitare un cimitero? Io ho uno spiccato gusto per il macabro, non per nulla una città che ho voluto visitare assolutamente è stata New Orleans (a breve un post).

Il cimitero di Tombstone però è un po’ diverso dai soliti cimiteri, perchè qui dentro si possono trovare personaggi che sono poi diventati famosi grazie alla filmografia western.
Tombstone, soprannominata all’epoca “The Town Too Tough to Die“, come tante altre città del West divenne famosa sul finire degli anni 70′ del 1800 quando Ed Schieffelin, cocciuto minatore, l’aveva così battezzata per ricordare quelli che gli dicevano che in quella terra desolata, abitata solo da Apache e coyote, avrebbe trovato solamente la sua “pietra tombale” e non l’argento. Ne trovò tanto di argento invece, per un valore di 85 milioni e così facendo richiamò un sacco di minatori e con essi un enorme numero di fuorilegge.
A Tombstone si moriva velocemente e non si aveva il tempo di togliersi nemmeno gli stivali. Da ciò i cimiteri dell’epoca erano chiamati anche Boot Hill (collina degli stivali).
In questo piccolo cimitero alle porte di Tombstone, allora come oggi ricoperto di mesquite, cactus, ocotillo e crucifixion thorn, venivano seppelliti quasi esclusivamente i fuorilegge e tra questi spiccano senz’altro Tom McLaury, Frank McLaury, and Billy Clanton uccisi nella famosa sparatoria all’ O.K. Corral.
Sono in realtà molto divertenti gli epitaffi sulle lapidi:
– HERE LIES LESTER MOORE, FOUR SLUGS FROM A 44, NO LES NO MORE
– John Heath lynched Feb 22, 1884
– Jesse Dunlap aka “Three Fingered Jack” died feb 22, 1900 of wounds after an attempted holduptomstone_13Ma forse il più divertente epitaffio è questo:
– M.E. KELLOGG, 1882. DIED A NATURAL DEATH

Credo sia l’unica persona seppellita nel Boot Hill di Tombstone morta in modo naturale e non con del piombo in corpo.

Lasciato il cimitero ci dirgiamo verso la vecchia town.
Vado ad informarmi immediatamente per lo spettacolo che ripropone la sparatoria all’ O.K. Corral, vera attrazione del luogo.
Fatto il biglietto ci dirigiamo sul luogo della rappresentazione, che viene interpretata da degli attori, davvero molto dentro la parte. L’attesa è tutta per la sparatoria: 30 colpi in 30 secondi. Il frastuono delle Colt è notevole e arriva forte l’odore della polvere da sparo.tombstone_6Riesco a farmi fare anche una foto con loro …

la prossima volta devo ricordarmi di venire vestito un po’ più a tema …

tomstone_3Un altro giro ci porta a visitare un vecchio bar che al piano di sopra aveva un bordello. Il tipo all’interno mi racconta un po’ di aneddoti e ci mostra i segni di alcuni proiettili conficcati sul vecchio bancone in legno o su un grande quadro.
Per me è bellissimo percorrere queste strade ed entrare in questi saloon e non smetto di pensare alla vita di allora.

tomstone_5Pranziamo in un locale a tema western e poi andiamo a visitare il Tombstone Epitaph, vecchia tipografia dove veniva stampato a partire dal 1880 il giornale del posto. Interessante che a cadenza mensile questo giornale viene ancora stampato.

Alla fine che dire … è un tuffo nel passato questa vecchia città … un passato violento, fatto da personaggi divenuti poi leggendari nella storia del West ed è stata quindi una piacevolissima scoperta che consiglio assolutamente a tutti gli appassionati Western.

PS: ho comprato in uno shop un bossolo di fucile come souvenir. Non l’avessi mai fatto! In uno dei nostri vari scali alle Hawaii me lo hanno trovato nel marsupio (io me n’ero anche del tutto dimenticato). Una poliziotta al controllo bagagli mi ferma e mi chiede se ho qualche pistola. La guardo sorpresa e le dico di no, sono in luna di miele … e questa molto seria mi fa aprire il marsupio e tirare fuori il bossolo. Cerco inutilmente di spiegarle che è un souvenir di Tombstone, ma lei chiama un suo superiore che mi dice che non posso portare proiettili in aereo. Li guardo un po’ increduli, ma non insisto più di tanto … Quindi con un mezzo sorriso gli dico che possono tenerlo come ricordo.

Johnny

#TravelDreams2017

Tutte le persone che ci conoscono ci chiedono ‘il prossimo viaggio?’ e di solito abbiamo sempre una risposta. Infatti, quando siamo da qualche parte nel mondo, pensiamo sempre alla prossima meta e ci rendiamo conto che ci sono ancora tanti luoghi da visitare.

Molto spesso abbiamo un’idea, ma poi, al momento della prenotazione, cambiamo destinazione. Avevamo pensato a Dubai e siamo finiti in Malesia, volevamo andare a New York e abbiamo prenotato per Parigi o ancora, avevo pensato all’Islanda e abbiamo fatto un tour in Bretagna e Normandia. Sinceramente potrei continuare a lungo …

Quando ho letto nel blog di La Ginamondo una wishlist di destinazioni, non ho resistito alla tentazione. Così eccomi qui a stilare una lista di progetti e vedere tra un anno come è andata.

MALDIVE

Johnny molti anni fa ha visitato questi magnifici atolli e mi ha parlato di acque meravigliose, le più belle mai viste. Io non ci credo e voglio andare a vedere con i miei occhi.

SRI LANKA

La lacrima dell’India. Ho letto poco per il momento su questo Stato, però immagino che ci offrirà fantastici scorci naturali e un meraviglioso Safari.

YELLOWSTONE

Visitare questo parco americano è un desiderio di Johnny ormai da anni. Dalle foto che si vedono in internet sembra un luogo incredibile. Vedremo.

ISLANDA

Inserisco questa meta anche se ho poca speranza di vedere l’isola del ghiaccio e del fuoco l’anno prossimo. Nonostante sia una destinazione abbastanza vicina è un po’ costosa sia per il biglietto dell’aereo che per il noleggio dell’auto ed in più non ci sono tante strutture ricettive per i turisti. Questo non può essere un viaggio improvvisato e necessita di una programmazione più meticolosa rispetto i nostri canoni.

BURANO

È un’isola poco distante da Venezia e molto colorata. Johnny già quest’anno mi aveva promesso di andarci. La considero più di tutto un’uscita fotografica, un’esercizio di diaframma (passatemi il termine) e un posto carino dove trascorrere una giornata.

VIENNA

Questa capitale è da anni nella nostra lista, chissà se quest’anno riusciremo a visitarla magari durante il periodo dei mercatini di Natale.

Ecco, ho scritto i nostri progetti così non mi dimentico dove avevamo idea di andare nel 2017, ma chissà dove finiremo….

Non ci resta che scoprilo nei prossimi mesi.

Demi